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Forse Marissa ancora non lo sa

18 luglio 2012
Giuro, non voglio fare la guastafeste. E non voglio fare nemmeno la suffragetta che non è mai contenta.
Di sicuro è una bella notizia.
E no,  in Italia non sarebbe mai successo, questo è ancora più sicuro. In Italia una grande azienda non avrebbe mai scelto una donna di 37 anni, per giunta incinta, come amministratore delegato (anche se, dopo tutto questo clamore, magari qualcuno ci penserà in futuro).
Il fatto, però, è che io non ci trovo così tanto da festeggiare.
Perché, di base, quello che ho sempre pensato e che continuo a pensare quando si parla di quote rosa, donne al lavoro, ecc., è che c’è un tema di donne al lavoro e un tema di mamme al lavoro. E i due temi, seppur vicini sotto molto punti di vista, sotto altri possono essere anche inconciliabili.
Perché una donna che non ha figli, in ufficio, può essere esattamente identica ad un uomo. Può fare le 10 di sera, può entrare alle 7 del mattino, può non assentarsi mai, può non avere mai una chiamata dalla babysitter che all’ultimo resta a casa malata, può non avere la necessità di portare un figlio dal pediatra.
E’ quando passa da donna a mamma, che la vita in ufficio diventa più difficile, e cambiano totalmente le prospettive (come ho già detto qui). E’ in quel momento che nasce una dimensione che per forza distrae, “ruba” tempo, impegna costantemente una parte della mente, e modifica spesso in modo permanente il cervello, il cuore e l’atteggiamento di una donna.
Ed è lì che diventa veramente arduo continuare a investire tempo, speranze e forze nella propria professione. E’ lì che la differenza fra uomini e donne diventa netta (almeno in Italia e nei paesi in cui la cura della famiglia è quasi totalmente a carico della donna), ed è lì che spesso si ha bisogno di tempi e modi diversi per proseguire il proprio percorso professionale, la propria carriera.
 
Marissa Mayer è una donna con un curriculum eccellente, un’intelligenza fuori dal comune e grandissime esperienze professionali e, secondo le biografie, è una donna che ha dedicato sempre gran parte della sua vita al lavoro (ho letto che spesso faceva le 11 di sera in ufficio).
 
