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Vacanza è tante cose

3 agosto 2012
Il moijto che ci preparavamo noi due con la menta essiccata perché non eravamo riusciti a trovare quella fresca, e che ci lasciava tutti i pezzettini verdi sui denti e sapeva troppo, decisamente troppo di rhum, ma tanto con il tramonto greco davanti ai nostri occhi avremmo potuto bere anche un semplice bicchiere d’acqua e sarebbe stato tutto magico ugualmente. Ecco, forse la nostra storia no, sapevamo benissimo tutti e due che dopo quella vacanza ci saremmo lasciati ma siamo stati bravi, in fondo, a goderci quella luce, rosa, che si appoggiava su quel mare indescrivibile, e la pietra bianca che ci stava attorno, e il vento, e la notte che si avvicinava, e la nostra libertà totale, in quel momento, di fare qualsiasi tipo di scelta.
Il succo di pesca con una goccia di latte che vendevano sempre in Grecia ma 11 anni prima, ghiacciato, buonissimo, e noi 7 ragazze post maturità, diciottenni che non si conoscevano nemmeno tanto fra loro ma avevano voglia di ridere, di viaggiare, di divertirsi. E che avevano tutta la vita e la libertà del mondo davanti. E l’hard rock cafè ovviamente falso, i motorini con il sellino rovente e che però ti regalavano tutta l’aria fresca dell’isola, le case bianche e azzurre, i ragazzi napoletani con cui ci sembrava di essere in una puntata di “Davvero” (altro che Grande Fratello), il primo vero litigio con la mia migliore amica di sempre che non dimenticherò mai perché, cara Vale, ho avuto davvero paura di perderti quel giorno. E invece so che non ti perderò mai.
Le birre ghiacciate bevute in spiaggia a Valencia, quel giorno in cui quel tizio di cui non mi ricordo più il nome decise di fare le sgommate (le sgommate???) sulla sabbia, per poi farsi prendere in giro da tutta la popolazione under 30 del litorale, e le nostre risate, e noi che non ci conoscevamo nemmeno tutti prima della partenza, e che ci siamo ritrovati a vivere sotto lo stesso tetto tutti insieme per 10 giorni, dopo quel viaggio della speranza in macchina con 3 donne su 4 dell’equipaggio, ovvero 300 pause autogrill e mezza Europa in 19 ore.
Le ruote, le verticali e le altre acrobazie di Sara sulla sabbia, il chiederci 20 volte “cosa facciamo? andiamo a cena? andiamo a casa?”, il non avere niente e nessuno che ci obbligasse a scegliere una cosa o un’altra.
La pasta con le sarde cucinata da Mary, la birra e le sigarette in quella splendida casa sul mare, Mimmo che vorresti incontrare almeno una volta l’anno per ridere come una pazza, e la Sicilia che solo un siciliano poteva farti conoscere in quel modo, e quel viaggio in macchina da Torino fin giù, giù, fino a Reggio Calabria, ascoltando tanta musica ma anche tutto Riso Amaro alla radio, e poi il traghetto, l’arancino unto più buono del mondo mangiato guardando il mare, e poi finalmente l’arrivo a Sciacca, e la processione del 15 agosto, la Madonna che passa e tu che svieni e poteva sembrare anche qualcosa di mistico, ma era il caldo, e forse la peritonite che avresti scoperto dopo poco tempo.
E tu e lui, coppia un po’ bizzarra, legame indissolubile, lui e la sua famiglia che non dimenticherai mai, e lo scoprire che l’amore può, e forse in alcuni casi deve, trasformarsi in un’amicizia, e un amico come lui non lo abbandonerai mai.
Quando diventi mamma ti rendi conto che esistono cose per cui puoi provare una nostalgia fortissima, quasi violenta, cose che a volte fanno male al cuore a ripensarle tutte insieme, ma che sono state rimpiazzate da qualcosa di così diverso, di così profondo, di così bello, che non sai nemmeno se la parola “nostalgia” sia quella giusta. Perché in quei momenti non vorresti tornare.
Perché la tua vacanza in un paesino a misura di mamme-papà-bimbi-nonni è ora tutto quello che vuoi. Perché andare in spiaggia alle 8, tornare a casa alle 11.30 e pranzare alle 12 oggi è la tua, anzi, la vostra dimensione.
E fare un giro al parco giochi invece di tornare al mare, al pomeriggio, con tua figlia che fa il capitano sulla barca di legno e corre qua e là, anche se è stancante e ti fa sudare come nemmeno una maratona, è il tuo, il vostro mondo di ora.
E sì, ogni tanto, la sera, ripensi al concetto di vacanze pre-mamma, e ti godi anche il momento, e mentre tutti dormono, compresa lei appiccicata alla tua spalla, tu rimani con gli occhi aperti a fissare il soffitto e fuggi da lì, fuggi da quella dimensione e rivivi ogni istante, ogni moijto, ogni birra, ogni serata, ogni bagno fatto senza dover controllare nessuno, ogni mattina in cui hai potuto dormire a oltranza, ogni valigia preparata senza dover pensare a tutto il resto della famiglia, ogni tramonto davanti al quale sei stata indecisa se andare a cena ancora tutta piena di sale e di sabbia o passare in hotel a farti una doccia, ogni vacanza passata senza preoccuparti di altri esseri umani, ogni minuto vissuto da individuo e non da mamma.
Ma poi ritorni.
Pian piano, senza fare rumore, torni con la mente lì, vicino a lui e vicino a lei, e ti rendi conto che lì non hai lasciato solo loro, ma lì c’è il tuo cuore, lì vive la tua vita, lì c’è il tuo tutto, e sì, è bello scappare per un secondo in quelle vacanze di una volta, ma per nulla al mondo vorresti tornarci.
Perché non puoi tornare dove non sta il tuo cuore. E non puoi tornare dove non c’è una manina che la mattina, ancora addormentata, ti accarezza dicendo “ti voglio bene mamma”.

