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Mamma VERAMENTE in ufficio

27 maggio 2012
Sì, lo so, se dico che venerdì è stata una delle giornate più stancanti della mia vita non sono credibile. Il fatto è che sono un essere a sfinimento velocissimo, praticamente immediato, e fra l’altro pare che mia figlia sia sulla buona strada, dato che le maestre del nido mi raccontano che a fine giornata, quando è ora di mettere in ordine i giochi, Guia per prima cosa scompare, poi, quando viene ritrovata in qualche angolino, fa scenate isteriche pur di non raccogliere nulla, e poi, una volta obbligata (non voglio sapere come), si aggira per la stanza prendendo in mano un giocattolo ogni 10 minuti e esclamando, toccandosi la schiena, con aria affranta “Che fatica!”.
Nemmeno 3 anni, e già una vita di divani davanti.
Comunque, venerdì da noi, come in altre aziende italiane, c’è stato il pomeriggio “Bimbi in ufficio”. 
Dalle 3 in poi gli uffici sono stati invasi da decine e decine di nani urlanti che avevano come obiettivo, di base, capire dove caspita spariscono i loro genitori con la banale scusa del “vado a lavorare”.
Oltre, ovviamente, a distruggere tutti i tasti dei pc esistenti, tappezzare il pavimento della mensa di impasto di biscotti al cioccolato, testare fino in fondo la pazienza degli animatori con il gioco “ti urlo nelle orecchie, vediamo cosa mi fai”, fare la gara a chi mangiava più panini con la Nutella, farsi truccare da gatti/tigri/principesse/fiori, e rischiare ogni tipo di testata possibile nel parco giochi che era stato allestito in cortile.
Ora. Quel posto, quello dove lavoro, in 8 anni mi ha vista in molte condizioni: serena, triste, allegra, euforica, orgogliosa, disperata, felice. Ma soprattutto, stanca. E’ ovvio che l’ambiente in cui passi la maggior parte delle ore della tua vita impari a conoscere soprattutto la tua stanchezza. Fisica, sì, un po’, ma soprattutto mentale. 
…Ecco, fino a venerdì evidentemente non aveva visto nulla. 
Sarà stata la fatica dell’essere, per una volta, mamma veramente in ufficio, quindi il dover fare la mamma, con tanto di giochi, sorrisi, canzoncine, facce buffe, ma anche la collega, il capo e la collaboratrice, con la simil-formalità che, comunque, per quanto ti sforzi, non puoi annullare completamente in queste occasioni, sarà stato il sole che, a dispetto delle previsioni, ci ha accompagnati per tutto il tempo, sarà stato che poi, alla fine, io di pomeriggi interi passati a giocare con mia figlia per fortuna purtroppo non ne ho passati così tanti…non so cosa sia stato esattamente, so solo che a fine giornata ero devastata dalla stanchezza come quasi mai nella vita.
Ma ero anche molto felice. Perché la realtà, stanchezza a parte, è che erano giorni che aspettavo quel pomeriggio.
Un po’ come quando attendi per giorni di far conoscere il primo fidanzatino ai tuoi genitori: tu ami loro e ami lui, e desideri solo che si piacciano. E che si conoscano, si facciano domande, diventino amici. E speri con tutto il tuo cuore che non diventino mai rivali. Perché fanno tutti parte del tuo cuore. In modo diverso ma uguale.
Io amo mia figlia e il mio essere mamma, ma amo anche il mio lavoro, i miei colleghi, il progetto a cui appartengo. E vedere tutto insieme, tutto in un unico ambiente, vedere una bimba che entra in un’azienda, ma anche un’azienda che si trasforma per un giorno in un parco giochi, a te, mamma che ogni giorno lasci tua figlia al nido e stai lontana da lei per 8-10 ore, regala serenità. E ti fa pensare che probabilmente continuerai ad essere convinta di non essere perfetta né come mamma né come manager, ma, in fondo, forse, è giusto e naturale che sia così.
E ti fa pensare che quella conciliazione fra casa e lavoro alla quale pensi tutti i santi giorni, forse parte anche da eventi del genere. Forse parte dal conoscersi, prima di tutto. E dal farsi conoscere anche e soprattutto come genitori, come mamme e come papà.
P.S. Ehi, pssss, sì, dico a te, bellissima collega single e senza figli, nel pieno dei tuoi 30 anni, perfettamente truccata, che verso le 18 hai attraversato il cortile e hai fatto lo slalom fra tutti i marmocchi, cercando accuratamente di evitare tutte quelle manine sporche di impasto di biscotti e tutte quelle mamme esaltate: ti ho vista, sai. Ho capito che stavi scappando da quel posto di nani urlatori e ti stavi precipitando a bere uno spritz con il tuo fidanzato, o forse con le tue amiche. 
Come mamma, è mio dovere dirti che un giorno amerai fare i biscotti con tuo figlio. Sì, certo. Ma devo dirti anche un’altra cosa: c’è stato un momento, quel momento in cui il tuo tacco è passato ad un centimetro dalla suola delle mie converse, in cui avrei pagato milioni per mollare tutte quelle urla e lanciarmi nella tua macchina per venire con voi a prendere l’aperitivo. 
Perché in fondo la Valentina di una volta non si scorda mai.
Ma non dirlo a nessuno, mi raccomando.


