mamme mammità papà Vecchioni

Qualcosa che le mamme non vivranno mai

11 maggio 2012

Caro, carissimo Roberto.

Non ti scrivo per ringraziarti per il concerto di ieri sera. Non ti scrivo per ringraziarti per I colori del buio, per La stazione di Zima, per Le lettere d’amore, né per Luci a San Siro e Samarcanda cantate alla fine, nei bis, quando nessuno più osava sperarci. Non ti scrivo per dirti che andare a sentire musica e sentire anche parlare di Tolstoj e Sofocle è meraviglioso.

Non ti scrivo, anche se vorrei tanto, per dirti che hai regalato (beh, insomma, proprio regalato no, ma fa lo stesso) una splendida serata a me e alla mia amica Sonia, che è una delle mie anime gemelle, che non vedo mai e che vorrei vedere molto più spesso, e che ad un certo punto ieri, nel buio, verso la fine, avrei voluto abbracciare per la felicità che avevo addosso (ma non l’ho fatto, sai, sono torinese).
Non ti scrivo nemmeno per dirti che Figlia ha uno dei testi più intensi che abbia mai letto, e che la frase 
“E figlia, figlia,
non voglio che tu sia felice,
ma sempre ‘contro’,
finché ti lasciano la voce”,
mi piace da impazzire, perché un po’ mi ricorda me da ragazzina, e un po’ è quello che vorrei dire ogni giorno a mia figlia, e poi perché mi ricorda la mia poesia preferita, quella di Paul Eluard, che finisce con “resisti al vento“.
Non ti scrivo nemmeno per rimproverarti per non aver cantato la più bella delle tue canzoni, quella per Laura, che è così visionaria e poetica da emozionarmi ogni singola volta che il mio iphone me la propone (confido nel prossimo concerto).
Non ti scrivo per dirti che ho avuto per quasi 3 ore, costantemente, le lacrime agli occhi dall’emozione, e che su quel palco eri ed eravate bravissimi.
No. Ti scrivo per ringraziarti perché hai raccontato dell’amore per tua figlia, e di quando ti ha detto che si sarebbe sposata, e della sera in cui guardandoti allo specchio ti sei ritrovato incazzato e ti sei chiesto “ma chi è questo, che arriva e me la porta via?”.
Perché dopo due anni e mezzo di mammità autoreferenziale, due anni e mezzo in cui mi sono sentita l’unica e la sola a capire perfettamente mia figlia, a intendere le sue esigenze al volo, ad amarla come si deve…ieri sera, all’improvviso, ho capito che c’è qualcosa che vive il mio compagno, e che io non potrò mai vivere, che è l’amore di un padre per la sua bambina.
E, pur nella sua semplicità, è stata una rivelazione, perché mi sono resa conto che da un lato lo invidierò sempre per questo, dall’altro mi lascerà sempre letteralmente incantata e piena di felicità vederlo prendere in braccio Guia e portarla a vedere il mondo dall’alto dei suoi 196 centimetri, e portarla  nella “loro” dimensione, fatta di canzoni, di favole, e di abbracci nella quale io non posso e non devo entrare.

Finalmente ieri, con poche parole, mi hai fatto capire che c’è qualcosa che le mamme non vivranno mai.
Qualcosa che ha a che fare con il senso di protezione, con l’ombra gentile che ti fa un albero d’estate, e con la tenerezza che i papà di adesso possono (finalmente) permettersi di dimostrare.

Ma che ha a che fare anche con gli occhi marroni-neri del mio papà, con la sua Alfetta marrone con cui mi veniva a prendere a scuola nei primi anni ’80, con il suo volermi bene con forza e discrezione, come i papà di una volta potevano e dovevano fare.
E ha a che fare con la foto che c’è in cima a questo post, che, pur appartenendo a “loro due”, mi ha fatto rivivere, di colpo, come se l’avessi vissuta ieri, la sensazione di avere la mano nella mano del mio, di papà. Mi è sembrato di risentire davvero la consistenza della sua pelle, quella mano così grande con dentro la mia, così piccola, di 30 anni fa. E la consapevolezza di essere letteralmente in buone mani, al sicuro, con lui.
E poi, così, proprio alla fine, un altro grazie, di sfuggita: per aver insegnato, 25 anni fa, l’italiano e il latino così bene al mio compagno da farlo innamorare della letteratura, e della lettura, e dello scrivere, e dei nostri autori, contribuendo a farlo diventare il papà meraviglioso che è oggi.

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5 Commenti

  • Rispondi Alice 12 maggio 2012 at 0:19

    Bellissimo post. Molto intenso. Grazie
    P.S. W Vecchioni

    • Rispondi Vale 12 maggio 2012 at 9:07

      Ciao Alice! W Vecchioni!

  • Rispondi Tiussi 12 maggio 2012 at 18:22

    Brava Vale! Vorrei che un giorno la mia bimba possa sentirsi cosi

  • Rispondi Anonymous 23 maggio 2012 at 17:49

    Mi hai emozionato…a me ricorda una canzone che ascoltavo sempre con te a Cuba…si chiama “Vedrai”….

    • Rispondi Vale 23 maggio 2012 at 17:57

      Tesoro!!! Mi ricordo!

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