amore follia Parigi

Parigi, dicembre 1999

26 giugno 2012
“Sa, mademoiselle, io vengo qua ogni giorno”
Stai guardando il niente come si guarda il niente alle fermate degli autobus, e per un attimo non capisci con chi stia parlando quel tizio. Ti volti verso di lui, ti spuntano solo gli occhi dal collo alto del maglione nero di lana, come quando da piccola giocavi a fare il bandito, e per una frazione di secondo rimani a metà fra il dire “scusi, non parlo francese”, o “dice a me?”.
Non sai mai che intenzioni ha la gente, e ricordati che sei a Parigi, da sola, i tuoi genitori sono da qualche parte in giro per il Marais e non sapresti come raggiungerli, fai attenzione, Valentina, non dare confidenza agli sconosciuti. Sei pure piemontese. E fa freddo. 
“Davvero?” dici immediatamente.
“Lei non è francese? Che strano. Eppure ha gli occhi da francese. E’ sicura di non essere francese?”
Eccolo qua. Il pazzo della Bastiglia.
“Sì, sono abbastanza sicura”.
“Bene, probabilmente lei sa meglio di me se è o non è francese. Sa perché vengo qua ogni giorno?”
“No”, e per un attimo tenti di tornare a fissare il niente. Forse ora si gira dall’altra parte e prova a parlare con quella signora anziana con i guanti rossi.
“PERCHE’ AMO UNA RAGAZZA, mademoiselle!”, e lo dice a voce alta, quasi urlando.
Ti volti di nuovo, e lo guardi. Ha un’infinità di capelli ricci che da neri stanno diventando grigi.
Ha il viso tondo, e gli occhi che ridono.
“Sì, io la amo, sa? Lei prende questo bus tutti i giorni. Sale prima, non so esattamente dove. Non ho nessuna intenzione di seguirla, ovviamente. Non voglio essere invadente, non voglio sapere dove abita. Ma la amo. E la aspetto, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, sempre alla stessa ora. Arrivo presto, con tanto anticipo. Anche perché qualche volta mi è capitato di non trovarla sul bus delle 9.15, e ho sofferto. E allora io arrivo prima, arrivo verso le 8.30, così controllo i due pullman precedenti. 
Ormai gli autisti mi conoscono, sanno chi sono. Arriva il primo, apre le porte, io mi affaccio, guardo velocemente, e se non c’è, scendo subito. Arriva il secondo, apre le porte…uguale, stessa storia. Poi, finalmente, arriva quello giusto. 
Probabilmente lei sale all’inizio del percorso, perché è quasi sempre seduta. In questo periodo indossa un cappotto grigio o un giaccone verde. Ha i capelli neri e gli occhi scuri. 
Io salgo, e, pensi, spesso non la guardo nemmeno. Per me è importante sapere che c’è, che è lì, a due metri da me.
Certo, a volte la osservo un po’ meglio, mi è capitato anche di ascoltare – senza volerlo, ovviamente – alcuni suoi discorsi. Spesso telefona alla mamma. Probabilmente non abitano insieme. La chiama andando a lavorare, si dicono sempre più o meno le stesse cose “Ciao mamma come stai? Bene grazie e tu?”. Telefonate brevi, durano 3 minuti, giusto il tempo di un saluto. 
Ha una voce, mademoiselle…Lei non può capire. Del resto non è francese, come fa a capire? Una voce meravigliosa. 
Non le ho mai rivolto la parola, sia ben chiaro. Non ho nulla da dirle. O meglio, avrei milioni di cose da dirle, ma non le importerebbero. Lei è giovanissima, avrà al massimo 25 anni, e io…io ne ho 50, mi vede, che cosa potrei raccontarle?
Però la amo. Da impazzire. E il sabato e la domenica mi manca, mi manca profondamente, e lei non sa quante volte ho pensato di seguirla fino al lavoro, e poi dal lavoro di seguirla fino a casa per capire dove sta, per poterla raggiungere nel fine settimana…Ma no. Non voglio. Io la amo. Non la voglio spaventare.
Mi basta vederla. Mi basta proteggerla in quel quarto d’ora insieme in bus. Mi basta fare un pezzo di strada insieme a lei, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì.
Ma ora la devo lasciare, mademoiselle, mi perdoni, sta arrivando proprio il mio pullman. 
Mi batte già il cuore da pazzi, senta qua, senta, senta, mi tocchi il petto. Ha sentito? Ma certo che ha sentito, come può non sentire. E’ il suono dell’amore.
Arrivederci, mademoiselle, è stato bello parlare con lei, merci, merci, merci. Au revoir.”

In un attimo è sul bus, salta dentro con l’entusiasmo dei ragazzini alle giostre, e raggiunge un sedile in prima fila. Cerchi di vedere attraverso i vetri chi è lei, ma non riesci, vedi una ragazza seduta, ma ce ne sono altre, non sai, non capisci. Allora, proprio mentre stanno ripartendo, osservi di nuovo lui, cerchi di capire dove sta guardando, e capisci che non sta guardando proprio nessuno. Sorride, e sembra fissare un punto lontano, oltre l’orizzonte.
E ti dici che forse quella tizia non è mai esistita, forse lui è solo un folle che racconta la stessa storia tutti i giorni a chiunque, o forse lei esiste solo nella sua testa, e quello che ha raccontato a te oggi, in fondo, per lui, solo per lui, è reale.
E’ il 1999, tu hai 23 anni, sei appena tornata da Lisbona, la tua testa e il tuo cuore sono in subbuglio da mesi, è dicembre, fa freddo, e sopra di te le nuvole oblunghe corrono veloci come solo a Parigi sanno fare. E da quel momento, quando penserai all’amore vero, puro, totale, non potrai non pensare a lui, al pazzo della Bastiglia, alla sua faccia tonda, e ai suoi riccioli grigi. E ai suoi occhi che ridono.


Ti potrebbe interessare anche

9 Commenti

  • Rispondi AstareQui AstareQui 26 giugno 2012 at 7:32

    belli e melanconici i racconti dei pazzi di amore 🙂

    • Rispondi Vale 26 giugno 2012 at 10:19

      vero? è successo una vita fa ma me lo ricordo ancora perfettamente.

  • Rispondi Martha 26 giugno 2012 at 11:17

    ..sembra l’incipit di un libro, un fantastico libro d’amore..di quelli che ti emozionano solo leggendo il titolo..
    Bello.
    🙂

    • Rispondi Vale 26 giugno 2012 at 11:53

      Grazie, Martha! In effetti quando mi è successo sono poi andata dai miei genitori e ho raccontato tutto e mi sembrava di aver visto un pezzo di film! 🙂

  • Rispondi francesca r. 27 giugno 2012 at 19:05

    starebbe veramente bene in un libro, un pezzo così… l’inizio, ma anche la fine… 🙂

    • Rispondi Vale 27 giugno 2012 at 22:03

      …magari lo userò…quando mi deciderò a scrivere un po’ di più! 🙂

  • Rispondi Loredana Gasparri 14 febbraio 2013 at 12:37

    Bellissimo! Mi ricorda Truffaut, in qualche modo…

  • Rispondi Pellegrina 10 agosto 2013 at 9:55

    Struggente. Per vari motivi.
    P.S.: Notre-Dame è sempre la più bella!

  • Lascia una Risposta