Ora, il fatto che una donna manager come lei diventi CEO di Yahoo mi stupisce più per l’età che per il fatto di essere donna. Mi avrebbe stupita molto di più, e mi avrebbe resa davvero felice, se fosse GIA’ stata mamma. Se negli ultimi anni avesse fatto carriera e allo stesso tempo la mamma, se fosse uscita  (almeno qualche volta) presto dall’ufficio, se fosse andata a vedere le recite del figlio, o il saggio di danza della figlia.
E ancora: grande stupore perché in Yahoo, dopo averla assunta, alla notizia della gravidanza, si sono semplicemente complimentati, tutti contenti.
…E che cosa avrebbero dovuto fare? Mi volete dire che nessuno, quel giorno, in Yahoo, ha pensato “ma se le dicessimo ORA di no, il tutto non potrebbe trasformarsi in un boomerang?”?
Dopo Carol Bartz licenziata con una mail, dopo gli altri CEO fatti fuori dopo poco, e oltretutto nelle condizioni (non buone) in cui l’azienda naviga…rescindere un contratto dopo aver saputo di una gravidanza, fra l’altro in un paese come gli USA, non avrebbe rischiato di creare un caso su giornali e tv?
E ammettendo invece che in Yahoo siano tutti illuminati e che il fatto di assumere un amministratore delegato che dopo pochi mesi partorirà li abbia solo riempiti di felicità…sappiamo a quante settimane di congedo si ha diritto negli Stati Uniti per la maternità? Da sei settimane ad un massimo di dodici, nei casi eccezionali. Facile immaginare perché i manager di Yahoo non si siano disperati: comunque Marissa tornerà prestissimo in ufficio, e fra l’altro proprio lei ha tenuto subito a far sapere (pare) che starà via pochissimo, e che probabilmente si porterà il lavoro a casa.
…Che, se vogliamo, non è proprio quello che noi mamme lavoratrici “normali” sogniamo di sentir dire da chi è in posizioni di potere: sarebbe bello che anche chi sta in posizioni importanti si prendesse il tempo per curare i propri figli, fosse anche solo per dare il buon esempio, e per non far passare il concetto che la maternità sia “un fastidio” che bisogna eliminare in fretta.
Poi, per carità, meglio di niente. Il fatto che una donna incinta venga assunta in una posizione così importante, in un’azienda così potente, è sensazionale, e, ripeto, in Italia non sarebbe mai successo, e chissà per quanto non succederà.
Ma secondo me noi donne in ufficio, più che di notizie sensazionali, abbiamo bisogno di esempi che parlino di normalità. Di donne che a tutti i livelli possono andare a casa alle 6 invece che alle 8 di sera. Di direttori che chiudono una riunione alle 6 perché, appunto, tutti, donne e uomini, devono andare a casa a preparare la cena ai figli. Di flessibilità, di telelavoro, e di tempi, insomma, che si concilino con la famiglia, con quella vera, con i problemi di tutti i giorni. 
Non abbiamo bisogno, o forse non abbiamo più bisogno, di esempi di donne che hanno impostato la loro carriera sullo “stile maschile”, o, se non vogliamo usare una distinzione di genere, sullo stile stakanovista delle 12 ore al giorno inchiodati alla scrivania.
Per questo (per fare un paragone tutto digital) mi è sembrata più sensazionale Sheryl Sandberg, COO di Facebook, quando ha detto “io alle 5 esco dall’ufficio e vado a casa dai miei figli”. Perché – secondo me – è da lì che si parte, da una migliore gestione del tempo. E dal rispetto dei tempi dei nostri figli.
Ma forse Marissa ancora non lo sa, lei non ha ancora guardato negli occhi il suo bambino…diamole il tempo, forse quando in quel giorno di ottobre lo prenderà in braccio, sentirà il suo calore, la consistenza della sua pelle, e lo spettacolo del suo viso addormentato, forse allora non avrà una voglia pazza di tornare in ufficio.

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20 Commenti

  • Rispondi francesca r. 18 luglio 2012 at 22:01

    parole verissime!! soprattutto quando dici che portandosi il lavoro a casa e affrettandosi ad assicurare che lavorerà anche in gravidanza, sembra quasi vedere questa come un fastidio, un inconveniente… quando invece si dovrebbero conciliare entrambe le cose senza sminuire l’importanza di nessuna…

  • Rispondi Silvia - Le cose di ogni giorno 19 luglio 2012 at 10:16

    Sottoscrivo parola per parole.
    Finché le donne in posizione di potere si adegueranno a modelli maschili la cultura e la mentalità non cambieranno mai.

  • Rispondi Anonymous 19 luglio 2012 at 12:31

    Concordo con Silvia e aggiungo… ma perché un uomo non sente o non dovrebbe sentire il piacere di veder crescere i propri figli? Un padre non vuole occuparsi della crescita, della scuola, delle visite dal pediatra e dei vari impegni dei figli?!

    Emanuela

  • Rispondi Nimbina 19 luglio 2012 at 13:19

    Sei riuscita a mettere per iscritto quello che ho pensato io alla notizia!
    Bellissimo articolo.

  • Rispondi thesunmother 19 luglio 2012 at 15:03

    Concordo pienamente.
    Finchè noi donne imposteremo la nostra carriera al maschile e non daremo un nuovo esempio di mamma che lavora – e che comunque fa carriera senza abbabdonare il proprio ruolo di madre,
    Finchè i nostri mariti delegheranno a noi l’esucazione la cura quotidiana dei nostri figli, per dedicarsi alla carriera, le notizie come questa faranno scalpore.
    Io lavoro in un mondo di maschi e ho fatto velocemente carriera quando ero senza figlio, facendo tante trasferte, tante ore di lavoro in più ed essendo sempre reperibile. Ora non potró più farlo, vedremo cosa succedeà, dato che, com’è ovvio, non intendo rinunciare a veder crescere mio figlio per continuare la mia carriera.
    Un post molto bello, complimenti!

