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Conciliazione: gli uomini invece possono avere tutto?

8 settembre 2012
Immagine dall’articolo di Anne-Marie Slaughter
Verso la fine dei mesi di riflessione sul lasciare il mio posto fisso, quando in realtà avevo già deciso ma ancora non l’avevo comunicato né a me stessa né al mondo, una sera ho dovuto passare un po’ più tempo del solito accanto a Guia per farla addormentare. Capitano – le mamme lo sanno – quelle sere in cui hannosete-sonoscomodi-hannocaldo-hannobisognodicoccole e insomma, invece dei soliti venti minuti devi restare un’ora in camera.
Fortunatamente a Guia in quei casi basta che io stia accanto a lei. Non vuole favole o racconti o chiacchiere, le basta che io sia vicino a lei, preferibilmente in silenzio. Per questo spesso mi ritrovo (mamma degenere) a scrivere mail, sfogliare i quotidiani online, e a volte anche a leggere un libro.
Quella sera ho approfittato del tempo sospeso nella sua cameretta per leggere un articolo che era uscito da qualche giorno, e che aveva immediatamente scatenato tantissime discussioni: Why women still can’t have it all, di Anne Marie Slaughter, sull’Atllantic.
A parte l’emozione che mi hanno causato quelle parole; a parte il sentirmi solidale con una donna che sta in un altro mondo e in un’altra dimensione, ma che ha affrontato (con le dovute differenze: io evidentemente non lavoravo per Hillary Clinton…) le stesse mie riflessioni, gli stessi dubbi e anche le stesse paure; a parte alcune frasi di quel pezzo che inquadrerei e appenderei ai muri di tutti gli uffici dell’universo…alla fine, ancora nella penombra della cameretta di Guia, mi sono fermata ad osservare il titolo:
Perché le donne ancora non possono avere tutto.
 
Vero. Negli Stati Uniti come in Italia avere tutto è quasi impossibile, e se per caso ci riesci, spesso sei un’equilibrista e andare in tilt e cadere dalla fune è un attimo.
…Ma gli uomini
Siamo sicuri che gli uomini invece abbiano tutto? E che cos’è esattamente quel tutto per un uomo? E’ lavorare come un pazzo e vedere i figli addormentati la sera, salutarli velocemente la mattina, e frequentarli solo nel weekend?
Perché, quando si parla di uomini e carriera, la famiglia non è considerata un problema?
Siamo davvero sicure noi donne, che ci arrovelliamo su come conciliare lavoro e famiglia, e ci struggiamo per il non riuscire a fare tutto, e ci ritroviamo a urlare al mondo che qualcosa deve cambiare…siamo sicure che condurre la nostra battaglia lasciando gli uomini ai margini sia la strada giusta?
Non è che per caso, appassionate alla nostra lotta, con la voglia di stare unite e di combattere di chi è stato per secoli discriminato, ci stiamo concentrando sui nostri diritti, sacrosanti, ma stiamo perdendo di vista l’obiettivo?
Siamo sicure di voler tenere fuori da tutta questa battaglia quelli che potrebbero, insieme a noi, cambiare il mondo, e cioè gli uomini?
In pratica: non stiamo forse sbagliando, non dimostrando agli uomini che quel tutto non è quello che hanno vissuto loro fino ad oggi, ma è il poter avere una vita professionale soddisfacente e anche godere le gioie della famiglia?
Non sarebbe meglio far capire agli uomini che nemmeno loro riescono ad avere tutto, e che non poter cenare con i figli la sera è un danno uguale, se non più grande, del non poter restare in riunione fino alle otto di sera?
Non stiamo, noi donne, spingendo troppo sull’acceleratore per continuare a correre al loro passo, invece di tentare di far capire al mondo maschile che, se rallentassimo tutti, se allentassimo quel ritmo folle che ci fa stare in ufficio dieci ore al giorno, se ottenessimo più flessibilità in termini di orari e sedi di lavoro, riusciremmo ad avere tutti, uomini e donne, quel famoso tutto?
Non sarebbe meglio rendere gli uomini nostri alleati, portarli dalla nostra parte, nella battaglia per ottenere ritmi di vita più accettabili e orari più flessibili?
Non sarebbe meglio uscire dalla logica della lotta “di genere”, per trasformarla in una lotta di tutta la società per ottenere una vita più vivibile, più tempo per i figli, più tempo per la famiglia, più tempo anche per se stessi e le proprie passioni?
E se fossimo tutti insieme, donne e uomini, a lottare per avere quel famoso tutto, non rischieremmo forse di avere più successo?

