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Liguria – New York, andata e ritorno. All’alba.

14 agosto 2012
Adoro la mattina presto.
E l’ho sempre odiata. Perché odio le sveglie.
E so che fra 2 ore mi pentirò di essermi alzata dal letto alle 6 e avrò un sonno epico e sognerò solo il momento della nanna pomeridiana di Guia, momento nel quale io mi abbatterò sul divano un secondo dopo di lei. E penserò di non essere mattiniera, e mi chiederò perché ogni volta io ci voglia credere.
Però che bello. Che bello vagare per il soggiorno buio quando tutti dormono e nessuno ti chiama.
Che bello avere il tempo di andare a leggere una delle pagine che ho memorizzato con instapaper (a proposito: conoscete instapaper.com? che mondo sarebbe senza instapaper? per me è fondamentale) e che, forse, senza queste due ore di alba, non avrei potuto raggiungere.
O avere il tempo di leggere la stampa online, di cercare di capire esattamente cosa sta succedendo con l’Ilva, tanto per fare un esempio. Ché non è possibile, per quanto ci provi, farsi un’idea dai titoli che intravedi sui quotidiani in spiaggia o dalle poche parole che ascolti da un tg, fra un episodio di Peppa Pig e uno dei Barbapapà.
O andare a leggere gli editoriali, quelli dei miei giornalisti preferiti, anche quelli troppo lunghi, quelli che di giorno non puoi nemmeno pensare di affrontare, e che però, spesso, ti lasciano innamorata di un’idea, di un concetto, o semplicemente della splendida capacità di raccontare una storia.
E poi, che bello, all’alba, bere il caffè della moka, quello che mi preparo solo in vacanza, guardare fuori dalla finestra, ascoltare la voce dei gabbiani, e viaggiare nel tempo.
E tornare indietro, a quelle albe forzate, quando il volo era alle 6.40 del mattino, Torino – Francoforte, e poi da lì l’America, e con il tempo ero diventata precisissima, mi svegliavo all’ultimo, un secondo dopo ero sul taxi, mezz’ora dopo a Caselle, dove tutti entrano con la testa rivolta verso l’alto, a guardare subito gli schermi, pregando che il loro volo non sia in ritardo. Il rumore delle ruote dei trolley sul pavimento dell’ingresso, davanti ai check in, e il bar spesso chiuso, ma il profumo dei croissant già sparso per tutto l’aeroporto.
Quelle poche parole scambiate con la hostess di terra, con la voce ancora roca dal sonno, gli occhi che bruciano, e la solita domanda “mi può dare un posto vicino al finestrino, non sull’ala, possibilmente?”. Le riviste comprate, pesantissime da portare in giro, che si preparavano per uno scambio culturale: Vanity Fair e Internazionale che lasciavano l’Italia per essere trasferiti negli Stati Uniti, spesso lasciati sul comodino di un hotel, e Vanity Fair americano e il New Yorker che abbandonavano Manhattan o LA per andare a vivere con molte altre riviste in una mansarda del centro di Torino.
E quell’atmosfera, quell’odore di non-luogo che hanno gli aeroporti la mattina presto. La sensazione di comunità che si risveglia, persone che si sfiorano e non si guardano negli occhi perché un po’ stanno ancora dormendo. Uomini in abito alle 6.30 e io, in jeans e maglione che ogni volta pensavo “che palle essere maschi”. La coda ai controlli, il rumore dei vassoi sulle rotaie, il passaggio sotto il metal detector, e poi finalmente il gate. E la mia solita, costante domanda, quando veniva annunciato il volo: “Ma perché vi mettete tutti già in fila e state in piedi per 10 minuti? Non dovete andare a prendere il posto, no?”. Domanda alla quale trovai una risposta un giorno, quando, da Roma a Torino, entrando per ultima in aereo, la hostess mi disse “è arrivata troppo tardi, non c’è più nemmeno un angolino per il suo trolley”.
E il viaggio, quello piccolo fino a Francoforte, e poi quello grande, quello vero, quello nell’aereo enorme, che scavalca l’oceano. Il mio affrontare tutto, sempre, con gli occhi e l’entusiasmo di una bambina: dallo studio accurato dei pulsanti della poltrona a quello del menù, a quello delle facce attorno a me. E puntualmente vedevo qualche mio vicino rifutare tutto, aperitivo, pranzo, cena, e immediatamente dopo il decollo indossare la mascherina e addormentarsi, per poi risvegliarsi all’arrivo, e ogni volta mi dicevo “i veri manager fanno così, non si esaltano per ogni succo d’arancia offerto all’inizio, Vale! Cerca di essere più manager e meno turista”, e ogni volta era inutile, perché non potevo farci nulla, a me piaceva da impazzire quella sensazione di viaggio collettivo, quelle piccole attenzioni e la cortesia del personale di bordo, gli snack che mai avrei comprato in un bar ma lì, a migliaia di metri da terra, accompagnati da un bicchiere di vino, erano spettacolarmente buoni.
Avevo anche sviluppato una straordinaria capacità uditiva durante il sonno: dopo aver osservato tutti e tutto mi addormentavo, sì, e anche profondamente, ma appena sentivo il rumore delle ruote del carrello dei pasti, unito al tintinnio dei bicchieri e alla voce delle hostess, per me era come sentire una sveglia a 10.000 decibel, spalancavo gli occhi, rimettevo la poltrona in posizione verticale, accettavo tutto quello che mi veniva offerto, come un criceto immagazzinavo tutto nel giro di 5 minuti, mi sembrava fra l’altro tutto squisito, e poi, un secondo dopo aver bevuto l’ultimo goccio di vino rosso, rimettevo la poltrona in posizione orizzontale e sprofondavo in quello strano sonno leggero e pesante che solo gli aerei possono offrirti.
E poi, dopo, una volta arrivata, le albe dall’altra parte dell’oceano. Quando potevo andare a dormire tardissimo, ma al massimo alle 5.30 ero sveglia. Sprofondata in un letto enorme, con 300 cuscini (a proposito: perché negli hotel americani ogni ospite usa almeno 4 cuscini?) addosso, aprivo gli occhi e non c’era più modo di riaddormentarmi. Forse oggi accenderei l’iphone e fra Twitter e Facebook passerei ancora un po’ di tempo in camera. So anche di colleghi che accendevano il computer e lavoravano, sfruttando il fatto che in Italia fossero tutti in ufficio.
Io, ovviamente, indefessa lavoratrice, mi mettevo qualcosa addosso e andavo a fare due passi.
E ogni volta era sconvolgente uscire dall’atmosfera silenziosa e ovattata dell’hotel e ritrovarsi sui marciapiedi di Manhattan. E rendersi conto che alle 6 del mattino c’era una marea di gente che già correva, andava in bici, ascoltava la musica, parlava al telefono, andava a lavorare e prendeva la metropolitana. Il sole era già alto, gli starbucks aperti, le strade piene.
E io mi sentivo davvero, profondamente, con ogni centimetro della mia pelle, nella città che non dorme mai.
E ora il sole è alto anche qua, e accanto a me sul divano è venuta a sedersi una piccola ricciolina che stamattina alle 5, svegliandomi cadendo dal letto direttamente sul marmo del pavimento (per poi riaddormentarsi un secondo dopo), mi ha regalato quest’alba strana, fatta di viaggi, di aerei, di ricordi e di vita che ho amato tanto e che amerò sempre.
E di latte, ora, che devo correre a preparare. E di oceani, un giorno, che scavalcheremo di nuovo. Insieme.

