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Il coraggio di dare coraggio

25 settembre 2012
Il coraggio non si impara. O meglio, probabilmente si impara, ma un po’ lo devi avere dentro.
A me il coraggio “fisico”, il coraggio di buttarmi e rischiare fisicamente di farmi male è sempre un po’ mancato.
Non sono mai stata spericolata: quando sciavo, nonostante anni e anni di lezioni, in cima ad un muro di ghiaccio ogni volta avevo paura. Tantissima paura, che spesso mi bloccava, e mi faceva venire solo voglia di sganciare gli scarponi dagli sci e andare giù aggrappandomi con mani e piedi alla neve, o ai rametti che spuntavano dal bianco.
Poi non lo facevo: poi in me vinceva la voglia di farcela, e sapevo anche che, una volta superato l’ostacolo, mi sarei divertita: avrei passato la giornata con i miei amici a sciare, ridere, mangiare barrette kinder e fare la buffona.
Ma in quel momento, prima di affrontare il muro, quella sensazione di vertigini mista a paura mi faceva puntualmente venire voglia di piangere. E mi ritrovavo bloccata, in piedi, con le mani che stringevano fortissimamente le racchette e il vento freddo che mi pungeva il viso. E la paura di darmi la prima spinta verso valle.
E una grandissima invidia per i miei amici, che si lanciavano giù come pazzi, incoscienti del pericolo.
Con il tempo ho smesso di sciare. Un po’ mi faceva paura, un po’ non ero mai riuscita a capire il senso del salire, salire, salire, per poi esaurire il tutto in cinque minuti di discesa, un po’ avevo sempre odiato quei mille strati, la calzamaglia di lana, la tuta, il maglione con il collo alto, per poi passare una giornata intera a soffrire ugualmente un freddo epocale e a camminare come un robot, rischiando di cadere rovinosamente anche – e soprattutto – entrando nei bagni scivolosi dei bar degli impianti.
Mi ero resa conto che il momento più bello di una giornata di sci era il tè con i biscotti che la mia mamma preparava a me e a mia sorella una volta a casa, il togliersi i mille strati e restare in calzamaglia e dolcevita a giocare sulla moquette marrone, e il sentirsi le guance rosse e calde dallo sforzo fisico e dal calore di casa.
Ho quindi decretato ben presto, anche grazie alla mia pigrizia congenita, che la parte più bella della montagna sta nella cioccolata al bar degli impianti, nelle passeggiate nella via principale del paese, e nei raggi del sole preso, quando c’è, nei solarium alla base delle piste.
Poi però diventi genitore, e il coraggio non è più solo affare tuo. Perché il coraggio è contagioso. Come la paura. E l’avere paura di affrontare i muri di ghiaccio o il freddo della montagna non è più solo una tua caratteristica sulla quale fare dell’ironia e riderci con gli amici.
Perché un figlio si nutre anche del nostro coraggio, o delle nostre paure.
E in questi pomeriggi di parco con Guia me ne sono resa conto più che mai: come ogni bambina della sua età, sta imparando ad arrampicarsi ovunque, e più è alto l’oggetto da scalare, più lei lo guarda con gli occhi luccicanti e la voglia di arrivare in cima il più presto possibile.
E io ogni volta devo fare uno sforzo sovrumano per non dirle “no, Guia, lì non puoi salire”. Perché è quello che mi viene da dire. Forse perché ho davvero paura, o forse perché è molto più facile stare seduta su una panchina a vederla giocare con un cavallino a molle per bimbi piccoli piuttosto che stare accanto a lei, in piedi, mentre si arrampica, abbastanza vicina da afferrarla in caso di un passo falso, e abbastanza lontana da farle fare tutto da sola, e non farle sentire la mia presenza. O forse ancora – sì, sono una pessima mamma – perché le conseguenze di una caduta possono essere un enorme sbattimento per tutta la famiglia: pronto soccorso, punti, convalescenza.
Il punto è che dare coraggio ad un figlio è un esercizio – almeno per me – difficilissimo. Perché la amo infinitamente, e se potessi la metterei in una teca, al sicuro da tutto e da tutti. Sapendo però perfettamente che dentro ad una teca ad un certo punto l’ossigeno finisce.
E allora mi rendo conto che il regalo più grande che io le possa fare è affrontare prima di tutto le mie paure. Affrontarle, capirle, e superarle, per quanto possibile. Insegnarle ad arrampicarsi, e poi lasciare che lo faccia da sola. E fidarmi. Delle sue manine che si aggrappano, dei suoi piedi che trovano gli appigli, della sua tenacia nel voler arrivare in cima, e della straordinaria forza che ci mettono i bambini,  e le persone, quando vogliono ottenere qualcosa.
Essendoci, stando accanto a lei, ovviamente. Abbastanza vicina da poterla prendere al volo. Ma soprattutto da farle sentire le mie parole di incoraggiamento.
Probabilmente morirò di paura, perché sì, a volte sembra di morire di paura. Perché ora che ha tre anni guardo con ansia uno scivolo altissimo, e quando ne avrà sedici probabilmente quello scivolo diventerà una serata in discoteca, e allora, attendendo nervosamente fra l’ingresso e la sala, rimpiangerò i pomeriggi al parco e quelle piccole paure.
Ma non c’è scelta nel decidere se dare coraggio o no ad un figlio. E lo sta scrivendo quella che piagnucolava all’idea di affrontare un muro di ghiaccio. Non c’è scelta, perché dare coraggio significa regalare fiducia, stima, amore. Significa allontanarsi da se stessi, dalle proprie paure, dai propri limiti. E dal proprio egoismo.
Significa amare così tanto un figlio da farlo entrare nella vita vera. Senza tenerlo dietro alla gonna, senza riempirgli la testa di paure, di ansie e di “guarda che poi ti fai male”.
Con il rischio che si faccia male davvero, ma che poi capisca quali sono gli appigli giusti nell’arrampicata.
Significa amarlo così tanto da aiutarlo a rialzarsi senza dirgli “te l’avevo detto”.
Significa spingerlo a riprovarci, quando si sentirà scoraggiato, e quando magari saremo tentati dal trattenerlo in casa, per non preoccuparci più.
Significa avere il coraggio di dargli coraggio.
Significa semplicemente non rubargli giorno dopo giorno la speranza, ascoltando le nostre paure.

