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Conciliazione tra lavoro e famiglia: perché ho scelto un’altra via

18 agosto 2012

C’è una canzone, Vie di Fuga, dei Mambassa, uno dei miei gruppi preferiti, che dice “ho lavorato come un pazzo e mi han proposto un aumento: in quel momento ho realizzato che non era il mio campo…“.

Per me è iniziato tutto con una promozione. Con il mio passaggio ad un ufficio e ad un ruolo che desideravo da tempo.
E’ successo tutto molto in fretta: qualche chiacchierata con il personale, poi con i miei futuri capi, e infine, con il nuovo anno, una nuova scrivania, nuovi colleghi, nuove sfide e tantissimo entusiasmo. Oltre alla soddisfazione per la fiducia che mi veniva data.
Ero felice, avevo voglia di imparare, di dare il 1000%, e di contribuire a costruire il valore dell’azienda che amavo (e che amo) da otto anni.
Certo, ero mamma, avevo una bimba di due anni e mezzo a casa che aveva bisogno di me, ma ero anche in un’azienda che agevola la vita delle mamme in molti modi, e poi io ero sempre stata una grande sostenitrice della possibilità di farcela. Della conciliazione a tutti i costi. Del concetto “e vabbè, se ti piace il tuo lavoro, ce la devi fare“. In più, ero intimamente convinta che contasse la qualità del tempo, e non la quantità. Pensavo che contasse molto di più un’ora passata bene con mia figlia, rispetto ad otto ore essendo insoddisfatta.
E poi, dopo la pausa della maternità, e dopo un ufficio in cui ero rimasta poco, stavo ricominciando a fare carriera. Certo, per me era sempre stato fondamentale fare un lavoro che mi appassionasse, ma anche il fatto di gestire processi, persone e budget, e di scalare quella montagna immaginaria dove chi sta sopra comanda, mi attraeva. Anche perché, se ti piace il tuo lavoro e ti sembra di essere brava a farlo, è normale, in un’organizzazione, sperare che ciò venga riconosciuto e che tu venga messa in condizione di contribuire a guidare il futuro.
A casa, pur con un compagno costantemente fuori per lavoro, ero ben equipaggiata: avevo una baby sitter che andava a prendere mia figlia tutti i giorni al nido e mi aspettava fino alle 19.30, un’altra baby sitter per le emergenze, e due nonni che all’occorrenza potevano aiutarmi.
Sapevo che il nuovo ruolo mi avrebbe richiesto più tempo e più impegno, ma continuavo a ripetermi come un mantra “meglio una mamma soddisfatta per un’ora che una mamma infelice per otto”.
I primi mesi sono andati bene.
Certo, tornavo a casa giusto in tempo per dire un ciao veloce alla baby sitter che, già con il cappotto addosso, scappava via per andare a prendere il bus, e spesso non riuscivo nemmeno a chiederle com’era andata la giornata.
Certo, alle 19.40 trovavo una bimba stanchissima dopo 8 ore di nido più 2 di giardini, e altro non riuscivo a fare se non metterle il pigiama, lavarle i denti, e raccontarle una mini-storia: alle 20.15 già si addormentava.
Certo, il sabato e la domenica mi aggredivano una stanchezza e un sonno ferocissimi, e spesso mi ritrovavo ad accendere un cartone animato per sdraiarmi sul divano sonnecchiando con un occhio aperto e uno chiuso.
Certo, Guia era entrata nella fase in cui i bimbi cominciano a chiacchierare, a dirti cosa vogliono, ad interagire quasi come gli adulti, e io, se fino a quel momento non avevo sofferto molto il fatto di non partecipare ad ogni passaggio della sua vita, cominciavo ad essere letteralmente invidiosa delle maestre del nido o della baby sitter.
…Ma nel complesso ero felice. E avevo l’entusiasmo che ti fa leggere le mail sul blackberry anche alle 10 di sera, e non te ne fa sentire il peso, ma anzi, ti fa sentire più o meno la manager che ti eri sempre immaginata di diventare.
Poi, un giorno di marzo, riflettendo su come ero prima di diventare mamma, ho scritto, proprio dall’ufficio, un post (questo).
…E ora, a distanza di mesi, mi rendo conto che a volte la vita è come il domino, sei tu a spingere con due dita la prima tessera, ma poi tutto il resto, semplicemente, succede.
Quel post, scritto in questo blog, che ho da anni ma che non avevo mai curato, e che vivacchiava senza un perché, è stato letto tanto (grazie anche a Cecilia :-)!) ed è piaciuto, ed è piaciuto soprattutto ad alcune mamme che si trovavano nella mia stessa situazione.
E io, che scrivo da sempre, e ho sempre scritto ovunque, su agende, quaderni, moleskine, bloc notes, tovaglioli di carta, mail, file di word, ma che avevo sempre limitato i miei lettori al destinatario della lettera o della mail, mi sono ritrovata per la prima volta ad essere letta da più persone.
E mi è piaciuto.
E ho continuato.
Ed è stato (credo, perché fortunatamente non mi è mai successo) come quando sei sposato da una vita, e pensi di amare tuo marito, e fra di voi c’è una simpatica routine fatta di cene tranquille, vacanze in spiaggia e inverni in montagna, e poi, per puro caso, senza andare a cercartelo, irrompe nella tua vita un uomo che ti fa completamente perdere la testa, che sradica tutte le tue certezze, e, facendoti battere di nuovo il cuore come una ragazzina, ti fa capire che un’altra vita è possibile.
Poi magari non scappi con lui. Poi magari ti rendi conto che tu e lui non avete nulla in comune, e che forse è solo un ragazzino stupido. Ma ormai la luce sulla tua vita è stata accesa, e ti ritrovi a guardarla, a riflettere, e a domandarti “è questo quello che veramente voglio?“. E ti ritrovi a chiederti se ami quella vita perché è vero amore, o se la ami semplicemente perché è sicura.
E magari non scappi con l’altro, ma lasci tuo marito, e rivoluzioni la tua vita.Così è andata con il mio lavoro: scrivere sul blog ovviamente non mi ha fatto pensare “ok, ora mollo tutto e faccio la scrittrice, o la blogger”, ma mi ha aiutata a riflettere sulla mia vita professionale fino a quel momento, e sulle mie vere passioni.
E più mi ritrovavo davanti allo schermo a scrivere di mamme, mamme al lavoro e conciliazione, più venivano a galla i miei problemi nel farcela. 
Correvo come una pazza per fare tutto, ma non riuscivo a fare nulla bene.
La mezz’ora con Guia la sera non mi/ci bastava più, e allora cercavo di farla diventare un’ora, o un’ora e mezza, mettendola a letto più tardi, ma il risultato era di accumulare due stanchezze che non portavano certo a quella qualità che amavo sbandierare, anzi.
In ufficio non riuscivo a rendere come io mi aspettavo e gli altri si aspettavano: con la testa piena di pensieri, l’entusiasmo dell’inizio pian piano si affievoliva, e il fatto di essere costretta a mollare tutto per correre a casa quando molti dei miei colleghi erano ancora in riunione non aiutava.Perché ci sono due tipi di conciliazione: quella materiale, fatta di orari, di incastri, di badge e di asili nido, e quella, molto più delicata perché solo mentale, fra quello che hai sempre immaginato di diventare dal punto di vista professionale e quello che realmente riesci ad essere quando al tuo essere manager si aggiunge l’essere mamma.
Perché avrei voluto tanto fare come molti mi consigliavano “tu alle 18 vai a casa, molla tutto e vai, ti dedichi a tua figlia e torni il giorno dopo”, ma il fatto era che da un certo livello di responsabilità in poi non funziona così: il tuo lavoro deve in qualche modo coincidere con la tua passione, e non riesci a staccare semplicemente spegnendo il pc.
Proprio perché l’azienda in cui ero è speciale, avrei anche avuto la possibilità di passare al part-time, ma ad un certo punto il tema, nella mia testa e nel mio cuore, era “che cosa voglio veramente? sono ancora così innamorata della carriera? Ma soprattutto, riuscirei, con il part-time, ad avere ancora il rapporto che ho sempre avuto con il lavoro? riuscirebbe ad essere ancora la mia passione?“. Mantenendo il paragone con la vita di coppia, mi sentivo come quella moglie che, capendo di non amare più il marito, e di essere attratta da un’altra vita, gli dice “rimaniamo insieme. ma vediamoci di meno. ah, e fra l’altro io adesso ti amo solo un po’”.
Perché se la carriera è sempre stato un tuo obiettivo, e se hai sempre amato sopra ogni cosa il lavoro, lo stress e la tensione degli obiettivi, e a quella dimensione hai sempre dedicato anima, cuore, giorni e ore della tua vita, quando ti rendi conto che tua figlia e i tuoi sogni cominciano a farsi largo e a reclamare tempo e spazio, in una realtà come quella italiana, dove la presenza fisica in ufficio (spesso oltre le 18) è ancora fondamentale, scappare alle 18 o addirittura avere una riduzione di ore non serve a nulla, anzi, spesso serve solo a farti sentire ancora più esclusa dai giochi, dalle decisioni, dai momenti importanti, e allora a volte ti ritrovi a pensare “o tutto o niente”.

