Senza categoria

    L’alfabeto dei primi giorni

    30 agosto 2015

    Alfabeto

    A di AIUTO: l’importante è chiederlo. Un neonato si fa in due, ma quei due a volte non bastano, e soprattutto quei due a volte sono troppo stanchi anche solo per riuscire a tenerlo in braccio. Nonni, parenti, amici e conoscenti: un piccolo aiuto si può e si deve chiedere a chiunque.

    B di BIRRA: quando l’ostetrica lussemburghese mi ha detto che per avere più latte avrei dovuto bere birra, ho pensato «Quanto amo le ostetriche del nord». Quando ha aggiunto senza alcol, l’ho amata un po’ meno. Però ecco, diciamo che mi basta il sapore della birra, anche analcolica, per sentirmi un po’ più allegra.

    C di COLICHE: non è sicuro che arrivino, ma – se arrivano – di sicuro dopo un mese o due se ne vanno. Come ho pensato qualche notte fa: ho fatto le 6 del mattino tante volte in giro per Torino, perché non dovrei farle con mia figlia urlante in braccio? (osservare le mie occhiaie nella foto, prego)

    D di DOMANI: domani andrà meglio. È il mio mantra. In effetti non è sempre così – domani può andare anche molto peggio – ma in generale, i primi mesi di un neonato sono tutto un miglioramento. Basti pensare che pian piano arrivano: i sorrisi, le carezze, i baci, le parole.

    E di ESAME: capita di sentirsi sotto esame. Anche se magari amici parenti e conoscenti non vorranno davvero sottoporti a un esame, succede di sentirsi valutata nel modo di essere mamma. Ecco, un secondo dopo bisognerebbe pensare «E chi se ne frega dei loro voti». Anche a costo di rispondere male a qualcuno.

    F di FACILE: non è facile, non lo è stato per nessuno (non crederci se qualcuno te lo dice). Ma tutti ce l’hanno fatta. Ce la si fa.

    G di GIOIA: quando mi hanno detto «Ancora una spinta e ci siamo». La gioia del dolore che scompare, di una vita che nasce, del renderti conto che quella vita era dentro di te e sarà sempre parte di te. Insomma, tutte quelle cose ovvie e straordinarie che fanno parte del dare alla luce un bambino.

    H di HOGG: Tracy Hogg (l’autrice di “Il linguaggio segreto dei neonati”) è la mia guru. So che ci sono tante altre teorie, molte valide, ma il suo metodo E.A.S.Y. mi ha aiutata tantissimo.

    I di INSIEME: due delle mie più care amiche hanno avuto figli nel mio stesso periodo. Lorenzo è nato venti giorni prima di Benedetta, e Virginia proprio lo stesso giorno (ed è incredibile, se penso che la sua mamma ed io siamo cresciute insieme, e abbiamo sempre detto di avere lo stesso cuore). Ecco, affrontare un periodo così bizzarro e difficile insieme ad amiche che stanno provando più o meno gli stessi sentimenti, nel bene e nel male, è una benedizione. Anche se non ci si vede, anche se ci si scrive solo. Avere un confronto continuo è avere un conforto continuo (va che bel gioco di parole 😆 )

    L di LATTE: allattare naturalmente è bellissimo. Ma se qualcosa non va, se lo stress supera la soddisfazione di mamma e bambino, il latte artificiale è una soluzione. E fregatene di quella persona – perché immancabilmente arriverà – che ti dirà «Eh, peccato però!». Tu potrai sempre risponderle «Peccato che non sia tu al mio posto».

    M di MAMMA: davvero, senza la mia mamma non so come avrei potuto imparare a essere mamma.

    N di NORMALE: giuro che non lo dico perché Silvia è una mia cara amica, ma fra i libri sulla maternità che mi sono piaciuti di più c’è Guarda che è normale. Non è un manuale, non è un romanzo: è un insieme di consigli e pensieri che fanno sorridere, commuovere, emozionare. Ed è scritto benissimo.

    O di ONESTÀ: la santa puericultrice dell’ospedale mi ha detto «Quando sei stressata, sii onesta con tua figlia. Parlale. Piuttosto che urlare, piangere o trattenere la frustrazione, guardala negli occhi e dille che sei stanca, che non riuscirai a cullarla andando in giro per la casa perché ti cedono le gambe. Spiegale come stai. Ti sentirai molto meglio».

