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Wonder Woman (nell’ovatta)

15 maggio 2012
C’è qualcosa che noi mamme in ufficio non ammetteremo mai, nemmeno sotto tortura, se non alle nostre simili, e spesso nemmeno a loro: ABBIAMO SONNO.

Non sempre, per carità, ma, mediamente, nei primi 3-4 anni di età dei nostri figli, NOI ABBIAMO SONNO.
E non parlo di quella leggera stanchezza che provi quando sei giovane e arriva la primavera e ti svegli un po’ più intontita del solito. Troppo light.
Non parlo nemmeno del senso di distruzione molecolare che hai addosso quando (sempre da giovane) ti svegli il venerdì mattina dopo aver dormito 3 ore perché la sera prima sei stata a ballare e bere su un cubo in un locale all’aperto, perché in quel caso sai perfettamente che, passate faticosamente quelle 8 ore in una sensazione continua di stordimento e ovattamento (si dice ovattamento?) che ti renderà rallentata in tutto, linguaggio, scrittura e riunioni comprese, potrai entrare in casa, lanciare le scarpe in aria, lasciarti cadere sul letto tipo Goldrake quando viene colpito dal nemico, e dormire fino ad un orario indefinito.
Parlo di quell’incredibile, incommensurabile e profondo sonno da notte passata con la colonna sonora del “Mammaaaa!”.
Quel sonno letteralmente aggressivo, quel sonno che quando ti svegli te lo ritrovi addosso tipo una tutina di colla appiccicosissima, e te lo ritrovi aggrappato alle palpebre, e ti fa sentire ogni singolo muscolo (soprattutto quelli delle palpebre) pesante come il piombo tutto il santo giorno, e in più – attenzione – questo santo giorno tu lo passerai sapendo che poi, una volta tornata a casa, non potrai fare Goldrake che si abbatte sul letto, ma dovrai essere, come ogni sera, Wonder Woman.
Perché un figlio che piange o ti chiama di notte non vuol dire semplicemente “mi alzo, gli rimetto il ciuccio in bocca o gli faccio una carezza, torno a letto e mi riaddormento in 3 secondi”. Vuol dire anche, e spesso, fare tutto ciò, ma poi tornare a letto e pensare “Ora dormirà? Gli passerà questa tosse pazzesca o soffocherà? E se poi fra poco si risveglia?”
Mia figlia, santa donna, ha sempre dormito tanto. Ma ci sono state alcune notti. Alcune notti in cui evidentemente aveva voglia di compagnia. Tipo l’altra notte, quando mi ha chiamata una quantità di volte indefinita (30?), e ogni singola volta l’ho trovata con gli occhi chiusi: dormiva. Sognava. Lei.
O come stanotte: mi sono svegliata alle 2 del mattino con un urlo straziante “Aiutoooooooo”, sono corsa di là e mi ha detto, con aria angelica “Mamma, ho sete”.
O come un mese fa, quando è venuta nel nostro letto alle 5, si è seduta e mi ha detto “Mamma, latte.” e io “No, amore, a quest’ora no. Dormi”. E lei, con aria di chi ha trovato la soluzione “…Succhino???”.
Il fatto è che il giorno dopo in ufficio, ovviamente, ci devi andare lo stesso. E non è che puoi arrivare, salutare tutti, appoggiare la testa sulla scrivania, e dormire. Come facevi a volte in aula studio all’università, un milione di anni fa.
No. Come è naturale, e giusto, tu quando arrivi in ufficio devi essere operativa, performante, e – soprattutto – sveglia. E non so se sia giusto o no, ma normalmente non comunichi ai tuoi colleghi che piuttosto che stare seduta di fronte ad un pc vorresti darti fuoco, e l’unica cosa che vorresti è un giaciglio, anche di pietra, dove riposare anche solo 15 minuti.
Giuro, ci sono stati giorni in cui ho pensato seriamente di affittare una stanza dalle 13 alle 14 nell’hotel vicino a dove lavoro, giusto solo per riprendermi dal sonno che mi attanagliava. Ovviamente poi non l’ho fatto. Fra l’altro avrei trovato un filo difficile giustificare il mio andare in hotel “a ore” a eventuali colleghi che fossero passati da quelle parti.
E allora questa mattina, dopo essermi svegliata con la mia tutina di colla/sonno, mentre ero in macchina, con la testa che ad ogni semaforo rischiava di cadermi sul volante, mi sono chiesta: ma perché non creare, negli uffici, dei salottini con 3 o 4 brandine o poltrone dove le mamme (e i papà, ovviamente) in pausa pranzo possono andare a riposarsi anche solo mezz’ora? Non aiuterebbe a conciliare meglio famiglia e lavoro? E, alla fine, non farebbe aumentare la produttività delle risorse, che eviterebbero di passare il pomeriggio nell’ovatta e lavorerebbero con più freschezza?
…Ehm…cara Valentina di una volta che stai pensando “sì, che bello, così quando il giovedì sera esco, poi il venerdì a pranzo posso andare a riposarmi anche io”: per favore, mettiti in coda. La precedenza ce l’avrebbero i genitori.

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