E dire che per un po’, sentendomi Wonder Woman, avevo sperato di riuscire ad essere la stessa Valentina in ufficio + la Valentina mamma, entusiasta e serena, che torna a casa e si immerge nel mondo dei Barbapapà non sentendo nemmeno per un attimo la stanchezza, ma ben presto mi sono resa conto che, semplicemente, io non ce la facevo. E che, nel mio caso, conciliare avrebbe voluto dire essere manager non come volevo io, mamma non come volevo io, e rimettere nel cassetto una mia passione – scrivere – che avevo riscoperto da poco.

E non mi andava bene.

E ho cominciato a riflettere sulla possibilità di cambiare.
Ho avuto due “epifanie” nella mia vita: una, tanti anni fa, quando, appena lasciata da un fidanzato mentre tutte le mie amiche si stavano sposando, ferma in macchina ad un semaforo di lungo Dora a Torino, allo scattare del verde, dopo tante lacrime, realizzai che non tutte le donne devono diventare mogli e mamme, e che io avrei potuto serenamente non trovare mai l’uomo della mia vita, e sarei stata felice lo stesso. E, ovvio, da quel momento ho vissuto tutto in modo così sereno che, dopo poco tempo, ho trovato l’uomo della mia vita, con il quale ho concepito Guia.
L’altra qualche mese fa, quando mi sono resa conto che un’altra vita era possibile, e che il fatto di essermi sempre immaginata manager in una multinazionale non voleva per forza dire essere incapace di uscire dai binari, di cambiare strada, di svoltare. L’idea che avevo sempre avuto di me stessa non doveva essere una gabbia inespugnabile. La porta era aperta, bastava uscire.

E ho scelto. Dopo mesi di riflessioni, una sera di giugno ho deciso. E quando sono andata a parlare con il direttore delle risorse umane gli ho detto “ho deciso 6 giorni fa, ma probabilmente sono 6 anni che lo desidero”. Perché a volte, a posteriori, come diceva Steve Jobs, si connettono i punti, e ci si rende conto che quello che avevamo pianificato per noi stessi non era quello che realmente desideravamo.

Non è stata una decisione indolore, anzi. Ho pianto, ma questo l’ho già ampiamente raccontato su questo blog, perché lasciare “la mia” azienda era come lasciare un pezzo di cuore e di vita. Ma dal momento in cui ho capito che era quello che volevo, non c’è stato più nulla che mi abbia spinta a cambiare idea. Anzi, ci sono stati tanti piccoli segnali che non hanno fatto altro che spingermi sulla via che avevo scelto.
Ho pensato mille volte alla paura, alla crisi, allo spread, al rischio di restare temporaneamente con uno stipendio solo, ma la risposta è sempre stata “Guia, i miei sogni ed io non avremo mai più questa età“. E in quel “Guia, i miei sogni ed io” c’è tutto, c’è il mio essere mamma, il mio voler stare con lei, il suo avere bisogno di una mamma e non solo di una baby sitter, il mio volere inseguire i miei sogni, e il mio volermi reinventare a 35 anni. E forse anche la voglia di credere che non ci sia una vita sola per ognuno di noi.