    P di PAUSA: sempre lei mi ha detto che non bisognerebbe mai lasciar piangere i neonati. Ma mi ha anche detto «C’è un solo momento in cui è meglio lasciarli piangere: se proprio capisci che non ce la farai, se lo stress è a livelli di guardia e stai per impazzire. Allora è meglio lasciare la tua bambina in una posizione sicura e bere un tè, fumare una sigaretta, insomma, prendere cinque minuti di pausa». Io non fumo più ma confesso che ogni tanto ho la tentazione di ricominciare.

    Q di QUANDO: quando è nata Guia, la guardavo così piccola e incapace di fare qualsiasi cosa e mi chiedevo «Quando comincerà a camminare? Quando sarà capace di stringermi? Quando potremo chiacchierare insieme?», e non vedevo l’ora che questi momenti arrivassero. Ecco, quei momenti sono arrivati in un attimo. Quindi ora vorrei riuscire a godermi il presente, piuttosto che pensare al futuro.

    R di RABBIA: quando piange, quando urla e tu non capisci il motivo, quando stende braccia e gambe e diventa della consistenza di un tubo d’acciaio e non riesci a metterlo nemmeno nella sdraietta perché proprio non riesci a piegarlo, quando sembra avere fame 24 ore su 24…provi rabbia. Una rabbia condita dal senso di colpa che dopo due secondi ti investe, perché ti rendi conto che arrabbiarsi con una cosina minuscola che dipende in tutto e per tutto da te e che non ha colpe è assurdo e crudele. Ma succede, succede a tutti. E poi passa.

    S di SORRISO: no, non sta sorridendo davvero quando, dopo aver preso il latte, fa una smorfia tipo sorriso. E al massimo sta sorridendo al mio seno, non a me. Ma quando lo fa, io la amo.

    T di TETTE: se allatti naturalmente, sappilo: nessuno te le ha mai guardate né le guarderà mai con tanto amore come te le guarda tuo figlio o tua figlia.

    U di UOMO: è proprio vero che la notte appartiene agli innamorati. Lo capisco ogni volta che, di notte, vedo mio marito alzarsi per prendere in braccio Benedetta, o quando, mentre sono io sveglia, arriva e mi dice «Vai a dormire, faccio io», anche se l’indomani è lui a dover andare in ufficio, non io. Abbiamo avuto notti meravigliose da soli, ovviamente. Ma in queste notti di fatica e veglia, lo amo ancora di più.

    V di VITTORIA: non cantare mai vittoria. Non dire mai (come ho detto io qualche giorno fa) «Mia figlia dorme tutta la notte». Perché i neonati ti sentono, e dentro sogghignano e dicono «Ti faccio vedere io quanto dormo». Lei, per esempio, deve aver letto di nascosto le mie conversazioni su whatsapp, perché la notte dopo che ho scritto alla mia amica Caterina «Meno male che ha capito quando deve dormire», ha pensato di fare fiesta per ore e ore.

    Z di zzZZ-zzZZ: appena puoi, dormi. Ciao, vado a dormire.

     

  • Shining Star
    Senza categoria

    Shining Star

    I primi due giorni sono stati difficili. Mi sembrava che il latte non volesse arrivare, lei piangeva disperata e affamata e io piangevo impotente e frustrata. Mi sono decisa a chiedere aiuto a una…

    22 agosto 2015
  • Sorelle2
    figli parto Senza categoria

    Insegnami a darti la vita

    «Se non succede nulla induciamo il parto venerdì 7 agosto. Si presenti all’ospedale alle 6 del mattino». Esco dallo studio del ginecologo sotto un sole cocente, avvolta da un vento caldo al quale i lussemburghesi…

    13 agosto 2015
  • Tetti a punta
    Senza categoria

    Balliamo

    Ti abbiamo voluta, attesa, desiderata. Abbiamo avuto paura per te, davvero all’inizio, e poi invece ti abbiamo ritrovata, in quel battito e in quelle parole «Guardate, eccolo qua, c’è il battito». Era una sera…

    22 luglio 2015
  • Sete
    Senza categoria

    Sete

    Per favore, nessuno rida: io, quando ho sete, sono nostalgica. Quando ero piccola, a volte dicevo alla mia mamma «Mi sento strana e nostalgica». Poi bevevo un bicchiere d’acqua e passava tutto. È ancora così.…

    20 luglio 2015