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    I nuovi uomini

    19 settembre 2016

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    Pensavo, l’altro giorno, agli uomini che vedo in giro. A quelli con i quali parlo, con i quali mi confronto, che vedo nella loro veste di papà e di mariti e compagni. E pensavo che o sono fortunata io oppure qualcosa davvero sta cambiando.

    Sì, lo so, i fatti capitati negli ultimi mesi, anzi, i fatti che capitano quotidianamente non danno molta speranza alle donne. Figuriamoci quanta speranza possono dare a una che ha due figlie femmine. C’è ancora tanto lavoro da fare, c’è da cambiare la mentalità delle persone, c’è da lavorare con le nostre figlie e i nostri figli in modo che crescano consapevoli di avere gli stessi diritti, ci sono leggi da creare per fare sì che la mentalità cambi più in fretta (perché è anche promulgando leggi che si crea la normalità dei diritti), c’è da convincere una enorme parte della società che una donna deve essere libera in ogni ambito della sua vita, che sia il sesso, il lavoro, il divertimento, la famiglia, e mille altri.
    C’è da far capire agli uomini, in particolare, che i figli non sono cose di mamma, come ho sentito dire un po’ di tempo fa, ma sono di entrambi i genitori, dal giocare la sera sul tappeto al cambiare i pannolini al preparare il pranzo.

    C’è molto da fare, è vero. Però io mi ricordo quando ero piccola. Mi ricordo che i papà non facevano nulla in casa. Mi ricordo che noi – io e tutti i miei coetanei – eravamo davvero cose di mamma, era la mamma che ci vestiva ci nutriva ci aiutava nei compiti ci sgridava ci consolava ci metteva a letto e veniva da noi di notte se facevamo un brutto sogno. Il papà era lì, figura importante e imponente, persona in grado di decidere sulle grandi questioni e di coccolare un po’ la sera e un po’ di più in vacanza.
    «Se non la smetti lo dico a papà», sentivo dire in altre case, non la mia.
    Io mi ricordo le feste la domenica e le mamme con i bimbi piccoli sempre in braccio che parlavano tra loro fra un biberon una tetta e una pappina, e i loro mariti seduti tranquilli al tavolo, a fumare e ridere e scherzare.
    Io mi ricordo bene i papà che la sera arrivavano stanchi dal lavoro e si sedevano davanti al piatto di pasta, peccato che però anche le loro mogli avessero lavorato tutto il giorno in ufficio o in negozio o a scuola, solo che andava così, le mamme avevano due lavori, non uno.
    Io mi ricordo le coccole che noi bambini e bambine abbiamo avuto a piccole dosi, perché i papà teneri, i papà dolci e comprensivi erano un’eccezione, e in TV andava di moda l’uomo che non deve chiedere mai, altro che tenerezza.

    Io mi ricordo bene questi uomini, che non erano uomini cattivi ma semplicemente uomini nati e cresciuti in un’altra società, una società vecchia rispetto a quella di oggi, e vedo gli uomini – sicuramente solo una parte degli uomini – di oggi, e a volte mi si riempie il cuore di gioia. Perché è vero, il lavoro in casa non è ancora diviso al 50% fra marito e moglie, ci sono ancora troppi uomini che pensano che la moglie sia un oggetto da possedere, ci sono ancora uomini identici ai papà della mia epoca, ma c’è anche altro.

    Sabato eravamo a una festa, io ho chiacchierato tutto il tempo con le mie amiche, e lui era a far camminare Benedetta ovunque, poi a un certo punto lei aveva sonno e lui è tornato a casa, le ha dato da mangiare e l’ha messa a letto. Io ho continuato a chiacchierare.
    Niente di trascendentale, lo so. Ma le nostre mamme – la maggioranza delle nostre mamme – non se lo sarebbero mai potuto permettere.

    E così tanti altri papà che vedo, che non sono papà ma sono genitori come le loro compagne, sanno fare tutto, fanno tutto, e stringono e abbracciano e sfiniscono di baci le loro figlie e i loro figli.

    Si dice che si debbano elogiare molto i bambini quando fanno qualcosa di buono, piuttosto che concentrarsi solo sui comportamenti sbagliati. Allora forse anche con una società si può fare la stessa cosa. C’è ancora tantissimo da fare, abbiamo una strada enorme da percorrere, le nostre figlie dovranno essere determinate e salde sulle loro gambe, ma un piccolo pezzo di quella strada l’abbiamo già percorso. L’hanno percorso le nostre mamme, silenziose ma tenaci, l’hanno percorso alcuni nostri papà, l’hanno percorso i politici che si sono battuti per i diritti delle donne dagli anni ’60 a oggi ma che tendiamo a dimenticare, un po’ perché quando un diritto è acquisito spesso non si pensa alle lotte che si sono fatte per ottenerlo e un po’ perché adesso va di moda pensare che la politica, anche quella fatta bene con il cuore e il coraggio, sia inutile.
    Stiamo percorrendo quella strada, con difficoltà ma con piccoli passi ogni giorno, noi donne e uomini nati in un’epoca in cui i figli erano solo cose di mamme. 

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