  • Rispondi Francesca 19 luglio 2012 at 15:42

    Brava. Mi trovi d’accordo su tutto. E Secondo me ( purtroppo) tornerà davvero a lavorare subitissimo, perché quando hai dedicato tanti anni al tuo lavoro e ricopri posizioni importanti e’ molto difficile cambiare la propria impostazione mentale. Probabilmente il bimbo vedrà più la babysitter della madre. Ma spero di sbagliarmi.

  • Rispondi laura 19 luglio 2012 at 16:28

    sante parole!

  • Rispondi Vale 19 luglio 2012 at 19:09

    …Vedo che il tema ci tocca tutte da vicino! C’è ancora tanto lavoro da fare, in effetti, e deve proprio cambiare la mentalità in Italia, secondo me. A partire dalla suddivisione delle responsabilità della cura della casa e della famiglia.
    E sarebbe molto bello sapere cosa ne pensano gli uomini, fra l’altro! 🙂

  • Rispondi CosmicMummy 20 luglio 2012 at 10:52

    mi piace molto la frase “Ma secondo me noi donne in ufficio, più che di notizie sensazionali, abbiamo bisogno di esempi che parlino di normalità. Di donne che a tutti i livelli possono andare a casa alle 6 invece che alle 8 di sera. Di direttori che chiudono una riunione alle 6 perché, appunto, tutti, donne e uomini, devono andare a casa a preparare la cena ai figli.”, condivido il succo del post ma non sono d’accordo completamente. per me questa donna può essere (e speriamo che lo sarà) di esempio per tutti: datori di lavoro – affidare un ruolo importante a una donna incinta si può – e donne – accettare un ruolo importante essendo incinte si può. perchè se è vero che in Italia ci sono le dimissioni in bianco, i contratti a breve termine e i non-rinnovi per le donne incinte, è altrettanto vero che ci sono tante donne che al primo mese di gravidanza si mettono in maternità anticipata senza un reale motivo di salute e tornano al lavoro dopo 2 anni cumulando tutti i congedi e le ferie possibili, lamentandosi anche se nel frattempo la loro scrivania è stata occupata da un’altra persona. allora io vorrei che la mentalità cambiasse da entrambe le parti, e vorrei che qualcuno/a ci permettesse/ci dimostrasse che non è che quando siamo diventate mamme scompariamo dalla faccia della terra, non abbiamo più un cervello, non abbiamo più lo stimolo e la voglia di tornare al lavoro. mi piacerebbe che questo esempio ci facesse capire che si può stare a casa solo per la maternità obbligatoria e poi tornare, magari conservando i congedi parentali per i gli anni successivi in modo da non assentarsi per periodi lunghi, o per il papà, che ci facesse capire come dici tu che si può lavorare tutti – uomini e donne – a tempo pieno e allo stesso tempo dedicarsi alla famiglia, semplicemente perchè il tempo pieno prevede 8 ore al giorno e se i padri non delegassero sempre tutto alle mogli la necessità di uscire presto dall’ufficio o di prendersi un permesso perchè il figlio è malato o ha la recita ce l’avrebbero anche loro.

