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La sera prima

5 settembre 2012
Il cinque settembre del 2009 era sabato. 
Io mi ero trasformata in una pancia ambulante. Giravo per il centro di Torino affamata dalla dieta per il diabete gestazionale, ma contenta perché si ingrandiva lei (la pancia) e non io.
Ero felice. Ottimista. Incosciente. Come possono essere incoscienti le donne che stanno per avere il primo figlio. 
La data prevista era il 9/9/9, e io mi immaginavo di lì a poco felice. Ottimista. Incosciente. Semplicemente, con una neonata in braccio. 
Come ampiamente nel mio pessimo stile, non avevo ancora preparato nulla per lei. Né per noi, a dire il vero, perché ci eravamo appena trasferiti nella casa nuova: niente arredamento in sala, niente in cameretta. Solo un letto, i bagni e una cucina. 
Sempre meglio dei primi giorni dopo il trasloco, quando in pratica avevamo fatto campeggio libero in casa nostra: c’era solo il letto, e per bere un po’ d’acqua fresca (era luglio) dovevamo scendere al bar.
Quel giorno me lo ricordo – ovviamente – molto bene. C’era il sole, faceva caldo, e io avevo seguito (senza nessuna rimostranza) il consiglio che mi avevano dato tutte le mie amiche già mamme “Dormi più che puoi”.
Durante la settimana lui andava in ufficio e io, complice anche il fatto di non avere in casa nient’altro che il letto, facevo colazione velocemente (4 fette biscottate e un bicchiere di latte: le razioni di quella dieta me le ricorderò tutta la vita), mi pungevo un dito per controllare la glicemia, e poi andavo di nuovo a sdraiarmi, con la luce del sole che entrava dalla finestra, e i signori del palazzo di fronte che cominciavano a conoscere la nostra vita, dato che né allora né oggi abbiamo mai avuto le tende. Quasi un grande fratello, insomma. 
In più all’epoca Rai4 mi stava facendo un regalo impagabile: la replica di tutte le puntate di Beverly Hills 90210. Quindi, se mai ce ne fosse stato bisogno, a poche ore dal diventare mamma, io sguazzavo in una piscina di inconsapevole adolescenzitudine americana, e mi facevo cullare dalla noiosa serietà di Brandon, dagli sguardi fascinosi di Dylan e dall’ignoranza simpatica di Steve.
Ogni tanto aprivo il libro che la mia amica Silvia (sì, è sempre lei: è la mia guru dell’educazione dei bambini) mi aveva consigliato “Il linguaggio segreto dei neonati”, e leggevo qualche pagina, immaginando che mia figlia si sarebbe classificata fra i bambini “angelici”. Del resto, quale mamma pensa di avere nella pancia un demonio?
Poi, senza nemmeno rendermene conto, riscivolavo in un sonno che ritenevo quasi obbligatorio, sorridendo soddisfatta all’idea di avere – per una volta nella vita – tutti i diritti di oziare, per poi svegliarmi prima o poi, naturalmente: normalmente erano i crampi della fame a farmi aprire gli occhi, seguiti dalla triste consapevolezza di avere come pranzo 60 grammi di pane + 2 fette di prosciutto + verdure non condite a volontà.
Quella sera abbiamo deciso di andare al cinema. Fra l’altro senza nemmeno immaginare che sarebbe stato l’ultimo cinema per chissà quanti giorni/mesi/anni. Così, con l’incoscienza, appunto, di chi non ha mai avuto un figlio. Carini, per mano. Nel tramonto azzurro-rosa di Torino. 
Il cinema era qua vicino, a due passi. Dentro c’erano poche persone. Io mi ero lasciata trascinare da lui, che di cinema sa tutto, e non sapevo nemmeno di cosa parlasse il film.
Ad un certo punto della proiezione ho cominciato a chiedermi “ma che fa? ma vuole uscire qua? al cinema?” perché mi sembrava che quell’esserino che avevo nella pancia non facesse più i soliti movimenti, qualche pugno, qualche calcetto…no. Mi sembrava che stesse andando in bicicletta dentro di me. Giuro. La sensazione era che ci fosse lei più qualcos’altro, un mezzo di trasporto, qualcosa di enorme, e che stesse correndo verso qualche posto. Mi aspettavo da un momento all’altro di venire trascinata in avanti dalla sua foga.
E invece no. 
E’ finito il film, e siamo andati a casa. 
E mi sono messa a letto, perché non mi sentivo nemmeno tanto bene. 
E un’ora dopo eravamo in macchina verso l’ospedale, perché lei da qualche parte era arrivata con quella sua corsa sfrenata.