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22 Commenti

  • Rispondi Davide Faiella 25 settembre 2012 at 11:38

    Chapeau…io sto cominciando or’ora a smussare le paure inculcatemi quando ero poco piu’ di un pupo, distruttive, rappresentano forse la limitazione piu’ grande per un bambino,futuro adolescente,prima o poi,adulto.Tieni duro e quando hai paura morditi la lingua, sono convinto te ne sara’ immensamente grata e diventera’ forte come una leonessa!!!grazie della pausa dal lavoro che mi hai regalato con il tuo post!

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:15

      Grazie a te, Davide!!! 🙂

  • Rispondi verdeacqua 25 settembre 2012 at 12:13

    Assolutamente d’accordo… Anche se è più facile a dirsi che a farsi! In ogni caso quest’inverno il mio Piccolo Lui proverà gli sci per la prima volta… con il papà! Io mi porto un bel libro e li aspetto in basso, dato che sulle piste sono sempre stata proprio come te!

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:16

      ah bene, allora fammi sapere dove vai, così magari restiamo al bar insieme! 🙂

  • Rispondi ilmiosuperpapa 25 settembre 2012 at 12:16

    In fondo i bimbi ci mettono a nudo più di quanto crediamo noi di fare con loro. E ogni giorno è una scoperta rispetto a qualcosa di sè che in qualche modo va bilanciato rispetto a quanto desideriamo per loro, o a quanto loro realmente meritano. Quando il cammino è consapevole è una fatica bellissima! Coraggio!

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:17

      Sì, hai proprio ragione: i bimbi ci mettono a nudo più di quanto crediamo noi di fare con loro. E ci leggono benissimo. E forse ci leggiamo noi attraverso i loro occhi. Ciao!

  • Rispondi Marina - La mia vita semplice 25 settembre 2012 at 12:39

    A parte le situazioni di reale pericolo, quando vedo mio figlio fare lo sforzo di andare più in là, di capire se riesce a farcela da solo, di confrontarsi con gli altri bambini mi dico che non è giusto condizionarlo con le nostre paure di genitori, che se lo incoraggio può imparare e crescere anche da un suo fallimento.

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:20

      Sì, a volte è difficile: io ogni tanto ho proprio delle difficoltà a capire qual è il vero pericolo e quale quello un po’ più “leggero”. Ma con il tempo si impara (credo)…E hai ragione, dai fallimenti si impara. Eccome se si impara!

    • Rispondi Marina 26 settembre 2012 at 23:30

      la mia paura più grande sono le auto… l’idea che possa attraversare la strada mi terrorizza, soprattutto perchè vedo che sembra dare poca importanza alla cosa. Per il resto, ginocchia e gomiti sbucciati rientrano nell’ordine delle cose!