    • Rispondi Vale 20 luglio 2012 at 11:14

      Sono d’accordissimo, e l’ultimo punto che citi è fondamentale: finché in famiglia la cura dei figli sarà al 99% a carico della mamma, non potremo cambiare molto, se non agendo sulla flessibilità.
      Sai, non so se Marissa Mayer sarà veramente di esempio, perché se continuerà a fare le 11 di sera in ufficio, se tornerà immediatamente in ufficio (in USA puoi tornare dopo 6 settimane di stop, fra prima e dopo il parto…è un po’ poco secondo me…almeno, io non ce l’avrei mai fatta), l’esempio rimarrà sullo stile maschile. Fra l’altro una come lei avrà a disposizione un team di tate, colf, ecc…Quante di noi se le possono permettere? Comunque, intendiamoci: MEGLIO DI NIENTE!!! 🙂 E soprattutto è comunque meglio, molto meglio, come dici tu, della situazione italiana, che a volte, fra dimissioni in bianco, non rinnovi, ecc., è TRAGICA.
      Per quanto riguarda le mamme che vanno in maternità anticipata…alcune ovviamente hanno tutte le ragioni, altre no, e queste ultime forse sono un po’ lo specchio della voglia di assistenzialismo tipica della mentalità italiana, ma un po’ anche lo specchio di un’insoddisfazione nei confronti dell’azienda in cui lavorano. Per farti un esempio: io ho la fortuna, fortunissima, di lavorare in un’azienda illuminata, che mi ha sempre dato tantissimo, e quando sono rimasta incinta non ho pensato nemmeno per un secondo di inventare una scusa per stare a casa in anticipo, perché il mio lavoro mi è sempre piaciuto tanto, perché non era pesante fisicamente, e soprattutto ho sempre inteso l’azienda in cui sto come un partner con cui costruire valore. Ma ovviamente aziende che ti trattano così bene sono la rarità in Italia, purtroppo! Ciao!!!

    • Rispondi CosmicMummy 20 luglio 2012 at 12:11

      riguardo alle tate e colf, è chiaro che più in alto sei, più puoi permettertele ma allo stesso tempo non puoi farne a meno. anche su questo argomento noto che l’arretratezza italiana è da entrambe le parti, è ovvio che gli asili nido non sono sufficienti, che non si ha alcun aiuto pubblico e che poter lavorare per una mamma è spesso un privilegio (mentre casomai dovrebbe essere un privilegio, anzi un lusso, stare a casa!), però quante si scandalizzano se porti un bambino piccolo al nido, ti dicono che sei pazza se lo lasci a una baby sitter per qualche ora, si sentono offese se la Fornero propone il voucher per pagare la baby sitter in cambio del congedo parentale. a questo proposito ti consiglio alcuni miei vecchi post: http://cosmicmummy.blogspot.it/2012/04/una-trappola.html http://cosmicmummy.blogspot.it/2012/03/non-disponibili-lavorare.html http://cosmicmummy.blogspot.it/2012/03/inoccupazione-e-asili-nido.html
      mi sembra un po’ un circolo vizioso… la mentalità che in fondo le donne stanno bene a casa con i figli e che i figli crescano bene solo se a contatto esclusivo con la mamma è un alibi per non affrontare il problema del lavoro femminile e delle strutture di assistenza come gli asili nido, allo stesso tempo queste carenze sono un alibi per molte donne per non lavorare. temo che non sarà facile uscirne, se non ci sforziamo tutti di cambiare mentalità. non prendo come esempio il caso americano, gli stati uniti non sono un bel modello, e se consideri che hanno ancora la pena di morte non ho proprio niente di cui invidiarli. mi piacerebbe guardare ai paesi europei più civili ed economicamente più sviluppati del nostro, penso ai paesi scandinavi per esempio che sono avanti anni luce.
      anche l’azienda dove lavoro io è un’azienda illuminata, non ho nulla di cui lamentarmi e se conti anche il fatto che ho l’asilo aziendale nello stesso palazzo in cui ho l’ufficio c’è da chiedersi se non vivo nel mondo dei sogni. anche io non mi sarei mai sognata di assentarmi più di quanto necessario, anche perchè oltre al fatto che dopo qualche mese a casa mi viene la depressione, il mio lavoro mi piace, mi piace il ruolo che ho nell’azienda e non mi piaceva l’idea di lasciare le mie cose in sospeso o in mano ad altri, tanto che ho dato la disponibilità di essere contattata anche durante la maternità e qualche volta ho fatto un salto in ufficio con bimbo al seguito per dare una mano 🙂