Da settembre avrò una vita – spero – più flessibile. Che, se vogliamo, è sinonimo di precaria, ma mi piace pensare che sarò semplicemente più padrona del mio tempo.
Non farò solo la mamma, ma cercherò di dedicarmi ai tanti progetti che non ho mai potuto curare fino ad oggi.
Collaborerò con una realtà che mi piace tantissimo.
Scriverò, e credo non solo per me.
Cercherò di raccontare quelle storie che mi girano in testa da tanto tempo, e che hanno bisogno di essere messe su un foglio di word.
Capirò cosa vuol dire fare downshifting, dato che sì, ho la fortuna di poter rinunciare  temporaneamente ad uno stipendio fisso, ma non abbiamo vinto all’enalotto, e ora è tempo di smettere di sprecare (e non vedo l’ora di diventare una di quei cherry picker degli ipermercati, che tanto mi affascinavano quando li studiavo in ufficio).
Cercherò di passare più tempo con Guia perché oggi è il diciottesimo giorno che passiamo insieme 24 ore su 24, e mi rendo conto che i minuti passano velocissimamente e ti addormenti la sera con una bambina e ti svegli la mattina con una ragazzina che ragiona con te.
E, proprio perché dal mondo del lavoro e dei contratti a tempo indeterminato sono uscita in un modo un po’ atipico, continuerò a ragionare, su questo blog, sui temi di mamme al lavoro e conciliazione. Perché ho l’impressione che in Italia, in mancanza di leggi, ma soprattutto di una mentalità che faciliti la vita delle mamme che lavorano fuori casa, le soluzioni per essere felici dovranno per forza essere atipiche e creative.

E questa è Vie di Fuga
…e che forse non importa dove si sta andando, ma poi come ci si comporta nel percorso

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72 Commenti

  • Rispondi GAB 19 agosto 2012 at 0:09

    beh…sai già quello che penso…quindi…ancora un forte abbraccio virtuale a te e alla tua donnina! e al tuo domani!
    🙂

    • Rispondi Vale 19 agosto 2012 at 0:17

      grazie, cara Gab! un abbraccio a te e alla tua ricciolina! 🙂

  • Rispondi Francesca 19 agosto 2012 at 0:42

    Hai avuto coraggio, lo stesso che ho avuto io qualche anno fa. Quindi condivido in pieno questo tuo bel post. Loro crescono cosi in fretta, che non possiamo permetterci di lasciarci scivolare via dei giorni cosi preziosi. Ora sono una freelance. Faccio i salti mortali e spesso lavoro la sera, quando mia figlia dorme. Cosi i pomeriggi li passiamo insieme. Ti faccio un grande in bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti, sicuramente sarò in prima fila a fare il tifo per te 🙂
    Ps. Quindi sei di Torino, vero? Beh, dopo averti confessato che amo NY….ti dico anche che amo la tua città…porto ancora nel cuore il capodanno 2007 che ho passato li. Ma quanto e’ bella??

    • Rispondi Vale 19 agosto 2012 at 9:05

      Ciao cara! Anche tu hai fatto la stessa scelta? Quante cose abbiamo in comune!
      Grazie mille per il tifo e crepi il lupo! Spero davvero di avere fatto la scelta giusta. So che magari lavorerò ancora più di prima, ma con tempi e modi più adatti a me e alla mia famiglia.
      Sì, sono di Torino! Ti piace? Sono molto contenta, anche io la adoro, tantissimo. Allora venite a trovarci!!! 🙂

    • Rispondi Francesca 19 agosto 2012 at 12:34

      Eh, te l’avevo detto che avevamo un sacco di cose in comune;-) Torino la trovo meravigliosa, e io e il mio lui ci stupimmo di quanto poco fosse considerata turistica. Forse da un lato e’ meglio cosi. Te la godi di più. Ricordo queste piazze immense, il museo del cinema, la vista dalla mole, i porticati…tutto magico insomma. La portiamo davvero ancora nel cuore e ci siamo ripromessi di tornare presto…ovviamente ti avviserò cosi magari chissà…ci incontriamo :-)))

    • Rispondi Vale 19 agosto 2012 at 17:02

      Sì, mi raccomando! E a questo punto devi venire a vederla in primavera: è bellissima!

    • Rispondi Vale 19 agosto 2012 at 17:03

      …o anche a settembre! 🙂

  • Rispondi thesunmother 19 agosto 2012 at 14:29

    Questo post racchiude molta della vita che sto vivendo, anche quella che non vorrei dover affrontare.
    Inseguiamo (e otteniamo) carriere brillanti, ci Convinciamo di poterle mantenere e non contempo di poter mettere su una splendida famiglia senza che i due mondi risentani l’uno dell’altro.
    Poi accade qualcosa, un’epifania, un dolore, una scoperta, o tutte e tre le cose insieme.
    E ti rendi conto che la tua scala delle priorità è cambiata negli anni e che per inerzia hai continuato a rincorrere obiettivi o convinzioni che semplicemente ora non ti appartengono più come un tempo.
    Spero he la tua svolta ti porti a scrivere, perchè sai farlo benissimo e riesci sempre a trasmettermi tante emozioni!

    • Rispondi Vale 19 agosto 2012 at 17:05

      Hai scritto una parola importantissima: inerzia. A volte davvero ci lasciamo trasportare perché cambiare è difficile e doloroso. Almeno, nel mio caso per un po’ è stato così.
      Se hai bisogno di un confronto, dato che stai vivendo qualcosa di simile, parliamone! Io ci sono!!! 🙂

  • Rispondi Anonymous 19 agosto 2012 at 22:14

    tempo fa avevo letto, ritrovandomici perfettamente, il tuo post sulla Valentina (di una volta). Lo stesso attaccamento al lavoro e lo stesso stile di vita. Ora questo bellissimo post.
    Solo che io, dopo pochi mesi dalla nascita del mio nanetto – più o meno nello stesso periodo della tua – mi trovai senza lavoro per chiusura dell’azienda. Provai a mettere in piedi una iniziativa “imprenditoriale” ma senza averne lo spirito, e quell’iniziativa è oggi una realtà sociale bellissima che aiuta le mamme ma che non mi permette di viverci. Ho cercato un lavoro, ho trovato un part-time. Fortuna sfacciata. Dopo quasi 2 anni, quel part-time faticosissimo, fatto lavorando di notte, viaggiando all’estero, col BB sempre acceso e con la sensazione di non fare bene niente, me lo vorrebbero togliere.
    Perchè quando raggiungi un certo livello di carriera tutti si aspettano che tu voglia continuare a salire. Perchè nessun Head Hunter ti richiama più quando dici che non vuoi essere un numero 1, ma un buon numero 2 o anche 3, a cui è concesso avere tempo libero ed una vita privata. Nel mondo del lavoro il downsizing non è concesso. Hai esperienza, hai capacità, hai successo, nessuno crede che tu possa volere di meno. Per conciliare cosa? tutte ce la fanno, no?

