Guia mamme mammità parto

Rossa su fondo verde

8 maggio 2012
Qualche giorno dopo, a casa, con la copertina viola di Valeria
Di quel momento ho un’immagine stampata in testa, come un fotogramma di un film: Guia tutta rossa (sangue) su fondo verde (camici), tenuta da due mani (ostetrica), e il suo pianto come colonna sonora. E io che dico, romanticona, come prima cosa davanti a mia figlia: “Caspita, ma è già uscita?” (ok, non ho detto proprio “caspita”, ma tralascerei la vera espressione che ho usato).
Poi non mi ricordo cosa è successo di preciso, probabilmente è passato qualche minuto, o forse qualcosa in più, non so, so solo che poi è tornata: tutta pulita e lavata, con il suo cappottino argentato che fa tanto orata al cartoccio.
Me l’hanno messa sul petto, la sua testolina piccola e già un po’ capelluta a due centimetri dal mio viso, quel profumo di neonato che non scorderò mai nella mia vita, il mio compagno accanto a me, e io, di nuovo, romantica, che guardo allarmata le persone attorno a noi e dico “ma…è normale che abbia smesso di piangere?”, e l’infermiera che mi guarda con l’aria di chi pensa ma-questa-avrà-capito-di-essere-diventata-mamma?, e mi dice “sì, è normale, signora, è attaccata a lei”.
…E poi, finalmente, la prima parola per lei: “Benvenuta”. Detto piano, pianissimo, sussurrando, perché, sembrerà assurdo, non sapevo bene cosa dirle. La guardavo e non riuscivo a tirare fuori nulla che mi sembrasse intelligente, sensato, bello. La guardavo e vivevo la mia emozione, e basta. Come bloccata da un evento tanto grande, troppo grande per essere commentato.
E non ho pianto. Io, che ho sempre pianto tanto, di rabbia, di tristezza, di gioia, di commozione, io che piango anche quando a teatro finisce lo spettacolo e gli attori ricevono gli applausi, quando è nata mia figlia non ho pianto.
Non ho pianto nemmeno dopo, con le visite dei nonni, dei parenti, degli amici. Mai una lacrima, mai un groppo alla gola.
Poi però siamo tornati a casa.
C’era il vento, tantissimo vento, erano i primi di settembre e il cielo era di un azzurro perfetto. Siamo arrivati a casa verso l’ora di pranzo, ed ero felice: guardavo gli occhi profondi di mia figlia e cercavo di entrarci dentro, di capire chi fosse, che cosa avremmo fatto insieme, che donna sarebbe diventata.
Sapevo che il mio compagno, dopo tre giorni totalmente dedicati a noi, quel pomeriggio avrebbe avuto una riunione improrogabile. Mi dicevo “vabbè, che problema c’è, ce ne stiamo noi due qua tranquille”.
Ovviamente mi sbagliavo.
Appena chiusa la porta, mi sono girata verso la navicella in cui dormiva Guia e ho pensato: e ora?
E lì, finalmente, ho pianto. Come una fontana. La guardavo e piangevo, e pensavo “io non ce la farò mai”.
Ho chiamato la mia mamma, che senza nemmeno farmi finire la frase piena di singhiozzi mi ha detto “arrivo subito”, e poi, nel giro di qualche ora, mi si sono asciugate le lacrime.
E ho cominciato a sentire l’entusiasmo della partenza, dell’inizio di un nuovo sogno.
Ho capito più tardi, con la felicità del crescere insieme, cosa mi era successo quel giorno.
Non avevo pianto prima perché evidentemente avevo bisogno di stare da sola con lei per lasciarmi andare.
E non era tristezza, non era disperazione: era semplicemente e meravigliosamente quel groviglio di emozioni che prima o poi devi partorire, quando diventi mamma. Quel groviglio di emozioni che 9 mesi di gravidanza ti regalano, quella “seconda placenta” che è fatta di dubbi, di sogni, di immagini, di progetti, di domande, che devi tirare fuori, che devi espellere, per poter partire, per staccarti dai blocchi di partenza e cominciare a correre.E per capire, finalmente, che sei diventata mamma.