    • Rispondi Vale 20 luglio 2012 at 12:28

      Grazie mille, vado di sicuro a leggere i tuoi post! E’ un argomento vastissimo, bisogna agire su più fronti, ma secondo me – come hai scritto tu – l’imperativo è cominciare a cambiare la mentalità. in ufficio ma anche a casa. poi tutto il resto verrà, spero. magari fra un po’ di anni, ma prima o poi verrà.
      che bello, quando sento che ci sono altre aziende illuminate sono davvero felice. sono merce rarissima.
      un abbraccio e felice di avere scoperto il tuo blog! 🙂

  • Rispondi ALESSIA 20 luglio 2012 at 15:10

    Ciao Vale,
    sono Alessia la Receptionist di Pino t.se.
    bhè…che dire,hai creato un blog bellissimo.ho letto un po’ di racconti sparsi e ti giuro che hai saputo emozionarmi.un po’ perchè tratti di argomenti di mio particolare interesse(se ti interessa il titolo della mia tesi di laurea era:analisi sul sistema lavorativo in Italia e confronto col Giappone:la donna,il lavoro,il pensionamento,l’anzianità) e in più perchè hai una scrittura fresca che ti coinvolge completamente,ti fa viaggiare.
    Brava Vale!!complimenti!!continua a stupirci sempre di più!!
    perrone.alessia@libero.it
    Alessia

    • Rispondi Vale 20 luglio 2012 at 15:22

      Ciao Alessia!
      Ma grazie mille! Grazie davvero, di cuore! Ma veramente la tua tesi era su quell’argomento? Dovremmo chiacchierare un po’! Grazie della mail. Io ci sono ancora tutta la settimana, passo a salutarti per bene!
      Baci.

  • Rispondi mammacanta 24 luglio 2012 at 11:50

    vieni sul mio blog, c’è un premio per te!

  • Rispondi lascienzapercicogna 13 settembre 2012 at 15:53

    Ciao, ti ho scoperta più o meno 1 ora fa e non sono riuscita a frenare la curiosità leggendo tutti i post possibili.
    Commento a questo perchè quando uscì la notizia ripensai ai primi 3 mesi di Alfredo (oggi ne ha 8), a come mi sentivo io in rapporto a quel noi che stavamo diventando. Ecco, sarà pure una wonder woman con tutti gli aiuti del caso, ma i primi pianti faranno male pure a lei??!!! Il punto è proprio quello che tu hai ben descritto: sarebbe stata straordinaria se avesse avuto intenzione di conciliare tutto, prendendosi tempo; invece non fa altro che essere un surrogato di uomo, con gli ormoni che le balleranno come a tutte le mamme del mondo.
    Niente di più triste!

    p.s.: ho riletto il commento e ho visto che era pieno di errori, per questo l’ho rieditato.
    Un abbraccio, ora devo scappare ma avrei così tante cose da dire

    • Rispondi Vale 13 settembre 2012 at 21:52

      Ciao! Infatti è il mito della wonder woman che sa e può e deve fare tutto che non va bene, hai ragione!
      Ciao!

  • Rispondi Marina - La mia vita semplice 29 novembre 2012 at 11:42

    ho appena letto un articolo sul fatto che in un’intervista Marissa Mayer ha detto che il suo bambino di due mesi è “easy”… Che sia l’entusiasmo dei principianti? 😉
    Commento della giornalista americana: “Please stop saying things like that”.
    Mi ha fatto sorridere ripensando a questo post.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 30 novembre 2012 at 1:03

      Ahahah “please stop saying things like that” è meraviglioso!!! Sì, secondo me quello di Marissa è l’entusiasmo dei principianti, unito all’entusiasmo di chi ha qualche tata che gira per casa a ogni ora del giorno e della notte! 🙂

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