    • Rispondi Carlotta G. 20 agosto 2012 at 7:45

      No, non tutte ce la fanno. No. Ce la fanno – forse- quelle che scelgono, coscientemente e meno, di far crescere i figli da altri. Nonni, baby sitter full time, nido per 10 ore al giorno. Le altre non ce la fanno, semplicemente annaspano, distrutte, e facendo abbastanza male tutte e due le cose, come ha detto benissimo valesarastella. Che fare? La sua decisione e’ forte e coraggiosa, per cui l’ammiro molto. Io mi trovo in una situazione simile per alcuni aspetti, ma non ho abbandonato definitivamente il lavoro, mi sono presa l’anno sabbatico. Non e’ una soluzione definitiva, lo so benissimo, e infatti un po’ mi inquieta. Vedremo se in questi mesi qualcosa d’altro busserà alla mia porta. Carlotta G. http://lavitaamodomio.style.it

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 9:28

      Verissimo che nel mondo del lavoro il downsizing non è concesso, e che quando raggiungi un certo livello di carriera tutti (e non solo dentro l’ufficio, ma anche fuori) si aspettano che tu voglia continuare a salire. E’ ancora in qualche modo strano che una donna dica “ok, sono diventata mamma, voglio rallentare”. Credo sia strano anche perché in Italia non è concepita una pausa dal lavoro, né per le donne né per gli uomini. Io ho un amico americano super manager in carriera che ad un certo punto si è preso una pausa di un anno per visitare l’Asia. E quando è tornato ha ripreso a lavorare come prima. Qua no. Qua è diverso.
      Ed è vero che tutti si aspettano che tu, semplicemente, ce la faccia. Forse anche – e qua faccio autocritica per prima – perché le donne sono poco abituate a chiedere, ad alzare la mano, a dire “sto annaspando”. Le donne in Italia ce la devono fare. Hanno sempre portato avanti intere famiglie, perché non dovrebbero farcela? E che importa se non hanno nemmeno un attimo per loro, se devono dedicare anima e corpo a figli marito e lavoro: sono donne, il sacrificio è nel loro DNA.
      Forse dovremmo cominciare a parlare più forte. Mi viene in mente proprio il termine inglese “speak out loud”.
      Carlotta, quando ho scoperto il tuo bellissimo blog mi sono sentita subito un po’ “tua sorella” :-), perché ho capito che avevi passato più o meno le stesse difficoltà. Secondo me tu hai fatto una scelta più intelligente, proprio perché non è definitiva. Io sono stata un po’ più impulsiva. Speriamo di non pentirmene mai…:-)
      Ciao a entrambe!

  • Rispondi Annalisa Valsasina 20 agosto 2012 at 0:07

    Hai fatto una scelta coraggiosa ma vedrai che ne sarai felice;) teniamoci in contatto per i nostri comuni interessi;)) baci Annalisa

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 9:29

      Ciao Annalisa! Sì, teniamoci in contatto di sicuro! Chissà che un giorno le nostre strade non si incrocino di nuovo!!! 🙂

  • Rispondi Anonymous 20 agosto 2012 at 15:27

    Che dirti vale? Ti ammiro, faccio il tifo per te, aspetto di leggere il tuo primo Best seller e se avrai mai voglia di tornare nel mondo del lavoro in azienda, chiamami subito. In bocca al lupo
    Ricky F.

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 16:46

      Crepi, Ricky! I tuoi consigli mi saranno sicuramente utili, e magari ti chiederò aiuto per “i compiti”, se mi prenderanno al famoso corso di cui abbiamo parlato :-)…
      Ci vediamo presto!!!
      Vale.

  • Rispondi Laura Grassi 20 agosto 2012 at 16:17

    Complimenti e in bocca al lupo!
    …un po’ ti invidio, nn ho mai potuto scegliere perché sono ragazza madre!
    Ora mia figlia è grande, 22 anni, ma ancora devo lottare per vivere la vita della mia famiglia perché il mio capo mi ha mandato a lavorare lontano da casa!
    …ho perso e ancora perdo tanto della vita di mia figlia … Nn mi interessa la carriera, voglio solo mantenere dignitosamente la mia piccola e meravigliosa famiglia! Ma anche questo pare un lusso se sei mamma e per di più single!

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 16:49

      Ciao Laura! Sono con te in tutto e per tutto, e in bocca al lupo lo dico io a te! E spero davvero, avendo più tempo, di riuscire a dedicarmi ai temi di conciliazione anche e soprattutto per chi è in situazioni simili alla tua, per chi non può scegliere e spesso non può nemmeno cominciare a parlare di conciliazione. Perché in Italia da certi punti di vista c’è tantissima strada da fare. E bisogna, ancora prima di fare leggi, cambiare la mentalità delle persone.
      Un abbraccio!
      ah, e crepi il lupo!
      Vale.

  • Rispondi Alice 20 agosto 2012 at 17:24

    Ciao Vale. Ne parlavo giorni fa con un papà nel mio blog. La nostra richiesta di maggior tempo per la famiglia e di flessibilità è sacrosanta. Vediamo le sbarre, bisogna stabilire chi sta dentro e chi sta fuori. Ma vogliamo veramente sentirci in colpa se “abbandoniamo la nave” alle 18 mentre gli altri continuano imperterriti a lavorare? Ma gli uomini non hanno una famiglia? Non hanno bambini che vanno a dormire appena tornano a casa, se non prima? E se non hanno una famiglia, non hanno qualche interesse, qualche passione a cui dedicarsi dopo un’intera giornata di lavoro? Sì, è tutta una questione di mentalità, di andare avanti sempre nello stesso modo, di vocazione al sacrificio. Quell’energia che abbiamo quando le giornate si allungano, e uscendo dal lavoro abbiamo la sensazione di avere la giornata intera davanti, dovremmo provarla sempre, dare il giusto peso alle cose, il giusto valore ai singoli momenti che siano una passeggiata con i figli, un corso in palestra o una chiacchera al bar con un’amica. Detto da una che ha lavorato anche 11 ore al giorno, non posso passare da scansafatiche, vero?
    E’ solo che col passare degli anni ti rendi conto che i momenti che non torneranno più sono i più preziosi. Molti non se ne rendono ancora conto.

