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    È facile far ridere un bambino

    8 febbraio 2016

    È facile far ridere un bambino

    È facile far ridere un bambino. È facile giocare a nascondino, al castello delle principesse o al supermarket. È facile fargli il solletico fino a togliergli il respiro, raccontargli di castelli incantati, orchi e regine cattive, tenerlo in braccio e riempirlo di baci.
    È facile prenderlo per mano e andare con lui in quella terra in cui tutto è gioco, tutto è nuvole di panna e prati verdi, e tenere la sua mano stretta, correndo come pazzi.

    È facile far ridere un bambino.

    Difficile è farlo piangere. Dirgli cose che capirà a malapena, in nome dell’educazione che hai deciso anni fa di dargli.
    Difficile è vincere la tentazione di buttarsi con lui sul tappeto e abbracciarlo stretto, restare fermi e dritti, perché deve imparare. Perché ciò che ha fatto non va bene, perché c’è un momento in cui a un bambino bisogna parlare con voce chiara.
    Difficile raccontare a un bambino che nella sua vita non tutto è gioco. Difficile sopportare le sue lacrime, il suo sguardo di rimprovero, i suoi occhi che implorano sorrisi. Difficile cancellare la paura che ti odi, anche se solo per un minuto.
    Difficile e contro natura è veder andare in camera tuo figlio triste perché hai deciso di dargli dei limiti, un quadro che non dovrebbe oltrepassare. Difficile è resistere alla tentazione di fermarlo, stringerlo forte e dirgli che in realtà lo amerai sempre, qualsiasi cosa faccia.

    Facile è far ridere un bambino. Difficile fare il genitore.

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