domande futuro

Lo Zerbino Amoroso e la filosofia dello snowboard

20 giugno 2012

Quando hai 16 anni ti capita di dover credere profondamente in qualcosa. Allora decidi di diventare punk-metallara-paninara ma anche wannabe-intellettuale, o forse scout, o chissà cos’altro.
L’importante è avere un motivo per cui svegliarsi la mattina e per tirare avanti in un periodo che poi ti ricordi come il più bello della tua vita, ma mentre lo vivi spesso è tutto fuorché facile. 
Perché ancora non sei donna, e però non sei più ragazzina, e hai mille persone che ti dicono cosa fare, ma allo stesso tempo vorresti decidere tutto tu, e insomma è un gran casino.
In questo periodo ti capita di attaccarti come una ventosa alle CITAZIONI. Cioè, se l’ha detto Bono, allora è vero. Se Bruce sostiene questo, beh, allora io posso fare così. E poi vogliamo parlare di Einstein? Se Einstein lo diceva, io ci credo ciecamente. E mi fermerei qui, perché potrei finire per raccontare il mio amore per le frasi di Umberto Tozzi, e allora forse poi farei meglio a chiudere il blog.
Ovviamente, quando hai 16 anni non vai a cercare le citazioni con cui non hai nulla a che fare: come è naturale, vai alla disperata ricerca di qualche personaggio che abbia detto esattamente quello che pensi tu, e che legittimi, dall’alto della sua autorevolezza, le tue azioni.
Ricordo perfettamente di aver scoperto autori, cantanti o attori prima per le loro frasi famose che per le loro opere.
Io a 16 anni mi ero innamorata di una frase contenuta in un libro di cui non mi ricordo assolutamente nulla, né autore né copertina né trama, che diceva più o meno “sia che ti butti dal quarto piano, sia che ti butti dal decimo, ti fai male, quindi tanto vale fare un volo spettacolare”.
Ecco, io su questa frase ho costruito un mondo che, se mai lo scrittore (o scrittrice?) facesse due chiacchiere con me, probabilmente mi chiederebbe scusa e mi proporrebbe di pagarmi i danni morali.
Perché ovviamente avevo subito tralasciato l’aspetto noir della citazione, e l’avevo tradotta in qualcosa tipo “buttati, ama profondamente anche chi ti tratta male, tanto se ti trattieni non cambia nulla”, andando totalmente contro quello che mi diceva quasi ogni giorno la mia mamma, nel tentativo di frenarmi dal fare lo Zerbino Amoroso, e cioè “in amore vince chi fugge”.
A parte che ancora oggi io a quella fuga credo poco, perché se uno si innamora della nuca e non del viso di una persona allora ha un problema, però, ecco, forse la storia del decimo piano l’ho presa un po’ troppo alla lettera.
Se poi aggiungiamo l’altro mio cavallo di battaglia, che arrivava da un libro super romantico degli anni ’60, che diceva qualcosa tipo “Fiona decise di mettere da parte l’orgoglio, che è solo un sentimento che divide le persone, e andò a chiedere scusa a Tizio”, si può capire perfettamente cosa intendo quando parlo di buttarsi. Per me quel “l’orgoglio, che è solo un sentimento che divide le persone” è stato un assioma: da quel momento ho creduto profondamente che l’orgoglio non servisse a nulla.
Poi fortunatamente si cresce, si impara e si cambia, e forse – ma non sempre – si abbandona la religione dello zerbinismo. 
Però qualcosa ti rimane di quelle frasi che scrivevi con l’uniposca sulla smemoranda e con le quali andavi anche a indottrinare le tue amiche con le famose dediche durante l’ora di storia dell’arte.
E capita, anche a distanza di anni, di ripensare a quel quarto piano, e a quel decimo, ma soprattutto a quel volo spettacolare. E ti capita di riflettere, questa volta con 35 anni di vita nelle vene, e non solo 16, sul significato del verbo “buttarsi”, questa volta senza ribaltare tutto sull’amore romantico di Fiona, ma sulla vita, la tua, quella vera, di tutti i giorni.
E ti viene in mente quando hai provato ad andare in snowboard, e tutte quelle cadute rovinose sulla neve solo perché, per la paura, tenevi tutto il peso a monte, e la tavola scivolava via.
In pratica, per paura di cadere, cadevi. Per la voglia di controllare tutto, non riuscivi a controllare nulla. 
Poi, un giorno, sei andata con Anna a Serre Chevalier, e lì hai fatto un’ora di lezione con un maestro che ti ha semplicemente detto che per controllare la tavola avresti dovuto buttarti in avanti. E dimenticare la paura.
E tu, dopo qualche discesa ancora fatta sui gomiti perché proprio non riuscivi a immaginare di lasciarti andare, ad un certo punto hai deciso, e ti sei buttata. E, semplicemente, hai surfato. E hai controllato tutto. La velocità, le curve, la neve, le tue gambe. 
E quindi, in questi giorni di caldo torrido e di grandi domande, ti sorprendi a pensare alla montagna, e alla neve, e allo snowboard, e al fatto che ogni tanto, per guidare davvero la tua vita, devi semplicemente trattenere il respiro, chiudere gli occhi, buttarti, lasciarti andare, e non avere paura. 
Devi pensare di non poter più controllare nulla per riuscire a controllare davvero tutto. 
E ti sorprendi a ripensare a quel volo spettacolare dal decimo piano e ti ritrovi a chiederti se in questi 35 anni l’hai mai fatto anche solo una volta o se, alla fine, hai sempre e solo dichiarato di volerlo fare, per poi scendere di nascosto al quarto piano e calarti giù dalla scala antincendio.

