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L’ultimo giorno al nido e la strada per Villa Villacolle

31 luglio 2012
Per l’occasione: a pranzo tu, Minnie ed io da Grom
Sai bene che non mi ricordo nulla, devo fare migliaia di liste (le faccio ovunque: sul telefonino, su fogli di quaderno, sul pc, peccato che non vada mai a riguardarle), ma ho una memoria incredibile per le date importanti, e non dimenticherò mai quel 19 aprile del 2010. Tu avevi 7 mesi, non avevi nemmeno i ricci, avevi degli spaghettini corti corti ed era il tuo primo giorno di “scuola”.
Non starò qua a raccontarti di quanto sono stati difficili quei mesi, quanto hai/ho pianto, non per il senso di colpa nel lasciarti lì, ma per la sensazione di non aver trovato il posto giusto, il nido giusto, che fosse perfetto per te.
Abiti in una casa in cui ci si bacia, si canta, si balla, si ride (si discute anche, eh, ma siamo molto affettuosi), ci sono due gatti e due milioni di peli, e un disordine che spaventerebbe chiunque, e quel posto era troppo perfetto, troppo preciso, troppo lucido e freddo per te.
Hai provato in tutti i modi a farmelo capire: ammalandoti ogni settimana, piangendo ogni singolo giorno di quei tre lunghi mesi, ma io ero forse troppo intenta ad ascoltare tutte le mie amiche e conoscenti che mi dicevano “vedrai, le prime settimane sono così, poi passa”. Poi non passa nulla, risponderei oggi, ma all’epoca non avevo la forza (o la voglia?) di dire “cambiamo”.
Poi è arrivata l’estate, e ricordo perfettamente quella sera al mare, con 600 zanzare che cercavano di azzannare me te tuo padre tua nonna e tuo nonno, quando mi sono resa conto che invece sì, si poteva cambiare, e, anzi, volevo proprio cambiare, e nessuno mi avrebbe più fermata. 
Ho passato il mese successivo a fare uno scouting di nidi che nemmeno un producer di Los Angeles, ne ho visti decine, sempre innamorandomene sul momento e poi perdendo la passione appena uscita (forse funziona un po’ come il profumo: mai sceglierlo appena lo provi, come mi hanno detto qualche sera fa i miei nuovi bellissimi amici Francesca e Luca) e poi, alla fine, nel pieno dello sconforto, sono approdata a uno che inizialmente avevo scartato perché troppo lontano, troppo scomodo, e poi che brutto sito (sì, anche il sito faceva la sua parte). 
Totalmente sfiduciata ho suonato al campanello, sono entrata nell’androne e mi sono detta “ecco, brutto sito –> brutto nido, avevo ragione”, e invece…E invece ho conosciuto loro, le maestre. E in un attimo i muri, i pavimenti, i giocattoli non nuovissimi sono scomparsi. E ho visto occhi con un mondo dentro, braccia che abbracciavano, parole pronunciate con dolcezza, e ho visto, soprattutto, quell’allegria semplice e sgangherata che regna anche a casa nostra. In un attimo mi sono sentita a casa. E ho capito che quella sarebbe stata la tua casa.
E non ti sei (quasi) più ammalata. Certo, si era fatta gli anticorpi nell’altro nido, mi hanno detto altre mamme. Sì, può essere, ma secondo me semplicemente lì, nel nuovo nido, eri felice di andare. 
E hai imparato a giocare, ridere, scherzare, a vestirti e a mangiare da sola, e anche se in quelle ore io non ero lì con te, quando tornavi a casa nei tuoi occhi riuscivo a leggere la serenità che avevi respirato tu fino a poco prima. 
La serenità che nasce dalle persone che amano il loro lavoro, ma non solo: ci mettono dentro tutta l’anima, la passione, e non fanno solo scorrere i minuti, le ore, ma cercano di costruire ogni singolo istante con il loro cuore, la loro testa e il loro entusiasmo.
E non è facile, lo capirai anche tu se e quando sarai mamma. Non è facile lasciare il tesoro più grande che hai a persone che non hai mai visto né conosciuto, e non c’è inserimento che ti possa davvero far capire cosa succede: semplicemente, anche in questo caso, devi ascoltare il tuo istinto e poi buttarti.
E l’istinto di una mamma difficilmente sbaglia.
Oggi è stato il tuo ultimo giorno dopo 2 anni passati con le tue maestre. Quattro donne e allo stesso tempo una famiglia sola, la famiglia che ti ha cresciuta insieme a noi fino ad oggi. 
Ovviamente ero l’ultima, alle 12.35, sempre perennemente in ritardo, ma è stato bello averle tutte per noi, abbracciarci tutte commosse, noi in alto, e tu in basso che ci guardavi e vedevi le nostre, soprattutto le mie lacrime, e forse non capivi, o forse invece sì ma hai fatto finta di niente.
Non so cosa mi abbia toccata di più, se questi 24 mesi che sono passati alla velocità della luce, o il fatto di vederti al primo vero passaggio importante della tua vita, o il fatto di essere affezionata forse io più di te alle tue maestre. So solo che venerdì scorso ho smesso di lavorare nell’azienda in cui ho passato gli ultimi 8 anni e non ho pianto così. Non mi sono sentita così colpita. Dal tempo che passa. Dalla vita che scorre, a volte troppo veloce.
In macchina per la prima volta hai voluto fare tutto da sola, salire, entrare nel seggiolino, legarti, e forse è stato il tuo modo di dirmi “ok, mamma, sono cresciuta, andiamo avanti”, e forse hai ragione tu, andiamo avanti. Ci aspetta la scuola materna, che non so per quale motivo tu chiami da un po’ di tempo Villa Villacolle. Dimmi tu quando scatta il verde, ok?

