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L’effervescente brioschi e le domande pesanti

15 marzo 2012
Sono reduce da una chiacchierata con un collega giovane, molto più giovane di me, che mi ha raccontato i suoi sogni e la sua realtà. Mi ha detto una frase molto lucida e cristallina: questa non è la mia strada.
Come è naturale, gli ho dato qualche consiglio da nonnina che ha già da tempo capito qual è la sua strada.
…E sono uscita dall’ufficio per andare in riunione pensando “ah, certo: e la tua, di strada, l’hai mai intravista?”.
La realtà è che io sulle strade ci sono sempre finita, invece di sceglierle, e questo mi è successo in modo così sistematico che forse, alla fine, direi che ho scelto di non scegliere. O meglio, di farmi trasportare.
Devo dire che in questo mio giochino sono stata anche fortunata, perché ho incontrato (quasi) sempre persone e aziende disponibili se non a capirmi, a mettere in evidenza i miei talenti e quindi a somministrarmi quella droga che sono le soddisfazioni che mi hanno sempre sostenuta, giorno dopo giorno.
Ma la domanda che rimane, e che mi accompagna praticamente ogni sera quando spengo la luce, è “quindi, dicevamo: è questa la tua strada?”.
Come caspita si fa a capire come costruire il proprio futuro, soprattutto appena usciti dall’università, o peggio, appena usciti dalle superiori? E c’è qualcuno che può dire con serenità di avere scelto bene e di essere felice per questo?
Io non lo so.
Come si fa, a 19 anni, a dire “faccio economia perché voglio lavorare in un’azienda e fare marketing”, se non si è mai vista un’azienda?
Io ho scelto economia perché il vicepreside del mio liceo, ad una riunione di orientamento, ci disse “per fare i giornalisti vi conviene fare economia, perché solo così capirete la realtà”. Ovviamente ho molto capito la realtà e poco fatto la giornalista (mai).
Forse solo chi ha sempre avuto una fortissima passione ha poi scelto la strada giusta. Ma forse no.
Forse è molto più facile concentrarsi quotidianamente sui piccoli dettagli, nel bene e nel male, piuttosto che sulle domande che ti smuovono il cuore e la pancia. Forse è molto più rasserenante prendere l’effervescente brioschi e mandare giù le domande “pesanti” piuttosto che mettersi in ascolto di se stessi.
Forse è più semplice sognare ogni giorno quel favoloso pranzo luculliano, pieno di portate meravigliose alla vista e al gusto, ma rimandarlo quotidianamente con la scusa del “da domani giuro ci penso”, e cibarsi di piccoli piatti dal sapore così così e farseli andare bene.
Ma forse, poi, alla fine, l’unica cosa che bisognerebbe pensare è che l’effervescente brioschi, a lungo andare, ti rovina lo stomaco.

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