    • Rispondi Vale 20 agosto 2012 at 17:42

      Ciao Alice! L’argomento “padri” è fondamentale, e quando parlo di mentalità italiana parlo anche e soprattutto di quella maschile. Sai che c’erano giorni in cui, alle 19, mi guardavo attorno in riunione, vedevo tanti uomini, e poi mi alzavo per scappare a casa dicendo “scusate, io DEVO andare”, e correndo verso la macchina pensavo “ma questi una famiglia non ce l’hanno? e se non ce l’hanno, che so, un hobby non ce l’hanno, o non lo vogliono avere? o almeno una passione, per esempio…per i moijto, o per gli spritz :-)!!!”
      E poi in Italia sembra che passione per il lavoro debba coincidere a tutti i costi con presenza fisica in ufficio. Attenzione, io non dico che chi è appassionatissimo non debba lavorare 24 ore su 24, ma dico semplicemente che nel 2012 ci sono mille modi per non stare rivettati alla sedia e alla scrivania fino alle 8 di sera…
      Ti mando un abbraccio, cara!

    • Rispondi Alice 20 agosto 2012 at 18:50

      Appunto. Si guarda alla forma e non alla sostanza. Tante cose si potrebbero fare anche da casa. L’importante non è il lavoro fatto bene?
      Mi è capitato di lavorare da casa, per stare con mia figlia ammalata, ma ho dovuto comunque prendere un permesso. So che da te la situazione era migliore, ma credo che in giro la situazione sia più simile alla mia. E’ così difficile credere nelle persone e considerarle veramente delle risorse? Si capisce subito se una persona è affidabile e da casa lo sarà altrettanto, non cercherà di fregare la sua azienda. Se non cambia la mentalità non se ne esce. Ricambio l’abbraccio.

  • Rispondi francesca r. 21 agosto 2012 at 15:23

    finalmente i tuoi ultimi post sono un po’ più chiari :-)… in bocca al lupo… un po’ dispiace pensare che una persona innamorata del suo lavoro come te debba rinunciarci perchè questa benedetta conciliazione (materiale e “psicologica”) è difficile se non impossibile… ma dato che questa non è solo una rinuncia ma una “ripartenza” con altri progetti, altre idee e soprattutto altri tempi, allora tutto assume un altro colore!!
    cercherò di ricordarmene, se toccherà farlo anche a me!!

    • Rispondi Vale 22 agosto 2012 at 8:34

      Ciao Francesca! Crepi il lupo!
      Infatti la mia è decisamente una ripartenza…forse senza le nuove prospettive non avrei mai lasciato il mio lavoro, nonostante le difficoltà.
      Buona giornata!
      Vale.

  • Rispondi Luisa 27 agosto 2012 at 11:39

    Immagino tu capisca quanto queste parole mi facciano riflettere. A presto Luisa

    • Rispondi Vale 27 agosto 2012 at 14:01

      Ciao Luisa, sì, credo di capire…Sarebbe bello incontrarci un giorno e chiacchierare un po’!
      Un abbraccio!
      Vale.

    • Rispondi Luisa 27 agosto 2012 at 15:47

      Succederà. Ho diversi motivi per venire a Torino e prima o poi lo farò. Si dice in bocca al lupo ma lo faccio con particolare sintonia. Ti abbraccio.

  • Rispondi mammafelice 27 agosto 2012 at 11:45

    Ti auguro tanta felicità. 🙂

    • Rispondi Vale 27 agosto 2012 at 14:09

      Grazie, Barbara! Grazie mille, di cuore!
      Tu non lo sai ma anche sentire e vedere te a giugno a Milano a mammacheblog, il tuo entusiasmo, la tua voglia di fare, mi ha fatta riflettere molto in questi mesi. E mi ha fatto venire voglia di mettermi in gioco.
      Ciao! 🙂

  • Rispondi PaolaFrancy 27 agosto 2012 at 16:34

    Aveva ragione – come spesso accade – la mia amica Luisa (mamma cattiva) consiglianomi poco fa, al telefono, di leggere questo post.

    Beh, io sono stata portata dagli eventi a fare una scelta simile alla tua, qualche anno fa. Lavoro stagionalmente e ho molto tempo libero per stare con mio figlio (e per realizzarmi nei mille progetti che ho). Posso dirlo? Vorrei ancora più tempo, ma per il momento va bene così. Sono precaria, ok. Ma il tempo MIO e di MIO FIGLIO che ho avuto in questi anni non me lo toglierà mai nessuno.

    Quando mi chiedono “non ti annoi?” mi viene solo da ridere.
    E auguro anche a te di ridere. Tantissimo 🙂

    Ciao, Paola

    p.s. io vivo ad un’ ora da Torino, nel Monferrato. Amo Torino alla follia, la considero una delle città più belle d’ Italia.

    • Rispondi Vale 27 agosto 2012 at 17:01

      Ciao Paola! Che bello avere testimonianze di chi ci è già passato! Sai, nei miei mesi di riflessioni e di confronti con amici e conoscenti mi è capitato di suscitare reazioni inorridite, tipo “tu…che vuoi fare solo la mamma???”, come se fosse un delitto fare solo la mamma (anche se nel mio caso non è proprio così, fra l’altro), ma quando ho parlato con persone che hanno fatto più o meno lo stesso passo non ho mai, mai, mai trovato nessuno pentito. Nessuno di chi ha lasciato un posto fisso mi ha mai detto “non farlo, è una follia”. Qualcuno – ovviamente – mi ha raccontato le difficoltà, ma tutti mi hanno detto “io non tornerei mai indietro”.
      Grazie del bellissimo augurio: spero di ridere tantissimo! 🙂
      Ciao!
      ps: Torino è meravigliosa, hai ragione. E io la amo profondamente. Ma anche il Monferrato non scherza! 🙂

  • Rispondi Infor Me 31 agosto 2012 at 9:40

    Tutto quello che ho letto si spiega con una sola parola: CORAGGIO.
    Il coraggio di una mamma, di una donna, di una lavoratrice … ma sopratutto il coraggio di una persona che ha capito cosa è più importante per lei e l’ha metabolizzato con maturità.

    A presto!
    Eleonora

    • Rispondi Vale 31 agosto 2012 at 17:42

      Grazie Eleonora! A prestissimo!

  • Rispondi sara 4 settembre 2012 at 12:18

    Ciao, ti ho scoperto per caso ed è stata come una visione! Sono mesi che traballo nel cuore e nell’anima tra il desiderio di realizzarmi nella vita professionale e concretizzare le mie passioni…e i mei figli! vorrei tanto seguire il tuo esempio, poi scopro questo blog. Le parole sembrano essere quelle che ho sempre avuto nel cuore, ma non ho mai voluto ascolatre…

  • Rispondi verdeacqua 4 settembre 2012 at 13:09

    Sei una scoperta fantastica, mi piace molto quello che scrivi, è bello leggere di donne toste come te! in bocca al lupo per il futuro e complimenti per aver saputo cambiare, scegliere un’altra via, per avere le idee chiare.

