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Vieni a vedere l’oceano con me?

21 settembre 2012

Avevo ventidue anni, i capelli gialli fosforescenti tinti e 10 mesi di erasmus addosso.  

Parlavo portoghese abbastanza bene, o almeno questo era quello che credevo, mi orientavo in ogni vicolo di Lisbona, conoscevo ogni pezzo di quei marciapiedi bianchi e neri, e finalmente ero padrona della mia vita. 
Ed ero felice. Senza maschere, senza un personaggio da interpretare, senza limiti e senza regole se non quella dell’essere me stessa sempre. 
Avevo appena deciso di restare altri due mesi: mi dicevo “che senso ha andarsene dal Portogallo proprio a luglio? passo le vacanze qua, magari trovo un lavoretto, e poi a settembre torno”.
(In realtà decisi di tornare all’ultimissimo minuto, nella notte fra il 20 e il 21 settembre del 1999, con tutte le dieci valigie già pronte. Non prima).
Avevo anche parlato con la mia amica Lucia, ci eravamo dette “ma sì, ci sono i nostri amici americani, andiamo ogni giorno a Cascais in spiaggia, poi la sera magari facciamo le bariste nel Bairro Alto, nel frattempo troviamo qualche mezz’ora per studiare”.
E in un attimo ero in vacanza nella città in cui vivevo. E avevo voglia di andare a vedere tutti quei posti che, tutta presa dalla ginjinha, dalle imperial, dai docas e dai pasteis de Belem, non ero riuscita a visitare: Porto, l’Algarve, l’Alentejo.

Non so come né perché, un giorno mi venne voglia di telefonare a LUI. LUI era LUI. Il fidanzato con cui avevo passato sedici mesi burrascosi, d’amore e battaglie, tre anni prima.
L’uomo che avevo amato profondamente, di un amore totalizzante, profondo, bellissimo. L’uomo con cui avevo litigato furiosamente, con scenate epiche, ritorni da favola, sorprese da film.
L’uomo che, semplicemente, era stato il mio primo, grandissimo amore.
Poco dopo esserci lasciati eravamo diventati amici. Non avrei potuto fare altrimenti. Ero così innamorata di lui come persona che cancellarlo dalla mia vita sarebbe stata una perdita enorme. E mi avrebbe fatta soffrire ancora di più.
Composi il numero di telefono perché mi mancava, perché volevo sapere come stava e perché un pochino lo amavo ancora.
“Non ci posso credere, Vale, è tutta la mattina che cerco di recuperare il tuo numero di telefono! Domani arrivo a Lisbona”.
Quando si dice la telepatia. A distanza di anni.
Arrivò veramente il giorno dopo. Affittammo una macchina e partimmo per l’Alentejo e l’Algarve. Dormimmo in una stanza in affitto senza luce elettrica e i giorni dopo in un hotel gestito da una famiglia inglese. Cercammo – senza successo – di tuffarci nell’oceano gelido di Zambujeira do Mar. Bevemmo vinho verde e mangiammo sardine grigliate.
Una macchina, tante chiacchiere, l’oceano che ci correva accanto, il sole, il vento. Un brindisi in un ristorante di Lagos. Lui che mi guarda con quel suo sorriso ammiccante e il bicchiere di vino in mano, e mi dice “al tuo futuro a Torino”, e io che nella mia testa sparo il colpo del via, e la mia fantasia che si mette a correre a perdifiato “ok, perfetto: “al tuo futuro a Torino”, vuole tornare con me, chissà come arrederemo casa, quale divano sceglieremo (odio quelli di pelle, quando ero piccola d’estate ci rimanevo appiccicata)”.
Certo, non era ancora successo nulla in quella vacanza. Ma si avvertiva quella sensazione frizzante di riavvicinamento. Ci eravamo lasciati tre anni prima, ma – si capiva – ci piacevamo ancora.
Probabilmente ci saremmo baciati l’ultima sera, saremmo rimasti romanticamente in contatto tutta l’estate, e poi, finalmente, con il mio ritorno a Torino, avremmo ripreso la nostra storia. E ci saremmo sposati, e avremmo fatto un sacco di figli.

L’ultima sera fu a Lisbona. Il suo aereo era alle 7 del mattino dopo, e noi decidemmo di andare a ballare ai docas, c’era la lady’s night: le donne ordinavano da bere e non pagavano.
Ovviamente, appunto, c’erano tantissime ragazze. Pure troppe, forse.
Ce n’era anche una con la quale lui si mise subito a chiacchierare. Tanto. Per ore.
Mentre io me ne stavo lì, a scambiare qualche parola con il cugino e gli amici di lei. E a osservare. E a pensare “Lui è fatto così, è vanitoso, ama farsi corteggiare. Ma dopo andremo a fare una passeggiata sulla spiaggia e davanti all’oceano rinascerà il nostro amore”.
Verso le 4 mi si avvicinò e mi disse, con un sorriso super complice da vero amico, quasi da fratello “Senti, a me piace molto questa tizia, me la vorrei limonare. Le ho chiesto se possiamo andare a vedere l’oceano insieme. Mi ha detto che viene solo se viene anche il cugino. Ti va di venire con noi e di fare quattro chiacchiere con lui?”

