amore passato storie

    Tanto poi passa

    27 giugno 2017

    IMG_9577Tutto è partito dalla dieta. Sono a dieta, io ovviamente riesco a fare solo le diete last minute, quelle diete che prevedono un sedano e una carota ogni ventitré giorni, quelle diete che insomma posso mandare a quel paese dopo sei ore dalla prima colazione (a base di niente) perché tanto da domani vado a correre tutti i giorni (poi non vado a correre e penso che dal giorno dopo mi metterò di nuovo a dieta, amo gli status quo).
    Mi sono venute in mente tutte quelle volte in cui sono stata lasciata, quei momenti tragici e allo stesso tempo magici in cui non avevo tempo né cuore per pensare al cibo e quindi mi nutrivo di lacrime e disperazione e poi però a un certo punto il sole tornava a spuntare ogni mattina, il mondo tornava a essere colorato e io mi ritrovavo sì con un fidanzato di meno ma anche con qualche chilo in meno e capivo che la vita sarebbe stata piacevole e vivibile lo stesso senza entrambe le cose, e magari senza quel fidanzato sarebbe stata anche molto ma molto più bella.
    Mi sono tornati in mente tutti quegli amici che mi sono stati accanto, quelle poverette e quei poveretti che si sono sorbiti i miei pianti e i miei racconti, le mie attente esegesi di messaggi, mail e frasi su Messenger (non quello di FB, quello di Microsoft con gli omini azzurri che sembravano birilli), quelle domande tipo «Mi ha salutata dicendomi Ciao Vali e non Ciao Vale, secondo te è perché vuole tornare da me, vero?», o le serate in cui dicevo «Andiamo in quel locale nuovo? Dai dai dai, cambiamo ogni tanto! Andiamo sempre nei soliti posti, siamo noiosi, bisogna essere curiosi, stay hungry, stay…»
    «Nel locale nuovo c’è Tizio, vero?»
    «…»
    …e ogni volta venivano con me, con tutto quello che poteva succedere (normalmente niente: Tizio era con la sua nuova fidanzata e io facevo finta di divertirmi e dicevo a tutti «Sto bene, sto bene!»).
    Ho pensato che stare accanto a qualcuno che viene lasciato è un mestiere difficile, e più passano gli anni, arrivano i figli, più insomma il concetto di tutta la vita davanti si accorcia e la sensazione di fallimento si allarga, più trovare le parole giuste per chi perde l’amore si avvicina all’impossibile.
    Avevo fra i venti e i trent’anni e odiavo quando amiche e amici mi dicevano «Tanto poi passa», perché non volevo che il mio dolore passasse. Io volevo che lui tornasse. E volevo che tutti mi dicessero «Tanto poi torna». Chi se ne frega se un giorno starò bene ma sarò senza di lui. Per fortuna ho splendidi amici e nessuno ha (quasi) mai cercato di accontentarmi inventando balle. E per fortuna poi la vita mi ha sempre fatto capire che senza Tizio o Caio in realtà stavo benissimo, molto meglio di prima.
    Non so perché ho scritto tutta questa cosa, è partito tutto dal pranzo striminzito che ho appena fatto, evidentemente il sedano aiuta a far volare i pensieri.
    Aiutare chi soffre non è facile. Pensi di avere sempre le parole giuste per ogni evenienza e poi sai che non riuscirai mai a trovare QUELLE GIUSTE.
    Non dico mai «Tanto poi passa», questo no. Anche se poi passa sempre. Eccome se passa. E quando passa, quando alzi gli occhi e vedi che la vita è colorata, molto più colorata di quanto avessi mai potuto immaginare, magari a volte capisci anche che è più colorata proprio perché qualcuno si era messo fra te e il sole e aveva deciso di non lasciar più passare la luce e di chiuderti in un mondo buio.
    Tanto poi passa.
    Ma io non l’ho mai detto, giuro.

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