colazione Erasmus famiglia Obidos Portogallo

Le più belle colazioni – 1

4 aprile 2011
Eravamo a Obidos, credo. Sì, direi che al 99% eravamo lì: il mio papà, la mia mamma ed io. Probabilmente negli album di foto che hanno loro c’è ancora una foto di noi tre che facciamo colazione sul tetto dell’hotel, con la piscina vicino. E’ passato tanto tempo, ma ho ancora addosso la sensazione del sole tiepido di quel mattino di giugno in Portogallo. Quel sole che ti scalda, ma non troppo, le ossa affaticate. Un po’ come il sole di agosto 2000, quando dopo aver lavorato da Giancarlo andavamo a fare colazione e poi a dormire. Alle 8.
Quel mattino a Obidos ero devastata dalla stanchezza. Due giorni prima i miei genitori erano arrivati a Lisbona per fare un giro per il Portogallo, durante il mio erasmus. Ecco, sarei stata la figlia perfetta, se proprio la sera del loro arrivo non ci fosse stata la festa di fine anno scolastico in un locale all’Expo. Mi ero ripromessa di non fare tardi: alle 6 del mattino ero in spiaggia al Guincho a parlare nel solito porto-ispano-inglese con un po’ di gente. E alle 8 avevo appuntamento con i miei, al loro hotel, per partire. Ovviamente non dormii. Arrivai da loro senza nemmeno l’intenzione di fingere: probabilmente non comunicai l’esatto orario di ritorno a casa, ma la mia faccia raccontava già abbastanza.
Non riuscii a non guidare, e forse quelli furono i chilometri più difficili della mia vita. In qualche modo arrivammo a Cascais, e dopo a Obidos. Ebbi anche l’allucinazione, poi rivelatasi reale, di vedere e parlare con il mio professore di marketing, seduto su un muretto proprio vicino all’hotel. Penso fosse lì per un seminario di qualcosa. Sul momento, giuro, pensai ad una visione.
La sera mangiammo in un posto molto carino, bene come si mangia solo (quasi) in Portogallo, e con i miei che si facevano grandi risate davanti alle mie occhiaie. Quello che li avrebbe innervositi a Torino, li faceva sorridere nel MIO mondo. Buffo. E bello.
La mattina dopo per me rappresenta da anni la colazione per eccellenza. Perchè ero felice. Ero con loro nel mio paradiso. Stavo scoprendo con loro posti meravigliosi, e in più mi stavo rivelando per come ero diventata in quei mesi: adulta forse no, ma più grande. E più serena.
Di quel tavolo mi ricordo la spremuta d’arancia, il pane e il sole. E i jacarandas in fiore.

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