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Stay focused

27 marzo 2012
Premessa: potrebbe essere colpa dell’età, o dell’uso accanito di smartphone/tablet/laptop. Ma a me piace pensare che sia invece successo tutto con la nascita di Guia.
Mi spiego: una volta, nell’epoca single, avevo un cervello che funzionava bene. Ma soprattutto, sapevo concentrarmi. Quando avevo di fronte la spiegazione di un concetto difficile, o un file excel pieno di numeri, o una lezione di economia politica all’università, mi piaceva dire a me stessa “stay focused”, e “afferrare” il pensiero che mi stavano spiegando senza mai mollarlo.
Al liceo mi piaceva persino studiare i teoremi (amavo molto il teorema di Lagrange, perché portava il nome del centro commerciale dove andavamo quando marinavamo la scuola), e ciò che più mi esaltava era il partire da un qualcosa che apparentemente non aveva spiegazioni, passare attraverso valli e montagne di numeri e parole, per poi arrivare a quel meraviglioso CVD.
Bene. Da quando sono diventata mamma questo non succede più. O, se succede, mi richiede uno sforzo che nemmeno la maratona di New York.
La scorsa settimana ero seduta in riunione davanti al mio capo, che stava ragionando con me su volumi venduti, previsioni, quintali, ecc. Ho scritto “stava ragionando con me” perché è l’espressione che ha usato lui: mi ha detto “Vale, ragioniamo insieme sui dati del prodotto X?”.
Ecco. Lo ammetto. Io non ho ragionato. Io ho rincorso affannosamente i suoi pensieri. Lui parlava, e gesticolava, e io guardavo le sue mani muoversi e giuro che ad un certo punto mi è sembrato di VISUALIZZARE i numeri che mi si muovevano davanti, con me che cercavo disperatamente di afferrarli.
Lui era un giocoliere bravissimo, io la bimba di 5 anni che si chiede “ma come farà???”.
Amo spiegare questo fenomeno con una balla scientifica del tipo “probabilmente il parto è stato un avvenimento talmente dirompente nella mia vita che il cervello mi si è modificato”.
Ma so che non è così. La verità è che io non sono più programmata per “stay focused”. Perché non posso permettermelo. Perché mentre il mio collega presenta gli straordinari risultati di quella magnifica presentazione, io, certo, lo ascolto ma penso anche “CosacucinostaseraperGuia?/Hochiamatoilpediatra?/Comprabody36mesi/Chiamababysitterpersabatosera”, e 100.000 altre cose. La mia mente è così scissa fra i miei due lavori che anche il mio quaderno ha due colonne (sono io a disegnare certosinamente la linea centrale su ogni foglio): a sinistra gli appunti della manager, a destra gli appunti della mamma.
E non ci posso fare niente: non riesco nemmeno a ricordare quante volte sono entrata in riunione negli ultimi 2 anni dicendo a me stessa “Bene, Vale, pensa al tuo lavoro, ok? Fuori è tutto a posto, Guia sta bene, e ora tu devi solo pensare al tuo lavoro”, per poi trovarmi a ragionare come una forsennata su come far mangiare cibi sani a mia figlia, mentre intorno a me un offuscato gruppo di facce e corpi emetteva suoni indistinti che ricordavano qualcosa di vagamente familiare tipo una riunione.
La mia amica Anna dice che noi donne siamo fatte per essere multitasking perché da sempre dobbiamo occuparci contemporaneamente di più figli, della cucina, della casa, ecc., mentre l’uomo, fin dall’antichità, si deve concentrare sulla preda, per cacciarla.
So solo che qualche sera fa il mio compagno, con aria molto tenera, mi ha detto “Sai, amore, oggi all’ora di pranzo ero in ufficio e all’improvviso ho pensato: ma io ho una figlia!!! E dopo la vedo a casa! Che bello!”.
Ecco. Sarò meno romantica e probabilmente mi occuperò di dettagli più materiali tipo cacche/pappe/supposte, ma devo urgentemente spiegargli che io, all’ora di pranzo, a mia figlia ho già pensato dalle 40 alle 50 volte.
DISCLAIMER per il capo giocoliere e per i colleghi (o excapi) che potrebbero leggere questo post: ovviamente compenso questa mancanza di concentrazione con visione prospettica, problem solving, capacità, appunto, di portare a termini vari compiti nello stesso momento, ecc. ecc…ovviamente.



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2 Commenti

  • Rispondi Carlotta G. 13 agosto 2012 at 21:46

    Beh, ecco. Ho scoperto da pochissimi giorni il tuo blog e sto facendo un po’ di zapping nella lettura. Mi ha colpito molto questo post, perche’ avrei potuto scriverlo io. E non avrei potuto esprimere meglio quello che letteralmente mi frulla per la testa da quando mio figlio e’ nato. Sempre stata concentratissima, capacita’ di eliminare dalla testa tutte le distrazioni non ammesse altissima. Dopo nove mesi, tutto azzerato. Pensavo passasse col tempo, davo la colpa agli ormoni, all’inattività lavorativa protratta per un po’ di mesi. Non e’ passato un bel niente, anzi. Mi sono presa l’anno sabbatico dal lavoro, ma temo che da questo punto di vista non sarà affatto risolutivo! Carlotta G. http://lavitaamodomio.style.it

    • Rispondi Vale 14 agosto 2012 at 5:50

      Ciao Carlotta, anche io sto leggendo il tuo blog, e mi ritrovo in moltissimi punti, a partire dalla biografia in homepage, soprattutto quando scrivi “Per quanto ancora sarei riuscita a sopportare quella totale mancanza di tempo e spazio per me stessa? Per coltivare le mie passioni, cercare di crescere come persona, diventare migliore per me, per i miei cari e le persone con cui lavoravo? – Che madre avrebbe avuto accanto mio figlio, vedendomi sempre rincasare stremata, col solo desiderio di dormire, quando giustamente richiedeva cura, affetto e attenzione?”
      Sono proprio alcuni degli interrogativi che mi hanno spinta a lasciare il lavoro qualche tempo fa. Avevo pensato anche io all’anno sabbatico, ma poi alla fine, per mille ragioni, ho optato per una soluzione un po’ più definitiva…Felice di averti scoperta, mi sa che avremo modo di confrontarci ancora! 🙂 Vale.

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