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18 Commenti

  • Rispondi Francesca 14 agosto 2012 at 22:57

    Questo post e’ bellissimo, mi hai commossa. Perché in te vedo tantissimo ( ma tanto!) di me.
    Quel Volo, con la lettera maiuscola, per NY, l’ho finalmente preso con anche la mia piccola bionda, due mesi fa. E’ stata un’emozione bellissima, che ti auguro di provare presto.

    • Rispondi Vale 15 agosto 2012 at 5:44

      Ciao Francesca! Davvero? Siete andate insieme? Anche io spero di andarci prestissimo. A volte penso sia presto per lei, altre mi dico che invece si può fare di sicuro. Chissà, magari in passato, a New York, ci siamo state nello stesso periodo!

    • Rispondi Francesca 16 agosto 2012 at 0:16

      Siiii! Siamo stati a fine aprile e mia figlia aveva tre anni e mezzo. Guarda, e’ molto più facile di quello che pensi. Le ore di volo passano in attimo fra pranzo, pisolino e cartoni animati. E la’ abbiamo camminato da mattina a sera senza problemi, tanto lei aveva il passeggino…ce la siamo davvero goduta 🙂 se vai sul mio blog ho pubblicato un paio di post fotografici su NY, nel mese di maggio 🙂

      Ps. Io AMO NY….

    • Rispondi Vale 16 agosto 2012 at 9:12

      Niente, sono andata a leggerli tutti…e come faccio, dopo una full immersion in NY, ora, ad andare nella spiaggetta italiana qua accanto??????
      Grandissima, Francesca, bellissimi tuoi post!!!

