Guia mamme mammità

Sopraccigliette corrucciate

15 luglio 2012
Beve dal suo bicchiere fucsia, si aggiusta il cuscino, lo appiattisce per bene, ci mette su i piedi e torna a dormire. Al contrario.
E’ mia figlia.
Arriva in un posto, vede tante facce nuove, tanti sorrisi e frasi tipo “ma ciao come sei bella quanto tempo”, si appiccica alle mie gambe, e senza dire una parola non mi molla per la prima mezz’ora. Guardando tutti con aria severa.
Poi pian piano si lascia andare, studia la situazione, identifica con rapidi sguardi i giocattoli che possono piacerle, corre via e in un attimo la vedo tornare con un secchiello, una spada di gomma piuma e un bambolotto, e per un’altra mezz’ora giocherà accanto a me, sempre controllando con i suoi occhi attenti, da sotto le sue sopraccigliette corrucciate, cosa succede attorno a noi: quanti bimbi, cosa fanno, cosa dicono, dove sono.
Poi il coraggio lo trova, e anche se sono tutti più grandi, si avvicina ai gruppetti di nani seduti attorno ad un castello di sabbia o ad una pila di pentoline, e per un po’ se ne sta lì, silenziosa, a preparare la pappa per finta insieme alle altre bimbe.
Non parla tanto con chi non conosce, piuttosto lei studia, deve capire, e anche quando finalmente si accorge che è fra gente simpatica, lei comunque si tiene sempre un po’ a distanza, perché quelli non sono i suoi amici di sempre, non sono i suoi compagni di nido, non può fare amicizia subito, ora giochiamo, poi un giorno chissà.
Poi però arriva il momento della stanchezza, il momento in cui normalmente andrebbe a nanna, dopo pranzo, ma non può perché è una di quelle giornate speciali, in giro con la famiglia e gli amici, dormiremo poi. E allora lei ha già scelto, e si avvicina all’adulto più solitario, quello che si tiene un po’ fuori dal casino e dalle voci alte, e anche quello che le ispira più fiducia e forse anche tenerezza e si mette lì, tranquilla, con due giochini, e gli rovescia addosso tutte le parole che si è tenuta dentro tutta la mattina, e gli spiega che la spada di gomma piuma è “la sua piccolina”, e gli fa vedere come la culla per farla addormentare, e comincia a chiamarlo “nonnino”.
Poi, quando le forze le tornano (perché ad una bimba alta 100 cm l’energia torna sempre, è alla mamma alta 170 cm che non torna mai), si butta di nuovo e torna a giocare con gli amici, sempre senza grandi feste né grandi parole, ma con la voglia di stare lì, accanto a loro, e di partecipare, seppure con quell’aria un po’ distaccata.
Sempre tenendo d’occhio i suoi genitori, i suoi nonni, ma anche il suo nonnino acquisito.
Ed è mia figlia, e a volte vorrei riprenderla di nascosto, e immortalare quei suoi sguardi, quelle sopraccigliette corrucciate, quel suo stare accanto senza schiamazzi, quel suo avvicinarsi a chi potrebbe diventare amico senza proclami ma con delicatezza, quel suo osservare le facce degli altri con la mano dietro la schiena e l’aria un po’ truce e un po’ pensierosa, come una piccola vecchietta di quasi tre anni.
Ed è mia figlia. Nel suo dormire al contrario, nel suo essere timida, nel suo agganciarsi ad una persona scelta fra tante. E’ mia figlia e c’è tanto di me in lei, o forse tanto di me che vorrei vedere in lei, e che sarebbe lì ugualmente, anche se non fosse figlia mia.

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4 Commenti

  • Rispondi francesca r. 15 luglio 2012 at 21:37

    🙂 bello questo post… molto dolce…
    io mi sorprendo ogni giorno, ogni giorno mi commuovo e ogni giorno ringrazio per quello che vedo in mio figlio, per come cresce, per come ride… in realtà lui è molto diverso da entrambi i suoi genitori, è molto più socievole di noi, ma è comunque “nostro”, specchio di quello che siamo, e insieme qualcosa di completamente nuovo e speciale…

    • Rispondi Vale 15 luglio 2012 at 23:14

      è proprio così: è qualcosa di nostro ma allo stesso tempo nuovo, hai ragione! ps: questo post è dolce, ma l’ho scritto stanotte alle 2 con una mano, mentre con l’altra tenevo la sua, di manina, perché si era svegliata e non voleva riaddormentarsi…ecco, ho deciso di trasformare la frustrazione da non sonno in dolcezza :-)))

  • Rispondi thesunmother 15 luglio 2012 at 22:28

    L’ultina frase è bellissima. E vera.
    Per quanto i nostri figli possano somigliarci, per davvero o per comprensibile proiezione di noi stessi, sono degli esseri unici e favolosi.
    Anche mio figlio sa già scegliere nel mucchio, dopo lunga osservazione. Ed io sono molto orgogliosa di questo suo aspetto, forse gli tornerà utile in futuro.
    ( in bocca al lupo per tutto il resto, cara!)

    • Rispondi Vale 15 luglio 2012 at 23:20

      Cara, prima di tutto crepi il lupo!!! E poi pensa se un giorno faremo conoscere i nostri bimbi: si studieranno per le prime due ore! 🙂
      Scherzi a parte, all’inizio mi dispiaceva che non salutasse subito e che fosse timida, poi un giorno una tizia in ascensore mi ha detto “guardi che è un bene: così prima di dare confidenza agli sconosciuti ci penserà un bel po’”. In effetti non è male…

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