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8 Commenti

  • Rispondi Sabina Montevergine 31 luglio 2012 at 20:30

    Sei stata molto brava a fare quella scelta, a capire che non era il posto giusto.
    Si chiama “nido” mica per niente, li deve accogliere questi bambini e non sempre è così.
    Io sono stata fortunata

    Vabbè, i pianti non me li sono risparmiati 😀

    • Rispondi Vale 31 luglio 2012 at 21:13

      Ciao Sabina!
      Ti dirò, mi sono sentita pure un po’ paranoica quando l’ho spostata…non succedeva nulla di tremendo, per carità: semplicemente non era il posto per lei. Comunque hai proprio ragione, si chiama “nido” mica per niente! solo che a volte sono ordinatissimi, pulitissimi, lucidissimi, persino bilingue, ma poco “nido”.

  • Rispondi towritedown 31 luglio 2012 at 21:41

    Mi hai emozionata con i tuoi pensieri.
    Anche il mio percorso sta finendo, sono a meno tre giorni e già ricordo con gran piacere questi tre anni di strada insieme…
    G.

    • Rispondi Vale 31 luglio 2012 at 22:23

      Anche tu! è una gran fortuna incontrare belle persone durante il percorso di crescita dei nostri bimbi. e non è così scontato! Ciao Grazia!

  • Rispondi Alice 31 luglio 2012 at 23:00

    E’ bello quando, qualunque sia il posto… il nido, la scuola o il lavoro, ci si sente a casa, vero? Lasciale scorrere queste lacrime e poi, un bel respiro profondo e via! P.S. Chissà se c’è anche la scimmietta a Villa Villacolle!

    • Rispondi Vale 31 luglio 2012 at 23:03

      Sì, Alice, è bellissimo, hai ragione! Ed è anche raro…
      Ecco, la scimmietta nella giornata di prova alla materna non l’ho vista, ma di sicuro ci saranno tanti Tommy e Annika! Ciao!

  • Rispondi Francesca 1 agosto 2012 at 0:25

    Bello il tuo racconto e si, noi mamme molto difficilmente sbagliamo: commettiamo tanti errori ma quando si tratta dei nostri figli siamo delle vere sensitive!
    Mia figlia impazzisce per Pippi Calzelunghe! La scorsa estate siamo andati a Stoccolma al museo a lei dedicato: era ubriaca di gioia 🙂

    • Rispondi Vale 1 agosto 2012 at 7:18

      Ciao Francesca, grazie, mi hai dato una bellissima idea…Fra l’altro a Stoccolma io non ci sono mai stata e mi hanno detto che è bellissima!

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