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6 Commenti

  • Rispondi mammacanta 3 agosto 2012 at 19:30

    gia`…magari anche quel viaggio che avevi programmato e che hai dovuto rimandare a data da definirsi..pero`e`vero anche che certe cose sono belle finche` si e`giovani e spensierati poi perdono l’ardore, che dici?

    • Rispondi Vale 4 agosto 2012 at 0:39

      Sì, hai proprio ragione, è proprio questo il punto: alcune esperienze sono belle e magiche perché si è giovani, e quello è il momento per farle. Ora è tutto (meravigliosamente) diverso! 🙂

  • Rispondi Fabio I. 6 agosto 2012 at 12:34

    Ciao Vale!

    Voglio che si sappia che anche per noi papà è così.

    La Sicilia coi vecchi amici, con il comune amico Stefanone che dorme sulla schiena e con le braccia verso l’alto, a 90 gradi, perché – dice- così le riposa (!!!), o Formentera con i nuovi amici, o le Hawaii con Gloria che sarebbe presto diventata la compagna meravigliosa di questa avventura meravigliosa. O – senza andare troppo lontano – i diecimila aperitivi sul Po, organizzati alle 19:50 per vedersi alle 20:10.

    Tutti questi ricordi in cui è dolce navigare si sgretolano in un attimo, l’attimo in cui una vocina ancora insicura ma già terribilmente languida dice “papaaaaaa…?”.
    In quel momento tutto sparisce, si dissolve, e il sorriso rivolto al passato si trasforma in un sorriso rivolto al presente.

    Forse la parola che meglio sintetizza è “To belong”.
    E’ qui che belonghiamo adesso.
    E sebbene i ricordi siano dolcissimi, per nulla al mondo tornerei indietro.
    E questo vale anche per noi che siamo solo papà.
    😉

    Buone vacanze Vale, anche se ci fai commuovere!

    Fabio I.

    • Rispondi Vale 6 agosto 2012 at 16:44

      …ma come con le braccia verso l’alto, a 90 gradi??? :-)))
      Grazie, Fabio! Che bello il commento di un papà!
      Hai ragione, ora noi non belonghiamo più alle vostre Hawai, o in Sicilia, o nella mia Grecia. Semplicemente, è qui che stiamo e vogliamo stare.
      Qualche tempo fa un mio amico papà, fuori per un weekend tutti uomini, mi ha scritto “ero partito con la voglia di fare le 5 del mattino ogni sera, e ora sono qua, finita la mia cena, con una birra davanti e mi rendo conto che il mio posto non è più qui, ma è a casa, con loro”. E’ bello, ed è naturale. Istintivo.
      Buone vacanze a voi! Un abbraccio!
      Vale.

  • Rispondi valewanda 3 luglio 2014 at 14:29

    ho riletto questo post e mi ha pervaso una nostalgia che in questi giorni è fortissima. Nostalgia e gioia, insieme, riviste addosso in questo bellissimo post.

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