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25 Commenti

  • Rispondi Carlotta G. 8 settembre 2012 at 16:40

    Sottoscrivo al 100%. Non potrei essere più d’accordo. Vedo in questo periodo mio marito che ogni tanto (spesso) confessa il dispiacere di non poter passare più tempo con suo figlio, mentre esce di casa alle 8 del mattino per rientrare dopo circa 12 ore. Certo, non tutti i padri sono così. Ci sono anche quelli che non amano giocare molto coi bambini, soprattutto se ancora piccoli. Ma credo che la maggioranza stia dall’altra parte. E, in ogni caso, dei tempi di vita più “umani” per tutti sarebbero il primo passo verso l’unico modello vincente per la nostra società. Le donne non sarebbero le sole ad avere sulle spalle le responsabilità di cura di piccoli e meno piccoli. Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti. Quasi uno slogan, non ti pare?! Ciao Vale!

    • Rispondi Vale 8 settembre 2012 at 21:05

      Giustissimo! Sono d’accordo con te: lavorare meglio. Fondamentale.
      Ciao Carlotta!

  • Rispondi La solita 9 settembre 2012 at 7:45

    Credo che la conciliazione non sia solo una battaglia di genere, anche perché quando si lavora in due “è necessario” conciliare. Al limite il problema è un altro (almeno è stato così nel mio caso). Se mio marito guadagna più di me, è ovvio che sia io a chiedere il part-time, visto che vengo pagata di meno. Parità di condizioni sul lavoro permetterebbero di garantire una maggiore libertà di scelta per entrambi i genitori.

    • Rispondi Vale 9 settembre 2012 at 10:39

      hai ragione, la conciliazione non dovrebbe essere una battaglia di genere, ma a volte lo diventa perché ci lasciamo sfuggire che anche per gli uomini è difficile. o meglio, spesso diventa scontato che un papà torni tardi e non partecipi alla vita della famiglia come la mamma.
      per quanto riguarda la parità di condizioni…caspita, ci sarebbe da scrivere per ore. rimango sempre sconvolta quando leggo la differenza di retribuzioni fra donne e uomini. hai ragione, bisognerebbe partire anche da lì.

  • Rispondi Mamma Che Paura! 9 settembre 2012 at 14:54

    Parole sante. Io ho un lavoro allucinante in quanto ad orari, mio marito viaggia molto, ma quando c’è ha orari normali, sinceramente preferirei che entrambi potessimo solo rallentare un po’. Io con un lavoro più umano, lui restando così come è e magari viaggiando di meno.
    Aggiungo che le tue riflessioni danno scambio a quelle che ho in testa io. Fra meno di un mese torno a lavorare almeno 10 ore al giorno e distante da casa. Vorrei trovare un’altra soluzione.

    • Rispondi Vale 9 settembre 2012 at 23:59

      Poi fra l’altro mi viene anche da dire: ma possibile che tutti quanti dobbiamo stare così tante ore in ufficio? Nel 2012, con la tecnologia di oggi, dobbiamo ancora davvero stare tutti alle nostre scrivanie in un posto solo?
      Spero che tu riesca a trovare un’altra soluzione! Ciao!

  • Rispondi verdeacqua 10 settembre 2012 at 10:29

    dopo le nostre belle “chiacchierate” non serve che ti dica quanto sono d’accordo, già lo sai!

    • Rispondi Vale 10 settembre 2012 at 17:02

      Infatti ho pensato molto a te scrivendo questo post! 🙂

  • Rispondi CosmicMummy 10 settembre 2012 at 11:17

    gli uomini che lavorano la sera fino a tardi possono farlo perchè tanto le loro mogliettine pensano a preparare la cena, fare il bagnetto e mettere a letto i loro figli. finchè i compiti non si divideranno in maniera equa fra madre e padre sarà sempre solo un problema delle donne. e invece hai ragione tu, non dovrebbe essere un problema di genere, ma di tutta la famiglia e di tutta la società.