In un attimo fu il silenzio. Tutta la discoteca, tutti fermi, tutti zitti, tutti a guardare lui, poi me, poi lui, poi me. Arrivò pure la mia fantasia, quella che aveva cominciato a correre a Lagos, tutta sudata, ancora vestita da corridore, con il numerino attaccato al petto. Io zitta, con il bicchiere in mano, che lo guardavo pensando “ah. ok. sì. devo chiacchierare. con il cugino. mentre tu. limoni”

Ci andai. Perché ovviamente dissi di sì, figuriamoci se potevo dire di no, avere uno scatto d’orgoglio e andarmene a casa.
Inutile descrivere il cugino, che ricordo come insopportabile, antipatico, e pesante. Avrebbe potuto essere George Clooney e l’avrei odiato comunque (o forse no, ma vabbè).
Ci sedemmo tutti e quattro sulla sabbia. I due che si lanciavano occhiate maliziose, il tizio che non smetteva mai di parlare, io con l’espressione divertita di un condannato all’ergastolo. Arrivò pure un altro loro amico, e fu allora che decisi di andare – da sola – a salutare da vicino l’oceano, il mio oceano. Mi tolsi le scarpe e cominciai a camminare nell’acqua gelata. Il viso rivolto all’orizzonte, le spalle all’allegra compagnia, cominciai a piangere. A piangere ridicola come Ben Stiller in Tutti pazzi per Mary, disperata come un’eroina romantica dell’Ottocento, in realtà divertita come una scema al pensare alla situazione vagamente paradossale in cui mi ero messa e al fatto che poi, in realtà, non mi sarei mai potuta innamorare di lui.

Anni dopo ho capito perché. Quando sono andata a trovare lui e la moglie, e ho giocato per ore con suo figlio sul suo splendido divano di pelle. Ed era estate.

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12 Commenti

  • Rispondi Martha 21 settembre 2012 at 10:16

    Adorabile.
    Rendersi conto, dopo tempo che..la vana illusione di cambiare un uomo o di adattare noi stesse a lui è rara come un bagno nell’oceano a dicembre. Rendersene conto, anni dopo, ti fa sorridere e riguardare a quegli anni con una tenerezza infinita. Buona giornata cara

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:19

      🙂 Buona serata a te!

  • Rispondi Marina 21 settembre 2012 at 13:40

    struggimento. oggi non mi ci voleva.

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:19

      no, mi dispiace!!!

  • Rispondi verdeacqua 21 settembre 2012 at 13:55

    come ti capisco, i divani di pelle proprio no! alla fine ti è andata bene, benissimo!

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:20

      vero?…e non solo per i divani in pelle :)!

  • Rispondi Starsdancer 21 settembre 2012 at 14:52

    ahhh i divani in pelle odiosiiiii, ti sei salvata 🙂 io credo che nella vita una parte di noi istintiva sappia benissimo chi va e chi non va bene per noi e ci aiuti tantissimo, a me per lo meno è sempre andata così, ci sono stati ragazzi per cui ho preso cotte terribili ma in fondo sapevo che non poteva andare e non sarebbe mai andata 🙂

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:21

      sì, hai ragione, secondo me una donna lo sa. solo che a volte vuole per forza averla vinta.

  • Rispondi Mamma Cì - mammastudia.blogspot.com 21 settembre 2012 at 15:38

    ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah!!!!!!! mi hai fatto morir dal ridere! credo che sia successo a tutti più o meno una cosa del genere nella vita..
    comuqnue io non li ho mai avuti i divani di pelle… ma quando ci siamo sposati ce ne piaceva tanto tanto uno di chateux d’ax..e così ora ce l’ho… bellissimo per carità.. ma d’estate si appiccica!!! 😉 per fortuna abbiamo l’aria condizioonata… 😉

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:22

      ahahah…io mi ricordo a casa dei miei d’estate, quando poi mi alzavo e mi sembrava di lasciarci il primo strato di pelle!!!

  • Rispondi Francesca Coppa 21 settembre 2012 at 17:41

    eheheheh……chi non ha mai pensato alla luna, al mare e a ex fidanzati ancora segretamente innamorati…:-) molto carino e molto vero Vale!!

    • Rispondi Vale 21 settembre 2012 at 22:23

      Ciao Fra!!! eheh…secondo me tu lui lo conosci…

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