    • Rispondi Vale 27 settembre 2012 at 0:35

      Guia va molto fiera delle sue ginocchia sbucciate! 🙂

  • Rispondi Starsdancer 25 settembre 2012 at 15:42

    Concordo appieno, potrei averle scritte io queste cose, io quella che ha sempre avuto un pò paura di affrontare il “muro di ghiaccio” sapendo che comunque affrontarlo significava crescere un pò, affrontare quella paura che ci rende un pò più sicuri.
    Coi miei figli ho sempre cercato di non trasmettergli paure, anche perchè alla paura preferisco il coraggio, però vedo che o ce l’hai oppure no, nel senso che il mio figlio maggiore è più restio ad affrontare le cose e ha più paura, mentre la piccola è coraggiosa, non ha paura di niente. E’ molto difficile, è un cammino che si fa insieme anche se a volte è molto più facile stare seduti sulla panchina ad osservarli 🙂

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:21

      :))) vero che a volte è facile stare seduti sulla panchina? e a volte non si hanno proprio le forze per restare accanto ogni minuto…

  • Rispondi Francesca 25 settembre 2012 at 16:16

    Sono d’accordissimo con te! Proprio l’altro giorno al parco vedevo delle mamme che non facevano neanche salire le scale dal solo al proprio bimbo perché terrorizzate. Ma così, secondo me, non crescono. devono imparare a fare da soli (nel limite ovviamente) e anche farsi male. Se non gli dai fiducia saranno insicuri. Sullo scivolo il mio ci va e io sono sempre lì a prenderlo se mette male il piede!

    • Rispondi Vale 25 settembre 2012 at 16:23

      Ecco, forse una di quelle mamme ero io un po’ di tempo fa! :))) Ma pian piano si cambia…

    • Rispondi Marina 26 settembre 2012 at 23:38

      ultimamente ho portato mio figlio alle prime lezioni di nuoto: la cosa che mi ha stupito è stato sentire alcune mamme che erano preoccupate dal fatto che i loro bambini entrassero in acqua (con un istruttore, in un centro sportivo qualificato e in un metro d’acqua)… e mi sono sembrate più preoccupate dei loro bambini

    • Rispondi Vale 27 settembre 2012 at 0:33

      sì, ecco…se hanno paura di far andare i figli in acqua li mandino a fare basket, non nuoto! 🙂

  • Rispondi francesca r. 26 settembre 2012 at 12:55

    bellissimo post, come al solito… da questo punto di vista io ho un marito che mi aiuta moltissimo (alias mi rende inevitabile essere “coraggiosa”), perchè fa arrampicare Tommaso ovunque (è arrivato sul tetto del garage, salendo su una scala traballante, a 20 mesi!) e mi fa sentire quasi scema a preoccuparmi tanto, dato che poi va tutto bene e lui è fierissimo di essere arrivato fin lassù… ma, in linea generale, capisco quello che vuoi dire!! 🙂

    • Rispondi Vale 27 settembre 2012 at 0:34

      Ciao Francesca! caspita, sul tetto del garage a 20 mesi!!! io sarei morta di paura 🙂
      Comunque hai ragione, poi quando arrivano dopo tanti sforzi dove volevano arrivare sono tutti orgogliosi!

  • Rispondi Alice 27 settembre 2012 at 19:46

    Hai ragione non si può farli crescere dentro una campana di vetro. Che difficile però, riuscire a non dire “te l’avevo detto”.

    • Rispondi Vale 27 settembre 2012 at 22:36

      Sì, hai ragione…difficilissimo…io ogni volta devo mordermi la lingua e pensare “tanto a cosa serve che glielo dica?”…oh, poi a volte scappa 🙂

  • Rispondi Anonymous 28 settembre 2012 at 11:47

    Mi piacerebbe aver avuto una mamma come te.
    Purtroppo la mia mi ha fatto vivere un inferno di sue paure che per fortuna non mi ha attaccato, continuo ad avere quella punta di incoscienza consapevole che mi fa vivere bene (come cominciare a 35 anni il corso da snowboard e trovarmi sempre per terra, rompermi un polso, ma risalirci su) ma sento addosso la cappa di sue paure e ansie che, pur non paralizzandomi affatto, mi fanno vivere male.
    Brava. Fortunata Guia. Dico davvero

    • Rispondi Vale 28 settembre 2012 at 14:26

      Grazie mille!!! Di cuore, davvero. Grazie.
      In realtà è un percorso: credo profondamente in quello che ho scritto, ma poi, giorno dopo giorno, devo impegnarmi tantissimo, io, paurosissima, per darle davvero coraggio.
      Grazie!
      ps: complimenti! io per un po’ ho cercato di fare snowboard ma non sono mai riuscita molto bene…lo trovavo stancantissimo! 🙂

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