    • Rispondi Vale 10 settembre 2012 at 20:54

      infatti il problema sta nella divisione dei ruoli, nella mentalità. non a caso nel nord europa, dove NON si rimane in ufficio fino alle 8 di sera, tutti e due i genitori si occupano della cura dei figli quasi al 50%…

  • Rispondi Silviuta 10 settembre 2012 at 13:35

    Decrescita felice.il punto è dove l essere umano cerca la sua felicità.love

    • Rispondi Vale 10 settembre 2012 at 20:55

      Ciao tesoro. Sì ma guarda, secondo me se lavorassimo tutti meno ma meglio non vorrebbe dire decrescita. Anzi.
      Love.

    • Rispondi Silviuta 11 settembre 2012 at 16:55

      Decrescita felice vuol dire vivere con “meno cose” e più tempo,lavorando meno e lavorando tutti. Decrescita vuol dire che la crescita infinita non esiste e lavorare fino alle 22 non porterà più a nessuna crescita.vanno ripensati modelli che hanno fallito ed in primis la cultura del lavoro. Ma non solo. Va ripensata la cultura della maternità e paternità. Perché un genitore assente fa male a prescindere che si tratti di un padre o di una madre. Posso garantirti che nelle scuole di Ginevra ed in quelle di Bangkok i padri che si prendono cura full time dei figli sono numerosi quanto le madri. Secondo me è anche una questione di scelte personali,per le donne come per gli uomini.

  • Rispondi Silvia - Le cose di ogni giorno 10 settembre 2012 at 16:11

    Non posso che essere d’accordo sulla tua riflessione
    E’ la cultura del lavoro che andrebbe ripensata. Ma non solo. Un amico è andato a lavorare in Svizzera e, come abituato in Italia, si ferma fino a tardi. Dopo qualche tempo lo hanno preso da parte e gli hanno chiesto se ci fossero dei problemi e non si riuscisse a organizzare con il lavoro. Solo un piccolo esempio per far capire la differenza di cultura. In un paese dove, ad esempio, anche gli uomini possono tornare a casa presto, possono prendere la paternità senza essere penalizzati, la gestione della casa e della famiglia sarebbe molto più condivisa e tutti potremmo rallentare un po’ di più.

    • Rispondi Vale 10 settembre 2012 at 20:57

      :-))) Mi sto immaginando la scena del tuo amico preso da parte…è proprio vero: se bisogna stare in ufficio 8 ore, se rimani 10 c’è un problema! Invece da noi pare che questo voglia dire essere più bravo di tutti. Allucinante.
      Ciao Silvia!

  • Rispondi Alesab 11 settembre 2012 at 11:52

    Qui in Australia e’ normale una cosa che io trovo stupefacente… qui che c’e’ veramente parita’ lavorativa tra uomini e donne…
    Molte donne dopo il secondo figlio, dopo aver dedicato 3/4 anni a gravidanza, allattamento, svezzamento etc etc…, tornano a lavorare perche’ hanno tra le mani delle opportunita’ professionali irrinunciabili e perche’ giustamente hanno voglia di rimettersi in gioco…. e allora i compagni/mariti, lasciano il loro lavoro e si dedicano ai figli, alla casa e alla famiglia. E’ normale e lo fanno con entusiasmo e con gioia.
    Ieri ho conosciuto un ragazzo tedesco sposato con una australiana che alle 9 del mattino passeggiava lungo la spiaggia spingendo un passeggino con una nanetta di meno 2 anni e il fratellino di nemmeno 4 anni sul monopattino… felice dopo essere andato a surfare alle 7 del mattino. Felice perche’ anche lui si prende un break dal lavoro e soprattutto si vive i suoi bambini.
    qui non e’ un’eccezione… e’ normale.
    forse e’ anche un segreto per avere dei matrimoni felici!

    • Rispondi Vale 11 settembre 2012 at 14:21

      Ciao Ale! Ecco, infatti c’è anche quello: forse la parità è davvero uno dei segreti per avere matrimoni felici.
      E poi mi chiedo: ma i papà sono così felici di perdersi quasi tutto dei figli?
      Che bello il tuo viaggio, e che bello avere la possibilità di conoscere realtà, posti e culture così diverse! Anche (e soprattutto) esperienze simili aiutano a crescere, e a cambiare mentalità.
      ps: per chi non avesse ancora letto di lei, Alessandra racconta il suo fantastico viaggio qua: http://canyoustopdreaming.posterous.com/

  • Rispondi Marina 14 settembre 2012 at 1:32

    a parte qualche rara situazione (forse nel settore pubblico?) mi sembra che la cultura aziendalista italiana veda malissimo un uomo che si assenta dal lavoro per seguire i figli… Mio marito, che quando è nato mio figlio lavorava nella più grande (e tetra) azienda di Torino, non si sarebbe mai lontanamente sognato di chiedere un po’ di congedo familiare, sapendo che la cosa sarebbe stata vista come una manifestazione di inaffidabilità.