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10 Commenti

  • Rispondi Anonymous 27 maggio 2012 at 19:35

    Noi mamme single, si fa tutte e due. Noi si prende l’aperitivo in casa, tre Negroni per disperazione, quando i figli sono andati a letto (mi rendo conto, mi sto candidando per il blog “Un benvenuto ai servizi sociali”). Basia1000

    • Rispondi Vale 27 maggio 2012 at 19:41

      Ahahahah…ti ho riconosciuta, mamma single! beh, non è che noi mamme non single, nell’aspettare il compagno di ritorno dall’ufficio, non si beva altrettanto, sole in casa, tipo Sue Ellen!
      Magari una volta i Negroni andiamo a berli insieme a metà strada, che so, piazza Vittorio? Baci.

  • Rispondi Andrea Ravetta 27 maggio 2012 at 22:56

    Grande Vale mi hai davvero fatto ridere. Potresti scrive un libro. MM. Mamma manager. Conflitti e Piaceri. Rinuncie e doveri. Viviamo tutti di contraddizioni ma voi mamme di oggi vivete un eterno conflitto. Più di noi maschietti.
    Un bacio enorme. Andrea

    • Rispondi Vale 27 maggio 2012 at 22:59

      Ciao Andrea! Grazie mille! Mi piacerebbe tanto avere più tempo per scrivere, in effetti…MM come titolo sarebbe perfetto!
      Un abbraccio!

  • Rispondi GAB 28 maggio 2012 at 15:38

    ma la maglietta con nome era per distinguerla nella massa di nani? 🙂
    anche io ogni tanto (raramente!) la porto con me, ma per necessità…e ogni volta me ne pento, ehehe! e per fortuna lavoro in un ambiente soprattutto maschile, sennò, la gab con scarpa converse scapperebbe con la tua valentina d’altri tempi (però sempre con scarpa converse).

    • Rispondi Vale 28 maggio 2012 at 16:32

      No, la maglietta l’hanno fatta per tutti i bimbi quelli del personale!
      A proposito di altri tempi: io anni fa proprio a Bari ho passato una serata divertentissimissima con la mia amica Cate, e ho un ricordo meraviglioso.
      ps: ieri mi sono fatta un po’ di cavoli tuoi sul tuo blog, ho letto un po’ di post…è BELLISSIMO, complimenti!

    • Rispondi GAB 28 maggio 2012 at 22:53

      sì…diciamo che tutto sommato bari permette anche di divertirsi…tutto sommato…diciamo che con le amiche giuste è meglio 🙂
      ehi…grazie per il complimento!!!

  • Rispondi Alice 30 maggio 2012 at 22:19

    Invidia, invidia, invidia! Ma dove lavori? Esistono veramente aziende così? Sarà che qui nel “ricco” nord-est pensano solo a lavorare lavorare lavorare.
    Bel post, mi è proprio piaciuto.

    • Rispondi Vale 31 maggio 2012 at 0:29

      Sì, esistono aziende così. Poi ognuna ha i suoi difetti, ovviamente…:-)
      Grazie cara Alice!

  • Rispondi paolina 17 maggio 2013 at 12:01

    grandissimo post !!!!

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