conciliazione lavoro mamme mammità passato single

Valentina (di una volta), chiedi scusa, please.

12 marzo 2012
Valentina di una volta
Lui e Lei
Ok, senti, te lo devo dire: mi stai tremendamente sulle palle. Tu, la tua mansarda in centro a misura di single+2gatti, i tuoi aperitivi, il tuo dire “cosa ho voglia di fare stasera? cinema? cena? una birra?”, la tua smisurata libertà e il tuo poter decidere in due secondi netti di partire per un weekend senza dover avvertire nessuno se non la cat sitter. Mi innervosisce pensare che, se a me viene in mente di fermarmi a bere un bicchiere prima di andare a casa dall’ufficio devo mettere su un team di esperti che gestisca mia figlia/la sua cena/il metterla a nanna e tu, invece, con la leggerezza di chi non ha catene e per questo radici molto più volanti, niente, tu pensi e fai.
Tu e i tuoi sabati passati rimbalzando stancamente fra il divano, la focacceria sotto casa e il letto.
Tu e i tuoi viaggi, il tuo trolley sempre pronto, i tuoi arrivi a Caselle alle 6 del mattino, il tuo stare una settimana a New York ed essere leggera come una che non deve rendere conto a nessuno né tantomeno organizzare la vita e le esigenze di qualcuno.
Tu e il tuo svegliarti naturalmente, il sabato o la domenica o durante le vacanze, perché il sole entra dal velux e ti induce dolcemente ad alzarti, per fare cosa non si sa: è tutto da decidere. Da te. Sul momento.
Tu e il tuo essere inconsapevole di essere liberissima, e anzi, il tuo lamentarti ogni tanto di avere tanto da fare.
Ecco, tu e tutte queste tue cose mi state sonoramente sul culo.
Ma non è solo questo, cara Valentina. Mi stai sulle palle perché sei, come me, una donna che lavora, ma non sei mamma.
Perché, vedi, non capisci.
Io mi ricordo benissimo, carissima, quando alle 18 vedevi le tue colleghe mamme arraffare in tutta fretta borsa e chiavi della macchina per precipitarsi a casa: alzavi un sopracciglio guardando in basso a destra sul pc e pensavi “qua cadono le penne allo scattare dell’ora…”.
Io mi ricordo quando, andando in mensa con loro, osservavi le loro sopracciglia, e con aria superba, pensavi “ma cosa ci vorrà mai a ridefinirsele un po’ meglio? Ma poi truccarsi un po’, no?”.
E non credere che non mi ricordi quando organizzavi le riunioni con inizio alle 17.30, senza nemmeno lontanamente pensare che potesse esserci qualcuno con impegni diversi, magari più importanti, dello svuotare due bustine di cibo per gatti in due ciotole. E non ti rendevi conto per niente – lo so perfettamente – di essere l’artefice di una discriminazione, obbligando la mamma invitata alla riunione ad alzarsi alle 18, massimo 18.30, e dire “scusate, io devo andare, perché ho la mia bambina che mi aspetta a casa”. Semplicemente, pensavi, anche un po’ infastidita, “e vabbè, faremo noi quello che non riesce a fare lei”.
Mi ricordo perfettamente anche di quando dicevi “in fondo, bisogna saper scegliere: quando farò un figlio, sceglierò fra carriera e vita privata”. E anche in quel caso, non ti rendevi conto della discriminazione che alloggiava nella tua testa: “sei mamma, quindi non puoi fare carriera. Ehi, take it easy, vai a casa e sii felice, tutta ricoperta di pappa”.
Ma poi, cara Valentina di una volta, poi è successo l’impensabile: hai trovato l’uomo della tua vita, e di conseguenza la piccola donna della tua vita, Guia, che oggi ha 2 anni e mezzo e fa sì che al massimo alle 19 tu debba salutare tutti per correre da lei. E sai cosa è successo? è successo che non hai scelto, non hai voluto scegliere fra vita privata e lavoro, perché tu sei questa, sei un misto di donna che ama il suo lavoro e di mamma che adora sua figlia, e non ci pensi proprio a scegliere.
Di base, perché non potresti mai essere solo mamma. Ma soprattutto per un motivo molto semplice: non è giusto nemmeno pensare che le donne debbano scegliere. Se vogliono, lo fanno. Se no no.
E così, cara Valentina, ora, quando rincorri il tempo come una pazza affannata, quando ti rendi conto che non ti riesce bene nessuno dei tuoi tre ruoli (mamma, manager, compagna), quando ti senti il cuore in gola correndo giù dalla collina per andare a dare il cambio alla baby sitter pensando “un giorno o l’altro mi viene un infarto”, quando ti rendi conto che l’ultima volta che sei stata dall’estetista forse ti eri appena laureata, quando ti guardi le sopracciglia e ti convinci che quest’anno vanno così, un po’ folte e scarmigliate, quando guardi la confezione di fondotinta e ti chiedi a cosa serva, ecco, in questi momenti, carissima, faresti meglio a ripensare a come eri una volta, e a sentirti in colpa per tutte le volte in cui non sei stata donna (capace di comprendere tutti, mamme comprese), ma sei stata solo una ragazzina, sorda alle esigenze delle persone e tutta incentrata su te stessa senza nemmeno capire esattamente chi tu fossi.

Ecco. Ora che, proprio grazie a quell’uomo e a quella piccola donna che camminano mano nella mano nella foto, per la prima volta ti sei fermata a riflettere e forse hai capito qualcosa in più della tua vita, del rispetto e anche del tuo lavoro, ora, per favore, chiedi scusa.