    • Rispondi Vale 4 settembre 2012 at 15:53

      Grazie mille e crepi il lupo!!!

  • Rispondi BeepBeepMommy 4 settembre 2012 at 17:29

    Ciao Valentina,
    quante cose mi verrebbe da scrivere dopo la lettura di questo post. Anche io con una bimba, che amo e a cui devo la scoperta del senso della parola amore. Anche io con un compagno con cui, tra i naturali alti e bassi, voglio coltivare il sogno di una vita insieme, davvero. Anche io con passioni brucianti e sogni, grandi. Con un lavoro, che mi piace ma che – qui a differenza tua – è economicamente meno redditizio e di suo un po’ precario. Eppure, quella conciliazione famiglia-lavoro, vita sognata e vita praticata, progetti e impegni è difficile anche per me, che ogni giorno cerco di scovare la soluzione ideale. Che piuttosto rinuncio alla sicurezza economica, che poi cosa sarà mai al confronto di quella affettiva, e psicologica. allora grazie anche alle persone con cui lavoro, mi invento nuove soluzioni, tipo part time verticali e lavori da casa che mi permettono di conciliare meglio le cose pur non rinunciando completamente ad uno stipendio che mi è necessario.
    Però, da quando è nata mia figlia, non ho mai pensato a ‘rientrare’ nel mondo del lavoro con impegni e incombenze che mi avessero costretto a sacrificare lei e il tempo con lei. Sopporto le 10 ore fuori casa ma solo 2 o 3 volte alla settimana, sapendo che per l’altra metà dei giorni potrò recuperare. Altrimenti non lo farei. ma anche io sempre più sento la necessità di cominciare a riprendermi il mio tempo, i miei sogni e soprattutto a dare fiducia la mio talento. E so che anche di questo mia figlia potrà esserne orgogliosa.
    Ecco, pur non volendo alla fine sono andata lunga, ma solo per dirti che non sei sola, e sospetto che come noi ci siano molte altre donne, e che, per quello che può valere, hai la mia stima e la mia ammirazione, e sono sicura – ma lo sai anche tu – che la tua sia la scelta giusta.

    • Rispondi Vale 4 settembre 2012 at 22:34

      “Dare fiducia al mio talento”. E’ proprio quello che ho voluto fare io, cara BeepBeep (fra l’altro: bellissimo il tuo nick!).
      Grazie mille del tuo messaggio, e hai ragione, ci sono tante donne che si trovano in questa situazione. Io credo sia anche perché il diventare mamma ti fa scoprire parti della tua vita, della tua mente e del tuo cuore che poi non puoi ricacciare nel silenzio, e che ti trasformano completamente.
      Grazie! 🙂

  • Rispondi Laura 5 settembre 2012 at 22:59

    Ciao Valentina io credo che tu abbia fatto bene, sono mesi che sto pensando a come fare x mollare perchè se solo avessi una piccola alternativa oltre al mio blog (che di redditizio non ha proprio niente) lo farei al volo. Forse tra pochi mesi sarò obbligata a fare questa scelta anche senza un’alternativa ma sono sicura che se facessi questo passo io inizierei una nuova vita sicuramente meno ricca ma più serena e felice! Ti seguo e se vuoi io ci sono. In bocca al lupo

    • Rispondi Vale 6 settembre 2012 at 0:10

      Grazie Laura, e crepi il lupo! E’ questo, in effetti che voglio: una vita più serena…
      Ti seguo anche io! Un abbraccio.

  • Rispondi Anonymous 13 settembre 2012 at 11:06

    Bello l’articolo, sono d’accordo su tutto, però magari potresti scriveri in maniera un pochino più sintetica, ne gioverebbe la “qualità” della lettura.

    • Rispondi Vale 13 settembre 2012 at 12:11

      Eh, hai proprio ragione. Ma MAGARI fosse un articolo! È un racconto di un processo durato mesi..e mi sono contenuta 🙂

  • Rispondi Mamma Che Paura! 26 settembre 2012 at 23:10

    leggo il tuo post solo ora e non so perché non mi ci sono imbattuta prima. Ora che sto per tornare a lavoro mi rendo conto che non si concilierà mai con la mia vita con mio figlio e fino a quando non prenderò una decisione simile alla tua ruberà molto tempo con mio figlio, come, in passato, si è preso quello per me stessa, per mio marito e per i miei amici. Il tuo post mi da molto coraggio e voglia di cambiare finalmente!!

    • Rispondi Vale 27 settembre 2012 at 0:15

      Ciao! In bocca al lupo per il ritorno! Spero che tu riesca a far quadrare tutto…io per un po’ ci sono riuscita, poi è scoppiato tutto…teniamoci aggiornate! 🙂

    • Rispondi Mamma Che Paura! 27 settembre 2012 at 13:28

      crepi… stai tranquilla che ti aggiorno!!! grazie. (cmq farò quadrare il cerchio in un modo o in un altro!!!

  • Rispondi Marta 28 settembre 2012 at 15:59

    io aspetto due gemelli, ho un lavoro precario (anzi al momento lavoro senza contratto!) da 3 anni sempre nello stesso posto (per fortuna) con uno stipendio misero. Ho conosciuto Torino solo con gli occhi della pendolare, per me torino è il bus che non passa e il treno che non parte, la metro che si blocca e qualche pranzo sulle panchine lungo il Po (ma solo perchè l’ufficio è li davanti) – vorrei poterla vedere con occhi diversi.
    Vorrei tanto trovare il coraggio di fare una scelta come la tua, di trovare altre mamme con cui mettere in piedi qualcosa che ci consenta di fare le mamme ma anche di essere donne e di portare a casa uno stipendio con cui contribuire a mantenere le nostre famiglie. Forse chiedo troppo.