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6 Commenti

  • Rispondi GAB 21 giugno 2012 at 14:54

    ecco, io a 35 anni il mio volo non l’ho ancora fatto, e credo fermamente che serva trattenere il respiro e buttarti…però da crederci…a farlo…insomma…ci sono un po’ di metri di distanza, che percorrerò, prima o poi….però mi hai dato speranza! 🙂

    • Rispondi Vale 21 giugno 2012 at 15:15

      …ecco, infatti fra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano…anche per me è così.
      sono anche convinta però che quando arriva il momento, arriva e basta, ed è proprio il momento in cui l’unico istinto che hai è trattenere il respiro e buttarti…almeno, spero…:-)

  • Rispondi Alice 23 giugno 2012 at 12:56

    Io come al solito arrivo sempre in ritardo. La voglia di buttarmi mi è venuta adesso più che a 16 o a 35. Non è facile, ma quando senti che è il momento, paura o no, non resta che buttarsi.

    • Rispondi Vale 23 giugno 2012 at 21:13

      Hai ragione, Alice, quando senti che è il momento, non puoi fare altro!

  • Rispondi thesunmother 2 luglio 2012 at 16:58

    Io di salti nel vuoto ne ho fatti 2. Un terzo anche letteralmente, da sola, a 18 anni, a 70 Km da casa.

    I dubbi, le ansie, le paure e le insicurezze volano via nel salto ed è liberatorio e gratificante guardarsi indietro e vedere di quanto coraggio siamo stati capaci.

    Sarà che sono un’ottimista senza speranza di redenzione, ma buttarsi fa bene!

    [Ma come mi piace il tuo modo di scrivere di emozioni ! ]

    • Rispondi Vale 2 luglio 2012 at 17:22

      Caspita, che bello: “i dubbi, le ansie, le paure e le insicurezze volano via nel salto”. Speriamo, davvero. Io sto per farne uno (per me) ENORME, e ora che sono sul trampolino ho davvero paura. Ma non tanto di quello che ci sarà oltre, perché so che poi sarò felice, quanto del male che farà separarmi dalle sicurezze, anche a volte un po’ scomode, ma sempre sicurezze, di oggi.
      Ciao cara, grazie mille! 🙂

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