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10 Commenti

  • Rispondi Claudio E. Roe 8 maggio 2012 at 21:18

    Mi unisco alle tue lacrime, di commozione! Che meraviglia! La vità è una meraviglia!

    • Rispondi Vale 8 maggio 2012 at 23:38

      Claudio, io ti abbraccio di nuovo! 🙂

  • Rispondi pret-à-maman 8 maggio 2012 at 23:23

    che tenerezza vale. secondo me sei pronta per n.2 😉

    • Rispondi Vale 8 maggio 2012 at 23:41

      Cara Vale, sì, in effetti…ma magari aspetto ancora un attimo. Facciamo passare l’estate (e i moijto).

  • Rispondi norma jane 10 maggio 2012 at 13:43

    mi sono commossa anche io leggendo il tuo post. E’ un groviglio di emozioni incredibile la maternità, che è difficile capire e spiegare.

    • Rispondi Vale 10 maggio 2012 at 14:20

      Ciao! sì, hai proprio ragione, è veramente difficile sia capirla che spiegarla!

  • Rispondi sarella 11 giugno 2012 at 22:38

    mi ha colpito con quale lucidita’ sei riuscita a capire le tue emozioni.
    io in quei primi giorni a casa piangevo a fontana sentendo l’amore incontenibile che mi suscitava mia figlia
    io ho chiesto di che sesso era mia figlia dopo 20 minuti penso, averla data alla luce, ma forse ero manchevole per via dell’emoraggia che ne e’ seguita
    volevo tanto una femmina, poi durante la gravidanza sempre piu’ donne di mezza eta’ in difficolta’ economica, sfilavano davanti ai miei occhi e in quel momento ho forse desiderato che fosse un maschio l’essere che portavo in grembo.
    perche’ hanno sempre vita piu’ facile, non subiranno soprusi al lavoro, non gli verra’ chiesto se usano il preservativo ai colloqui…
    ma poi questa ienetta di femminuccia mi e’ stata data, e mi sono convinta che vale sempre la pena avendo le donne una vita immensamente piu’ ricca sebbene piu’ complessa degli uomini.
    grazie per aver suscitato in me la voglia di scrivere queste parole.

  • Rispondi Vale 11 giugno 2012 at 23:21

    Ciao Sara! ma sei tu, vero? ci siamo conosciute sabato, no?
    Grazie a te di avere scritto le tue, di parole!
    Io invece mi ero sempre immaginata mamma di maschio, e poi, invece, incontrato il mio compagno che desiderava tanto una femmina, è cambiato tutto.
    Che bello risentirti!

  • Rispondi Anonymous 14 dicembre 2012 at 17:48

    Sono una nuova lettrice di questo blog… e lo adoro!
    leggo solo ora questo post, ora che sono rientrata a tempo pieno in ufficio e il mio bambino mi manca tanto…!
    Di quel giorno ricordo quando me lo hanno appoggiato al petto ancora tutto sporco! Ricordo perfettamente il suo odore… come se lo avessi sentito 5 minuti fa, eppure non saprei descriverlo in quanto non paragonabile a nulla!
    Il seguito è stato una valle di lacrime per i piu svariati motivi, paura, gioia, emozione, senso di inadeguatezza…
    Ogni canzone d’amore è per lui, e come ogni innamorato passo le intere giornate fuori casa nell’attesa di rientrare e sentire la magica parolina che scioglie il cuore ” mammamma”!
    😉 Alice

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 14 dicembre 2012 at 21:23

      Ciao Alice! Grazie mille di essere passata di qua! Che bello “ogni canzone d’amore è per lui”…è proprio così! Un abbraccio!

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