  • Rispondi Anonymous 14 agosto 2012 at 23:31

    Anch’io Star adoro la mattina presto…sveglia alle 5.30, non c’é santo che tenga, tutti i giorni…e non rinuncerei per niente al mondo a quelle MIE 2 ore prima di dare la sveglia alle mie donne!
    Gli aeroporti…da qualche anno la mia seconda casa: Francoforte, Monaco, Zurigo, Malpensa…ed uno di quei fantasmi in giacca e cravatta avrei potuto essere io…
    E New York, il mio grande amore…e non aggiungo altro…
    Un abbraccio!
    Gughi

    • Rispondi Vale 15 agosto 2012 at 5:52

      Ciao Gughi!!! E in effetti, eccomi qua di nuovo: sono le 5.46 e sono sveglissima (e senza cadute dal letto di Guia)…che dici, un po’ diverso da quando si tornava dal rock city a quest’ora, vero?
      Comunque è bellissimo stare nel silenzio, da sola, per un po’. Ma tu prepari pure la colazione alle tue donne? Come sei diventato bravo!!!
      Un abbraccio! Ci vediamo spero presto!
      Star
      Ps: il mio preferito in assoluto era Francoforte. Ma anche Monaco. Malpensa un po’ meno…

    • Rispondi Anonymous 15 agosto 2012 at 16:28

      Ebbene si, lo ammetto, le sveglio e trovano la colazione pronta…
      Aeroporto preferito: decisamente Monaco…lunghe vasche e spazi fumatori perfetti! Zurigo non é male ma lo associo a clamorosi ritardi e voli persi…Francoforte ed il suo tunnel chilometrico e le corse per prendere le coincidenze, la lounge Lufthansa stracolma ad ogni ora…Fiumicino e Malpensa terribili…Ginevra imbarazzante, direi peggio di Atene…e mi fermo qui!
      Gughi

    • Rispondi Vale 16 agosto 2012 at 8:55

      Grande, Gughi…a me sta venendo un bicipite da culturista a forza di fare spremute di pompelmo con lo spremiagrumi non elettrico che abbiamo qua al mare…
      Ci vediamo dalle tue parti prima o poi! 🙂

      ps: nel post mi sono dimenticata di raccontare la prima volta che sono andata in una lounge Lufthansa: ero davanti al banco con tutti i cibi e i drink, ho preso un succo d’arancia, ho intercettato un’inserviente e le ho chiesto “How much is it?”…nessuno mi aveva spiegato come funziona nelle lounge…:)))

  • Rispondi lau4it 14 agosto 2012 at 23:55

    🙂 che dire allora… spero di vedere presto te e la tua piccola ricciolina a NY, ehehehe!
    ps. di cuscini se ne mettono 4 perché sotto ci sono quelli che si usano e sopra ci sono quelli “di bellezza” che poi si usano anche per leggere la sera prima di addormentarsi (anche Luca ed io ormai facciamo il nostro letto “secondo le usanze”, aahahha!!!)
    un abbraccio, Laura

    • Rispondi Vale 15 agosto 2012 at 5:57

      Ciao Laura! Ah, ecco, allora non è una caratteristica solo degli hotel! Comunque sono comodissimi, io ogni volta li abbracciavo tutti per dormire…in pratica dormivo abbracciata a un lottatore di sumo fatto di piume.
      Davvero prima o poi voglio organizzarmi e venire a NY con Guia: te lo faccio sapere di sicuro, così ti vengo a salutare!
      Un abbraccio!
      Vale.
      Ps: sai che ti invidio, vero??? 🙂

    • Rispondi Lau4it 15 agosto 2012 at 6:20

      E io vi aspetto a braccia aperte!!!!!!
      :*

    • Rispondi Vale 16 agosto 2012 at 9:13

      Grazie! 🙂 Ora mi organizzo…pensavo in primavera, ma quasi quasi anche in autunno…vedremo!

  • Rispondi Martha 20 agosto 2012 at 12:14

    Bello, mi hai fatto emozionare..alla scrivania nel mio primo giorno di lavoro dopo le vacanze..mentre leggendoti penso a se/come/quando sarò madre..
    Grazie
    😀

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 14:37

      Ciao cara Martha! Allora bentornata in ufficio! Un abbraccio! Ps: prima di decidere di diventare mamma, mi raccomando, dormi e viaggia più che puoi :-)))!

  • Rispondi Marina - La mia vita semplice 28 novembre 2012 at 14:44

    uno dei ricordi più belli di sempre è una passeggiata a Manhattan alle 7 di una domenica mattina di gennaio, tra la neve, un vento gelido e il cielo turchese, verso la messa a san patrizio e central park. E’ stato bello leggere questo post, ne ho una grande nostalgia.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 28 novembre 2012 at 15:10

      Guarda…solo leggere queste tue righe su Manhattan al mattino mi ha fatto venire i brividi dalla nostalgia…:)

    • Rispondi Marina - La mia vita semplice 28 novembre 2012 at 16:30

      c’è stato un periodo in cui sembrava che ci dovessimo trasferire lì per il lavoro di mio marito… non ti dico come ci sono rimasta quando tutto è sfumato eh eh! nella mia follia mi vedevo già correre in central park con il passeggino al seguito. Diciamo che è stato bello sognare 😉

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 28 novembre 2012 at 23:16

      Ma che meraviglia!!! E chissà che delusione quando hai saputo che non sareste andati! Vabbè, c’è sempre tempo! 🙂

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