Ti potrebbe interessare anche

29 Commenti

  • Rispondi M di MS 27 marzo 2012 at 12:59

    Ha ragione Cecilia. Bello questo post e bello anche il blog. Ciao!

  • Rispondi Laura 27 marzo 2012 at 13:31

    complimenti è bellissima! e soprattutto molto molto vera!

  • Rispondi Vale 27 marzo 2012 at 20:14

    Grazie mille!!!

  • Rispondi Martha 7 maggio 2012 at 21:48

    <3
    Ti ho conosciuta solo oggi, ma questo post l’ho trovato fantasticamente vero…
    ..brava,non e’ facile ammetterlo 🙂

    • Rispondi Vale 8 maggio 2012 at 0:33

      Grazie mille, Martha! In effetti non è facile ammetterlo, ma quando te ne rendi conto hai solo voglia di chiedere scusa…:-)! Ciao!

  • Rispondi Anonymous 5 giugno 2012 at 14:22

    Ciao Vale,
    io ti ho conosciuta un po’ prima e un po’ dopo.. posso dirti solo complimenti.
    ti capisco in tutto.. io provo la stessa cosa!
    posso dire che secondo me sei brava a fare tutto.
    poche riescono a chiedere scusa.. veramente complimenti!
    A presto
    Cristina

    • Rispondi Vale 5 giugno 2012 at 15:05

      Ciao Cri!
      Grazie mille…magari fossi brava a fare tutto…anzi, ci sono alcuni giorni in cui mi sento a pezzi da mille punti di vista. Ma poi c’è LEI (e lui, anche, eh, ovviamente…) che mi sorride, e tutto (o quasi) passa.
      Sono contenta che tu mi legga!

  • Rispondi towritedown 3 luglio 2012 at 22:51

    Questo tuo post è il mio preferito.
    Nella mia testa l’ho scritto tante volte.
    Anche i miei gatti, del resto, erano due: cambiavo solo di poco la parte finale: un bimbo e non una bimba. Sempre del 2009.

    Grazia

    • Rispondi Vale 3 luglio 2012 at 23:01

      …e sai che questo post è stato quello che mi ha fatto tornare davvero la voglia di scrivere, e di curare il blog? Tutto è nato da qua, in fondo. Sono contenta che ti piaccia! ciao Grazia!

  • Rispondi norma jane 19 agosto 2012 at 11:57

    bellissimo.

  • Rispondi verdeacqua 4 settembre 2012 at 13:17

    ed ecco che mi commuovo, perchè anch’io dovrei chiedere scusa…

  • Rispondi lollamamma 7 settembre 2012 at 12:06

    Idem… quella che faceva le 19 in ufficio..ora alle 17 massimo corre per prendere un treno che la riporterà a fare la mamma…

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 novembre 2012 at 14:18

      sì, fra l’altro io a volte facevo anche le 20 in ufficio ma con una marea di pause…

  • Rispondi La mia vita semplice 13 settembre 2012 at 13:25

    Mi piacerebbe far leggere questo post ad alcune mie ex colleghe di lavoro…
    hai reso perfettamente il senso del prima e del dopo.

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 2 novembre 2012 at 14:19

      …In effetti io questo post l’ho scritto proprio osservando una collega che mi ha ricordato tantissimo la me stessa di una volta! 🙂

  • Rispondi Loredana Gasparri 2 novembre 2012 at 12:52

    Bellissimo post! Com’è stato chiederti scusa?

  • Rispondi Natalia 24 gennaio 2013 at 17:22

    BRAVA! TI LEGGO CON PIACERE

  • Rispondi Parola di Laura 12 marzo 2013 at 13:03

    bellissimo post!

  • Rispondi Mamma Avvocato 24 giugno 2013 at 14:45

    Bellissimo post e grandi verità..vorrei chiedere scusa anche io, per le tante volte che ho giudicato con superficialità altre donne come svogliate perché ad un certo punto dovevano dire basta e pensare ai loro figli…ora mi pongo il problema sempre, anche quando si tratta di andare la domenica a fare spese (queste commesse, avranno figlia casa che li aspettano?) e mi vergogno…questo post andrebbe stampato e appeso in studio, in ufficio, negli open space..

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 24 giugno 2013 at 16:45

      In effetti anche io da un po’ di tempo, la domenica, quando vedo qualcuno che lavora, faccio lo stesso tuo ragionamento…Bisognerebbe essere tutti più tolleranti e disposti a mettersi nei panni degli altri: io all’epoca – purtroppo – pensavo solo a me stessa.
      Ciao!

  • Rispondi ero Lucy 16 luglio 2013 at 19:25

    Ti conosco oggi, e questo post e’ meraviglioso. E a proposito di quello odierno, auguri! 🙂

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 17 luglio 2013 at 0:11

      Io ti conoscevo già! Bello che tu sia passata da qua! Grazie mille degli auguri!!! 🙂

  • Rispondi Pixel, Monsters&Co. 10 novembre 2013 at 23:57

    e pensare che io vorrei tanto un lavoro, e invece tutti intorno a me pensano che dovrei mettermi a fare figli… (non è assolutamente una critica, ma mi rendo conto di quanto sia tutto inesorabilmente relativo !!! sobh )

    • Rispondi Vale - Bellezza Rara 11 novembre 2013 at 11:27

      Hai ragione, è tutto relativo, ma secondo me non dovrebbe mai essere uno il sostituto dell’altro: cioè, la maternità non dovrebbe essere il sostituto del lavoro…Ti faccio un enorme in bocca al lupo!!! Ciao! Vale.

    Lascia una Risposta