    Come si fa a considerarsi un paese moderno e normale, quando esercitare un diritto da genitore è visto quasi come una bizzarria?

    • Rispondi Vale 14 settembre 2012 at 16:58

      Ciao Marina. Giustissima la tua domanda…come si può pensare al futuro se il crescere “il futuro”, cioè i bambini, è considerato un compito non di primaria importanza?
      Ciao!

  • Rispondi Alisa 19 settembre 2012 at 15:22

    Forse per la prima volta sento dire che in tutto ciò vanno coinvolti anche i papà…Ho passato mesi a leggere di noi mamme e di tutta la nostra creatività e capacità circense nell’inventarci soluzioni concilianti. Brave lo siamo e lo sappiamo, capaci, capacissime di rimetterci in gioco per i nostri figli e di ribaltare le nostre vite. Ma quanto sarebbe tutto più semplice se anche ai papà venisse in automatico in mente che quando arrivano i figli non è poi così scontato che siano le mamme a dover “rinunciare” a qualcosa e si perchè lo sappiamo bene che tutto non si può avere, anche nella più sfrenata delle soluzioni creative. Quanto sarebbe bello se anche noi non dessimo per scontato che è un affare solo nostro, il part time, la flessibilità o la conciliazione tempi lavoro famiglia e che loro poverini lavorano in aziende in cui si fa tardi…eh già…E qui mi allargo: quanto sarebbe bello se tutti giovani e meno giovani, donne e uomini e quindi non solo papù e mamme ci fermassimo a riflettere e a recuperare le nostre vite e a rallentare questi benedetti acceleratissimi tempi lavorativi…Eh si perchè le mamme urlano e sbraitano di più perchè l’urgenza figli è proprio lì davanti ai loro occhi, ma tutti avremmo bisogno dei nostri tempi e spazi privati che ci restituirebbero senz’altro al mondo lavorativo più carichi, più creativi, più desiderosi e partecipi…

    • Rispondi Vale 19 settembre 2012 at 22:52

      “quanto sarebbe bello se anche noi non dessimo per scontato che è un affare solo nostro”…hai proprio ragione. da qua dovremmo partire. sentirci un po’ meno donne bioniche. accettare che altri facciano al nostro posto, magari anche peggio di come facciamo noi, magari non raggiungendo la nostra “perfezione” (perché noi poi siamo sempre convinte di essere le uniche a curare casa e figli perfettamente!)…
      forse dovremmo smettere di sentire il problema della conciliazione come un problema solo nostro.

  • Rispondi Loredana Gasparri 20 dicembre 2012 at 16:50

    Io sono d’accordo su ogni parola. Tuttavia, mi sorge spontanea una serie di domande: e gli uomini, cosa vogliono davvero? Vogliono davvero prender parte alla lotta delle donne, o sono contenti di come stanno? Sembra che all’estero, non ci siano problemi. Gli uomini partecipano abbastanza attivamente alla cura dei figli. Ma qui in Italia, dove prevale una mentalità androcentrica, per cui quasi tutto è pensato per andare incontro alle esigenze maschili?

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 20 dicembre 2012 at 17:42

      Cara Loredana, hai centrato il punto: qua in Italia dovremmo proprio cercare di cambiare la mentalità, perché non è poi così detto che il direttore generale di un’azienda (per fare un esempio) abbia voglia di tornare a casa a fare il bagnetto ai figli. Ci sono papà che lo vorrebbero, ma ce ne sono anche tanti che ancora ritengono giusto che a cambiare i figli sia solo la mamma!

  • Rispondi Mamma Avvocato 8 luglio 2013 at 7:28

    Sei non genio e lo dico senza ironia.
    Condivido pienamente, al 110 per 100!

  • Rispondi Pellegrina 23 novembre 2013 at 0:22

    Post perfetto, condivido in toto.

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