    • Rispondi Vale 28 settembre 2012 at 16:13

      No, non chiedi troppo. Ed è impressionante, perché da quando ho cambiato vita continuo a raccogliere testimonianze come la tua, di donne che vorrebbero fare qualcosa di diverso, più a misura di donna, appunto, e non solo di mamma. Ci penso da tanto, e mi chiedo “che cosa si può fare? che cosa potremmo fare, tutte insieme?”. Non lo so. Ma ci sto pensando.
      Nel frattempo teniamoci in contatto! E se vorrai conoscere Torino un po’ meglio dimmelo! Potremmo mangiare un gelato insieme! 🙂

  • Rispondi THEPOCKET MAMA 30 settembre 2012 at 13:13

    Io ho vissuto un’esperienza molto simile alla tua: 8 anni dedicati ad un’azienda, la nascita delle mie gemelle, la scaletta delle priorità sconvolta e le dimissioni. Sono precaria part-time da tre anni, faccio comunque degli sforzi immensi per conciliare lavoro e famiglia, del tipo: esci di casa, portale a scuola, entra in ufficio, esci dall’ufficio e vai a prenderle a scuola. le aziende pretendono comunque molto anche da chi è part-time e, come dici tu, spesso te ne vai nel bel mezzo delle riunioni. L’Italia da questo punto di vista fa schifo, c’è poca attenzione per le mamme e il telelavoro è adottato solo in pochi settori. Mi accodo alla messaggio di Marta, forse unite possiamo fare qualcosa… Un abbraccio. Laura

    • Rispondi Vale 30 settembre 2012 at 15:19

      Hai ragione, l’Italia da questo punto di vista fa proprio schifo e sì, dovremmo fare qualcosa tutte insieme…Io continuo a leggere e a sentire una grandissima energia e voglia di cambiare da parte di tante donne, e sarebbe bello farle convogliare tutte in un progetto…ma per ora non saprei bene come inquadrarlo…però pensiamoci! Un abbraccio a te!
      Vale.

  • Rispondi cily75 14 novembre 2012 at 16:48

    Ho letto il tuo post in macchina,tornando a casa dopo essere sgattaiolata via dal lavoro tra un milione di sensi di colpa…e.. ho pianto. In bocca al lupo donna…faccela anche un po’ per me 🙂

  • Rispondi style2808 19 novembre 2012 at 16:19

    Ciao Vale bellissimo blog.
    Da qualche parte dovevo pur scriverlo e ho scelto questo post perchè, ti suonerà strano, ma leggendolo mi ha fatto sognare. Per un istante mi sono immedesimata nelle tue emozioni riguardo la tua scelta difficile. Posso comprendere la difficoltà che una decisione porta sempre con se. Ma se vogliamo stravolgere la situazione, a volte una scelta non deve mettere in crisi ma deve farci riflettere: può essere vista anche come una grande opportunità che non tutti hanno. Non tutti possono fare delle scelte tra famiglia e lavoro, molte donne non hanno questa opportunità e sono obbligate a lavorare e correre come delle disperate, senza poter dedicare il tempo che davvero vorrebbero ai loro figli. Il tuo post mi ricorda la mia scelta: creare una famiglia o continuare nel mondo dello studio/lavoro con il mio lavoretto da precaria dove non sono tutelata, corro da una parte all’altra e non ho orari fissi (e mi chiedo come farò con mio figlio appena nascerà…) ? Non so cosa darei per avere un posto fisso e un lavoro che davvero mi piace. Spesso ho pensato di continuare a studiare di provare a cambiare la mia vita, cercare un lavoro migliore anche in un altro settore perchè da sempre il mio sogno era svolgere un lavoro che davvero mi piacesse. Purtroppo non è andata così ma sto comunque realizzando un desiderio: allargare la mia famiglia e da due passare a tre. E’ una gioia grandissima, nonostante le mie paure sull’insicurezza del futuro, del mio lavoro, che al rientro dalla maternità certamente non avrò più (ma dovrò sicuramente trovare altro e il mio sogno è poter trovare un lavoro che davvero mi piaccia). Credo che una mamma donna che voglia sentirsi realizzata anche professionalemnte ne abbia tutto il diritto. E ammiro chi come te fa delle scelte e sceglie la famiglia 🙂 Se hai piacere questo è il mio spazio nato da poco: http://www.lamammadiprince.blogspot.it A presto spero!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 20 novembre 2012 at 0:50

      Ciao! Grazie di essere passata di qua! Questo in effetti è il post che racconta tutto. Se ci penso ora, mi sembra impossibile averlo fatto. Aver scelto di cambiare tutto. Ora sono passati 3 mesi, e ti posso dire che, anche se le difficoltà per forza esistono, sono davvero felice.
      Fai bene ad inseguire il sogno di trovare un lavoro che davvero ti piaccia. Con realismo, ovviamente. Ma è sempre giusto tenere gli occhi aperti, alla ricerca della nostra vita ideale.
      Un abbraccio!

  • Rispondi la gonzi 4 marzo 2013 at 21:54

    Letto tutto, ognuno di noi ha sempre delle scelte importanti nella vita da fare…brava tu ad aver avuto il coraggio di coglierla e portarla avanti! Un grandissimo in bocca al lupo per tutto 🙂 a presto!!

  • Rispondi Princi 9 marzo 2013 at 0:59

    Sono capitata sul tuo blog per caso e ho letto tutto d’un fiato questo tuo post. Mi hai fatta pensare, molto. Io sono alle prese con la mia ambizione e ho molti progetti per la mia vita, primo fra tutti una famiglia. E queste tue parole non mi hanno lasciata indifferente. Ti seguirò. Piacere, sono Princi.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 9 marzo 2013 at 11:35

      Ciao Princi! Sono contenta che tu sia passata di qua! E grazie di avermi fatto scoprire il tuo blog: ti seguirò anche io! (e auguri per il matrimonio!!! anche io mi sposo, sai? a settembre!)
      Vale.

    • Rispondi Princi 11 marzo 2013 at 15:10

      Allora augurissimi anche a te per il matrimonio;) che belloooo!!!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 12 marzo 2013 at 0:29

      Grazie!!! 🙂

  • Rispondi Anonymous 17 maggio 2013 at 16:44

    Ammiro la determinazione e il coraggio della tua scelta, che sicuramente andrà a vantaggio di tua figlia, ma non credo che tu sia nelle condizioni ideali per poter vivere del lavoro che desideri fare:
    1° a causa probabilmente delle condizioni sociali ed economiche della tua famiglia o del tuo compagno non hai bisogno di fare sacrifici per “campare”; ritengo che tutto questo non ti stimoli l’autocritica e ti aiuti in un percorso costruttivo.
    2° se non sei immersa in un contesto di vita reale, meglio se esterno alle mura domestiche, dove ci sono continuamente e quotidianemente dei problemi anche importanti da risolvere e non li vivi e in prima persona, ti manca una grossa fonte di ispirazione.
    3° sei come una tronista radical chic; viziata ed egocentrica, vivi un narcisismo intellettuale steile e distaccato dalla realtà che irrigidisce la tua penna.
    4° quando scrivi non usi il cuore.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 17 maggio 2013 at 17:53

      Ehi, che critica costruttiva e soprattutto molto credibile perché anonima! Ovviamente, libera/o di pensare ciò che vuoi. Unico appunto: ognuno trova l’ispirazione dove vuole. Ciao!