Ho capito poi, conoscendola, che non stava correndo. E non c’era nessuna bicicletta.
Lei, semplicemente, stava ballando. Sulle note di quella strepitosa colonna sonora, con le immagini di quel film bellissimo, bizzarro e sgarrupato, ambientato in una New York meravigliosa, lei stava già ballando. E probabilmente si è detta “ok, andiamo a ballare là fuori”.

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18 Commenti

  • Rispondi Silviuta 5 settembre 2012 at 18:34

    Buon compleanno alla mia gemellina. Ti voglio bene, fatti portare qui.

    • Rispondi Vale 5 settembre 2012 at 18:57

      Buon compleanno a te, Guru! Certo che veniamo!

  • Rispondi Silviuta 5 settembre 2012 at 18:52

    Quando i miei figli saranno in riformatorio negherai di avermi avuto come guru 🙂

    • Rispondi Vale 5 settembre 2012 at 18:55

      ovvio. anche perché Guia sarà con loro.

  • Rispondi BeepBeepMommy 5 settembre 2012 at 19:12

    Buon compleanno alla piccola Guia e anche alla sua mamma, perchè, loro, i nostri bimbi, nascono e noi rinasciamo con loro. Per entrambi e tutto una novità.

    • Rispondi Vale 5 settembre 2012 at 19:31

      Grazie mille!!! in effetti anche io faccio sempre gli auguri ai bimbi ma soprattutto alle loro mamme…anche perché quel giorno gran parte del lavoro lo facciamo noi, ammettiamolo! 😉

  • Rispondi Infor Me 5 settembre 2012 at 19:23

    Nel tuo post avverto un po’ di malinconia. Fa bene ricordare, aiuta a capire in quale punto siamo fermi ora e che cosa dobbiamo fare per ricominciare.

    • Rispondi Vale 5 settembre 2012 at 19:30

      No ma davvero c’è malinconia??? nooo speravo di far passare quella sensazione di attesa mista ad incoscienza che si ha prima del parto! comunque ricordare fa benissimo, hai ragione!

    • Rispondi Carlotta G. 5 settembre 2012 at 22:10

      Un po’ di malinconia, un po’ di attesa mista ad incoscienza … I più bei ricordi di questo mondo!
      Carlotta G.

    • Rispondi Vale 6 settembre 2012 at 0:04

      Bellissimi, hai ragione! Ciao Carlotta!

  • Rispondi Fabio Diog 5 settembre 2012 at 23:14

    hei, Vale, mi è sembrato di leggere un libro, sei bravissima. Ti si legge d’un fiato, sembra di esserci. Talento da sfruttare, mi raccomando. Più che malinconia, vedo una fotografia di un momento felice, una delle poche cose che restano per sempre e che ri ricordi anche quando sono diventati grandi

    • Rispondi Vale 6 settembre 2012 at 0:04

      Ciao Fabio!!! Grazie mille…cercherò di sfruttarlo!
      Un abbraccio!

  • Rispondi Laura 5 settembre 2012 at 23:22

    Le nostre bimbe hanno pochi mesi di differenza (Pupa è di novembre) tanti auguri alla tua principessa!

    • Rispondi Vale 6 settembre 2012 at 0:05

      Grazie mille Laura!

  • Rispondi GAB 5 settembre 2012 at 23:39

    col fiato sospeso sono arrivata alla fine del post…e…auguri, donne!!!

  • Rispondi Pellegrina 5 agosto 2013 at 22:14

    Bella l’allegria disinvolta con la quale racconti il suo arrivo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 6 agosto 2013 at 9:42

      Devo confessarlo: io a volte mi deprimo un po’, ma ho un compagno (ora marito!) che, qualsiasi cosa accada, cerca sempre il lato positivo e un motivo per essere allegro e per farmi ridere. Anche per questo lo amo!

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