figli

    Staff meeting

    29 settembre 2017

    IMG_0099Tre anni fa, stufa di avere muscoli baby pensionati, cominciai ad andare in palestra. Sapevo che non sarei mai riuscita ad andare normalmente, sapevo di avere bisogno di un appuntamento fisso e quindi contattai un personal trainer. Andai forse cinque volte, cinque volte prima delle quali cercavo di inventarmi qualsiasi scusa per non andare, durante le quali volevo solo morire ma DOPO le quali mi sentivo la donna più felice del mondo (la doccia dopo lo sport è una droga, l’ho scoperto a trentasette anni).

    Nel frattempo erano mesi (diciamo anni) che io ed Emiliano provavamo ad avere Benedetta, che, demonio com’è, non voleva saperne di arrivare. Il mio amato ginecologo mi aveva detto «Aspettiamo fino a dicembre, se a dicembre non arriva cerchiamo di capire il perché».
    Una mattina di fine novembre, il giorno prima di andare in palestra per la sesta o settima volta, scoprii di essere incinta.

    Ora, io so cos’è successo. Me li vedo tutti i miei organi allo staff meeting in un grigio lunedì di fine ottobre, tutti con la faccia preoccupata, attorno a un tavolo, e mi immagino il cuore che dice «Scusate se vi ho convocati così presto stamattina ma abbiamo un problema. Questa pazza si è messa in mente di andare in palestra. Sono devastato».
    I muscoli delle gambe, stravaccati sulle sedie, ansimanti: «Non ce la facciamo più. Davvero, sono diciassette anni che non facciamo nulla se non schiacciare i pedali della macchina. Non è giusto».
    I polmoni: «Eravamo felici, aveva smesso di fumare. Ma questo è troppo, davvero».
    Gli addominali dormivano con la testa sul tavolo, distrutti.
    I bicipiti e i dorsali erano appena nati, non sapevano ancora parlare.
    Il cervello e il cuore ascoltarono tutti, poi dissero «Sì ma come possiamo fare?».
    Il femore si alzò in piedi e urlò, pieno di entusiasmo: «Potrei rompermi!», ma il cervello lo zittì subito: «Ha trentasette anni, non ottanta».
    Ci fu un attimo di pausa, poi a un certo punto si voltarono tutti verso di loro, che erano rimaste tutto il tempo silenziose mezze nascoste sotto il tavolo.
    «Cosa volete da noi?» disse l’ovaio destro, con tono minaccioso.
    «Abbiamo trentasette anni, dai, pensavamo di chiudere fra un po’» aggiunse il sinistro.
    Il cuore cominciò a sorridere e guardando il cervello disse «Ma certo! Perché non ci abbiamo pensato prima?», e così tutti gli altri organi, felici ed esaltati.
    «Voi siete completamente deficienti» mormorò l’utero.
    «Ne hai contenuta una di bambina, puoi contenerne un’altra, non rompere le palle. Nove mesi e via, dai. Poi torni magro. Almeno, credo» gli rispose il polmone destro.
    «Pensa a me che sarò tutto schiacciato qua dentro e fra qualche mese dovrò farle fare dei rutti da cavernicolo» borbottò lo stomaco.
    «Non possiamo sopportare una vita in palestra. Meglio una gravidanza, credimi» disse il cervello.
    La misero ai voti, vinsero, e quella mattina di fine novembre mandai un sms al personal trainer tutta felice di aver trovato una scusa per non andare mai più.

    Nove mesi dopo tutti insieme abbiamo partorito un piccolo demonio biondo.

    Ecco, niente, tutto questo per dire che ho ricominciato finalmente ad andare in palestra, è bellissimo, sono molto felice ma ogni volta che entro spero che questa volta il mio corpo sia troppo impegnato a faticare e a sudare per organizzare uno staff meeting come quello di tre anni fa.

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