    • Rispondi Anonymous 19 maggio 2013 at 11:52

      Spero che tu non sia sarcastica quando definisci la mia critica “costruttiva” perchè, a mio modo di vedere, è il commento più prezioso che tu possa trovare in mezzo a tutta questa marea di melassa dolciastra e appiccicosa; il mio è solo un umile commento, il commento di una persona disincantata e non facile preda di stereotipi in cui oggi sembra doveroso identificarsi per poter esistere.
      Non sempre mi riesce ma quello che cerco di fare è vedere oltre; per farlo è necessario rompere gli schemi, magari poi non ci riesco e quello che rompo è solo qualcos’altro, ma almeno ci provo.
      Il mio anonimato non è una scelta ma una necassità. Stavo facendo una ricerca sulla fiera del libro e sono incappato nel tuo blog; non ho saputo resistere e ti ho risposto nel primo modo che sono riuscito a fare, quello anonimo, quello più immediato, purtroppo non ho molto tempo a disposizione, se mi appassiono, in seguito, cercherò di rimediare. La credibilità dei miei commenti non ha nessun legame con l’anonimato; prova solo a pensare per un attimo che oltre a te, nel mondo c’è un’infinità di persone con delle emozioni, delle esperienze e delle speranze che cercano delle buone occasioni per essere sincere, e che io sono una di queste persone, che dopo aver avuto la curiosirtà di leggerti, ha reagito in un certo modo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 19 maggio 2013 at 12:04

      Senti, l’anonimato per me è sempre un po’ bizzarro, perché parlare con chi non mette il nome dietro ai suoi pensieri è oggettivamente strano e anche un po’ inquietante. Detto questo, di commenti preziosi ne ho ricevuti, sia qua sia a voce, quindi mi permetto di dirti che sì, il tuo commento è stato prezioso (e fra l’altro la definizione “tronista radical chic” mi è piaciuta un sacco e mi ha fatta anche tanto ridere!), ma ce ne sono stati altri. Ti prego di non offendere chi mi scrive definendo gli altri commenti “melassa dolciastra e appiccicosa”. Facendolo, credimi, non ti riveli così umile come ti descrivi.
      E sì, la tua credibilità ha a che fare con l’anonimato, perché il tuo primo commento sfiorava l’offesa, e forse sai che offendere, quando si ha davanti uno schermo e basta, è molto facile e immediato.
      A me piace tantissimo leggere o ascoltare chi non la pensa come me, e – credimi – so perfettamente che oltre a me c’è un mondo. Magari non ne parlo qua (perché questo è un MIO diario), ma lo so. E magari mi comporto di conseguenza.
      Ripeto, mi è piaciuto il tuo commento, e mi ha fatta riflettere. Se vorrai commentare altri post ne sarò molto felice. Ovviamente sarò meno felice dell’anonimato e delle offese! 🙂

  • Rispondi Fenice 28 maggio 2013 at 10:55

    Scusami, un po’ mi vergogno perchè arrivo tardissimo sul tuo blog e su questa tua presentazione, ma una cosa voglio dirtela (e spero la leggerai): GRAZIE!
    Grazie perchè nessun’altra aveva mai scritto e compreso ciò che vado dicendo da anni. Ho fatto la tua stessa scelta, capita solo da pochi (anche se partivano da un approccio diverso dal mio) e da molti considerata pazza.
    Leggerti è un sollievo. Una mano tesa che mi piace considerare amica, anche se non ci conosciamo.

    Sara

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 28 maggio 2013 at 21:32

      Ciao Sara! Grazie a te di avermi scritto! In effetti è una scelta che a volte può sembrare strana…ma è la cosa che mia resa davvero felice.
      Molto felice di “conoscerti”! 🙂
      Valentina.

  • Rispondi Sarita Panza 10 luglio 2013 at 0:08

    Ciao sono arrivata qui saltando come al solito da un link all’altro. E ho letto questo tuo post.
    Anche io lavoro per una multinazionale, che oggi mi sta chiedendo di andare a vivere e lavorare in un altro paese. Ho deciso di partire. Ma mentre preparo le valigie mi faccio le stesse domande che ti sei fatta tu: è davvero questa la vita che voglio, per me e per i miei figli?? E nel frattempo penso a quale potrà essere la strada che mi porterà a realizzare i miei sogni. In bocca al lupo a te e a tutte le mamme coraggiose 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:36

      Ciao Sarita! E scusa, trovo solo ora questo tuo commento! In bocca al lupo a te! E complimenti per il coraggio, di cuore!

  • Rispondi Stefania - ManoManina 12 luglio 2013 at 12:34

    Leggo, e il fatto che lo faccia a quasi un anno di distanza dalla pubblicazione del post credo poco importi. Perché leggo e mi commuovo. La verità è che la nostra strada, quella che è tracciata per noi, quella dei puntini che unisci a un certo punto, si rende presente così forte nei desideri del nostro cuore, così forte da spazzare via ogni convinzione, seppur ragionevole, sull’opportunità di indirizzare la nostra vita verso strade genericamente considerate più sicure, come quelle della carriera tanto desiderata o del posto fisso. Sono con te, ti seguo. E ti ringrazio! Brava! Stefania

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:34

      Ciao Stefania! Scusa, vedo ora il tuo commento. Come quello di Sarita, è arrivato poco prima del matrimonio ed ero un po’…occupata! 🙂
      Sono io a ringraziare te. E a seguirti! Ciao!
      Vale.

  • Rispondi emmanuelecon2m 25 settembre 2013 at 17:56

    ti trovo per caso arrivando da In Lungo e Largo, che bella questa presentazione, è un piacere averti “conosciuto” su queste pagine. ciao!

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 25 settembre 2013 at 20:33

      Piacere mio, Emmanuele! Che bello, un Papà che scrive!!! Ora vado a leggerti! 🙂 Ciao!

  • Rispondi Federica MammaMoglieDonna 21 novembre 2013 at 13:08

    Vale, Vale…. accidenti!!!

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