figli

    Flamenco

    29 aprile 2016
    FlamencoStavo facendo addormentare la piccola, il sole era ancora alto perché qua al Nord i giorni non finiscono mai, l’iphone cantava la ninna nanna di Brahms con la voce di Céline Dion, e a un certo punto ho sentito rumore di tacchi sul pavimento.
    Lui non c’è, allora ho tirato fuori la testa dalla stanza e ho chiesto al corridoio vuoto «Guia, tutto bene?»
    «Sì sì» mi ha risposto lei, con quel sottofondo di tacchi.
    Qualche minuto dopo sono arrivata in sala, c’era la tavola apparecchiata, cinque candele fra i nostri due piatti e lei, in piedi, con l’abito da flamenco e le scarpe, anche quelle da flamenco, ai piedi.
    «Mi sono vestita elegante per la nostra cena».
    Ha appoggiato la borsetta glitterata al divano, ci siamo sedute, le ho servito la pastina in brodo, abbiamo mangiato, abbiamo chiacchierato, ci siamo guardate in silenzio come quelle coppie che stanno insieme da trent’anni, poi ci siamo alzate, lei è corsa ad accendere la tv e io ho riportato i piatti in cucina.
    Com’è difficile raccontarsi l’amore, com’è facile far parlare i silenzi e le candele accese e il rumore di tacchi sul pavimento.
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